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Recensione: Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams

Buongiorno! È giunta l’ora di rimboccarmi le maniche e scrivere sta benedetta recensione che rimando da troppo tempo. Per darmi una mossa settimana scorsa ho deciso che avrei pubblicato oggi, in occasione nientepocodimeno del Towel Day che ho scoperto cadere proprio il 25 maggio!
Qualcuno di voi forse ha già capito di che libro vi voglio parlare: Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams.

guida galattica per gli autostoppisti cover
Titolo: Guida galattica per gli autostoppisti
Titolo originale: The Hitch Hiker’s Guide to the Galaxy
Autore: Douglas Adams
Editore: Mondadori
Disponibile in italiano:
Goodreads

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati sulle carte del limite estremo e poco à la page della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo.
A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano una brillante invenzione…

 

Ebbene sì. Sono arrivata a scrivere questa recensione, anche se non sono ancora convinta che riuscirò a scrivere delle cose interessanti/sensate. Per il sensate poco male, sarei in linea con il libro. Per l’interessanti potrebbe essere più un problema. Ma, come mi ha insegnato la Guida Galattica, ‘Don’t panic.’.

Partiamo dal presupposto che da sola non credo mi sarei mai imbattuta in questo libro (o nel film) senza una spintarella. E qui potrei perdermi ore a raccontarvi di quanti elogi a questo libro ho sentito, quante citazioni buttate lì in ogni contesto nella speranza di incuriosirmi. Potrei raccontarvi della nonchalance con cui mi è stato mostrato il film, ben sapendo che non mi sarei fermata lì. Ma mi limiterò a parlarvi del libro, mentre cerco il coraggio di affrontare gli altri 4 volumi.

Fantastico, veniamo a noi. Questo libro è follia allo stato puro. Credo dovrò leggerlo almeno altre due o tre volte prima di cogliere tutto – ce la posso fare, eh – ma per il momento va bene così. Si tratta però, secondo me, di una follia superficiale, nel senso che se la prima impressione è quella di trovarci a un racconto completamente sensa senso, in realtà non è proprio così. O meglio, il non-sense la fa da padrone, ma in realtà la storia ha delle basi più solide.

Douglas Adams, nascondendosi dietro un mondo e dei personaggi immaginati e una discreta dose di humor (inglese) vuole però portarci a pensare al senso della vita e dell’universo. Lo fa in modo non convenzionale, ma lo fa. Anche le risposte che ci dà non sono decisamente quelle che ci aspettiamo – o che vorremmo sentirci dare – ma ci sono e ci spingono ancora di più a cercare di farci un’idea nostra, magari considerando aspetti cui prima non avevamo mai pensato.

In Guida Galattica per gli autostoppisti ci sono poi alcuni aspetti che mi hanno fatto allo stesso tempo sorridere e pensare. Uno tra tutti il grande computer. Per farla breve e non spoilerare troppo, nell’astronave in cui si trovano i protagonisti troviamo un computer che risponde salutando e chidendo in cosa può essere utile se qualcuno lo chiama dicendo ‘Computer’. Ora, ai giorni nostri, la cosa ci sembra normalissima, siamo abituati a Siri/Ok Google/Cortana e quindi la cosa non ci crea problemi. Calcolate però che il libro è uscito nel 1979. Non so voi che ne pensate, ma la cosa mi è rimasta piuttosto impressa. Non stento a credere che al tempo il libro fosse fantascientifico in tutto e per tutto. Ora lo è un po’ meno…

Prima di piantarla con questi deliri, volevo spendere due parole sul mio personaggio preferito in assoluto: Marvin. Marvin è un robottino maniaco depressivo che semplicemente adoro. È così triste e abbattuto in ogni occasione che non può che fare tenerezza, oltre a far spesso ridere per come esagera le situazioni.

– Non sentirti in dovere di prestarmi un po’ di considerazione, ti prego – disse Marvin con un ronzio soffocato.
– Ma come stai, robot?
– Sono molto depresso.
– Cosa ti bolle in pentola?
– Non lo so – disse Marvin. – Non uso mai le pentole.
Ford, tremando dal freddo, si accovacciò accanto al robot.
– Perché stai sdraiato a faccia in giù nella polvere? – disse.
– Perché è un ottimo modo per sentirsi ancora più disgraziati di quello che si è. Non far finta di provare desiderio di parlarmi, so che mi odii.

Piccola nota sulla traduzione. Cosciente di non parlarne mai, stavolta mi è venuto il pallino di chiedere ad una fonte di cui mi fido – e che l’ha letto sia in originale che tradotto in italiano – una delucidazione. Durante la lettura mi sono infatti ritrovata a pensare alla complessità di una traduzione piena di parole composte e inventate che hanno senso solo se unite e prese così come sono. Il verdetto è che sia stato tradotto molto bene, mantenendo il senso originale anche dei dettagli.

Un’altra cosa che era stata dimenticata era che, contro tutte le probabilità, un capodoglio era stato d’un tratto portato in vita molte miglia sopra la superficie di un pianeta alieno.
E poiché quella di stare sospese in aria non è una peculiarità delle balene, la povera creatura innocente ebbe ben poco tempo di riflettere sulla propria identità di balena, prima di accettare il fatto di non essere che un’ex-balena.
Qui di seguito riportiamo i suoi pensieri dal momento in cui la sua vita cominciò fino al momento in cui finì.
– Ah…! Cosa succede?
– Ehm, scusate, chi sono?
– Ehi?
– Perché sono qui? Qual è lo scopo della mia vita?
– Cosa intendo dire con chi sono?
– Calmati ora, controllati… oh! questa è una sensazione interessante… cos’è? È una specie di… di formicolio nel… nel… be’, immagino sia meglio cominciare a dare dei nomi alle cose, se voglio far progressi in quello che chiamerò mondo… Allora dirò che il formicolio è nello stomaco.
– Bene. Ohhh, si sta facendo molto forte. E, ehi, cos’è questo fischio che mi passa accanto a quella che chiamerò subito testa? Lo chiamerò… lo chiamerò vento! Che sia un nome adatto? Ma sì, per il momento può andare, poi gli troverò un nome migliore quando capirò a cosa serve. Dev’essere molto importante, questo vento, perché mi pare che ce ne sia un casino, qua. Ehi! Cos’è questa? Questa… la chiamerò coda, sì, coda. Ehi! La posso agitare in qua e in la! Wow!
– Wow! Che bello! Non mi pare che si ottenga gran che agitandola, ma scoprirò poi a cosa serve.
– Dunque… a questo punto sono riuscita a farmi una rappresentazione coerente delle cose, o no?
– No.
– Non importa, in fondo è eccitante dover scoprire tante cose, non vedo l’ora di scoprire altre cose, ah! sono stordita dalla voglia di scoprire…
– O dal vento?
– Ce n’è davvero moltissimo di vento, vero? E wow! Ehi! Cos’è quella cosa che mi viene incontro a tutta velocità? È così grande, uniforme, rotondeggiante che ha bisogno di un bel nome sonante come… come… come terra! Sì! Che bel nome, terra!
– Di’, saremo amici, terra?

E il resto, dopo una botta tremenda, fu silenzio.

Curiosamente, l’unica cosa che pensò il vaso di petunie cadendo fu: “Oh no, non un’altra volta!” Molte persone hanno riflettuto che se noi sapessimo esattamente perché il vaso di petunie pensò così, sapremmo molte più cose sulla natura dell’universo di quante non ne sappiamo attualmente.

Dopo questa citazione – lunghetta sì, ma che porto nel cuore – non penso di dover aggiungere altro. Vi consiglio di leggerlo? Of course. Ma siate aperti e un po’ nerd, altrimenti finirà nel dimenticatoio dopo poche pagine.
Io intanto cerco il coraggio di iniziare gli altri visto che mi hanno detto che ‘Dopo aver letto i seguiti, Guida Galattica ti sembrerà avere senso.’.


kiafirma

Recensione: Cose che non voglio dimenticare di Lara Avery

Buongiorno! Vi dirò che tutti i viaggi in treno di aprile un po’ mi mancano. Senza quelli ho decisamente meno tempo per leggere, ma posso farcela. L’ultima vittima è stata ‘Cose che non voglio dimenticare’ di Lara Avery.
cose che non voglio dimenticare cover
Titolo: Cose che non voglio dimenticare
Titolo originale: The memory book
Autore: Lara Avery
Editore: Mondadori
Disponibile in italiano:
Goodreads

“Se stai leggendo queste parole, probabilmente ti stai chiedendo chi sei. Sei me, Samantha Agatha McCoy, in un futuro non troppo lontano. Sto scrivendo queste righe per te. Dicono che la mia memoria non sarà più la stessa, che comincerò a dimenticare le cose. Per questo ti scrivo. Per ricordare.” Samantha aveva in testa un piano ben preciso. Per prima cosa vincere il campionato nazionale di dibattito, poi trasferirsi a New York e diventare un affermato avvocato per i diritti umani. E infine, ovviamente, conquistare Stuart Shah, il ragazzo di cui è pazza.

Tra lei e i suoi progetti però si mette in mezzo la rara malattia genetica di cui è affetta e che poco alla volta – così dicono i medici – le porterà via la memoria e la salute.

Ma tutto si può dire di Sammie tranne che sia una diciassettenne che si abbatte facilmente. A un destino tanto assurdo, infatti, decide di opporsi con tutte le sue forze. E lo fa nell’unico modo che conosce: scrivendo. In un diario assolutamente non convenzionale, indirizzato alla sua futura sé e ribattezzato Libro delle cose che non voglio dimenticare, inizia ad annotare tutti i momenti belli (e meno belli) della sua vita: dal riavvicinamento al suo più vecchio e caro amico ai mille modi che lui si inventa per farla ridere, al primo romanticissimo appuntamento con il suo grande amore. E poi, ancora, dalle persone che le hanno spezzato il cuore e quelle che glielo hanno “aggiustato”. Perché se davvero lei dovrà andarsene presto, almeno lo farà con la consapevolezza di aver prima assaporato tutto ciò che la vita poteva regalarle. Un romanzo tenero e delicato, una storia struggente che non abbandonerà facilmente il lettore, neanche dopo che avrà letto l’ultima pagina e riposto il libro sullo scaffale.

 

Ho preso in mano questo libro perché trovo che abbia una copertina davvero bellissima. Chi mi conosce/legge sa che sono particolarmente sensibile sul discorso copertine e, se una mi prende, non c’è trama che mi possa far desistere. Con questo è stata proprio così, anzi, tanto per cambiare la trama non l’avevo nemmeno letta. Quindi non sapevo bene cosa aspettarmi.
L’idea, la base del libro, comunque, è delineata fin dalle prime pagine.

Samantha, la protagonista, si ritrova all’improvviso a dover fare i conti con una malattia genetica – la Niemann-Pick di tipo C – che le toglierà più o meno velocemente la memoria e la capacità di muoversi autonomamente. Ma Sammie ha già grandi progetti per il suo futuro: vuole andare al college alla New York University, studiare giurisprudenza e entrare nell’ONU.
Oltre ovviamente a fare quello che fanno i ragazzi della sua età: scoprire l’amore.
Ma la malattia si mette in mezzo, accartoccia le certezze e i progetti di Sammie come fossero un foglio di carta e li calpesta. La mette di fronte all’incapacità di gestire appieno la sua vita, di essere padrona delle sue scelte e di seguire i suoi sogni.
Non è mai stata brava ad aprirsi, parla solo nei dibattiti della squadra scolastica. E quindi scrive. Inizia a tenere una specie di diario in cui racconta alla futura sè tutto quello che le sta succedendo e alcuni aneddoti dei suoi primi 17 anni di vita.

Dal diario è evidente l’avanzare della malattia. Quello che è un racconto dettagliato, schematico e coerente all’inizio, perde sempre più la sua perfezione, fino a trasformarsi in frasi sconnesse e senza senso verso la fine del libro, sopratutto durante gli attacchi di perdita di memoria di Samantha.

“Non lo so, mamma. Adesso che sto per diplomarmi, conto di essere più spontanea.”
La mamma ha aperto gli occhi ed è scoppiata a ridere.
Ho aggiunto: “Ho messo la spontaneità in calendario per martedì prossimo”.

I personaggi, protagonisti e non, soprattutto i giovani, sono secondo me molto stereotipati. Nel senso che ognuno rappresenta una figura che possiamo trovare in ogni scuola del mondo e che si porta dietro caratteristiche precise.
La secchiona asociale, quello sensibile che per nasconderlo fuma erba, quello figo e misterioso e via dicendo. Sono figure che non sono propriamente descritte nel dettaglio, ma il loro essere figure ‘di default’ ce li fa sembrare conosciuti e in un certo senso familiari.

Devo ancora effettivamente capire se mi è piaciuto questo libro. Mi spiego meglio. L’ho letto volentieri e lo consiglierei. Ci fa pensare a quello che abbiamo, alle cose che diamo per scontate ogni giorno, ma che potrebbero mancarci da un momento all’altro. Dall’altro non mi ha convinta. Trovo che l’idea di fondo dell’autrice sia molto buona, interessante e ricca di spunti, ma che non sia stata sviluppata al massimo delle sue potenzialità, anzi. Molti argomenti importanti vengono accennati, ma abbandonati senza dettagli. Prima tra tutte la malattia di Samantha, di cui non sappiamo quasi nulla alla fine, così come la sofferenza della protagonista per il fatto di vivere in montagna e quindi fuori dal mondo, l’omosessualità della sua migliore amica, l’incapacità di farsi accettare a scuola all’interno di un gruppo.
L’altra cosa che non mi ha convinta è stata la velocità della conclusione. Nel momento in cui la lettura ti prende ti ritrovi con il finale ’bomba a mano sui sentimenti’ e finisce tutto. Magari sono io che mi aspettavo qualcosa di diverso, ma ci ho trovato troppa Sammie sana che prevedeva di stare male e troppo poca Sammie che vive effettivamente questo gigantesco ostacolo che le piomba nella vita.

Credo che molte volte la gente faccia finta di divertirsi nelle foto in modo che gli altri pensino che si stanno divertendo. Bè, quella non è vista, giusto?
A volte la vita è davvero terribile. A volte ti porta una malattia strana.
Altre volte invece è davvero bella, ma mai in modo semplice.
E quando mi guarderò indietro, saprò che almeno ci ho provato.

In conclusione, quindi, trovo che sia un bel libro, ben scritto e scorrevole ma che purtroppo non mi ha convinta completamente.

E voi l’avete letto? Fatemi sapere che ne pensate 🙂

kiafirma

Teaser Tuesday #113

Buongiorno! Il teaser di oggi è tratto da un libro che ho scoperto perché qualche giorno fa è uscito il terzo della serie. Sto parlando di ‘Amore senza limite’ di Jay Cronwover, primo volume della serie Saints of Denver. Mi sta piacendo molto e mi sono resa conto che era parecchio tempo che non leggevo un libro new adult vero e proprio. Non escludo che finirò per farne indigestione nelle prossime settimane! Consigli?
teaser tuesday

Era vero. Era tutto collegato dal destino, con fili sottili che stringendosi o allentandosi potevano causare effetti sorprendenti. Più o meno come quelli che mi avevano portato lì con Zeb.
Mi fece avvicinare al muro e mi mostrò come passare l’intonaco facendo una grande W, e poi riempiendo gli spazi vuoti. Probabilmente dimostravo tutta la mia inesperienza, perché me lo spiegò un’altra volta, con precisione e con molta pazienza. Quando mi sembrò di aver capito, gli chiesi: «Qual è il tatuaggio che ti ha fatto Rowdy per ricordarti di pensare prima di agire?».
Lui allungò un braccio e indicò con il rullo una clessidra rotta che gli copriva tutto l’avambraccio. La sabbia che usciva si trasformava in mattoni che gli circondavano il polso. Poi girò il braccio e mi mostrò la gabbia rovesciata che aveva sul dorso della mano, e lo stormo di corvi neri appollaiati su un albero spoglio e anch’esso nero, sull’altro lato. «Sono tutti modi di ricordarmi come è duro essere sotto chiave mentre gli altri vanno avanti con la loro vita. Ha fatto un ottimo lavoro.»
Io annuii, e poi tornai a guardare il muro. «Ha molto talento. Sono fiera di lui. è meraviglioso che abbia trovato il modo di mantenersi facendo qualcosa che ama davvero. E poi può lasciare un segno sulle persone, migliorandole.»
«Deve essere una caratteristica di famiglia.»
Era una delle cose più dolci che mi avessero mai detto, e se non stavo attenta avrei finito per buttare a terra il rullo e saltargli addosso. Borbottai un grazie, ma rifiutai di distogliere lo sguardo dal mio compito. I miei buoni propositi erano già traballanti… un’altra gentilezza e sarebbero crollati.

7 Sayer – AMORE SENZA LIMITE di Jay Crownover

divisore dx

amore senza limite coverSayer Cole e Zeb Fuller non potrebbero essere più diversi tra loro. Lei è un tipo da country club e ristoranti esclusivi, lui ha un passato da galeotto; lei passa le sue giornate a dibattere in tribunale, lui si sporca le mani nella sua impresa edile; lei è pura seta, lui è ruvido denim. Eppure, non appena Zeb posa gli occhi su quella bionda regina di ghiaccio, decide che deve averla a qualsiasi costo. Nonostante l’evidente attrazione reciproca, Sayer però respinge ogni tentativo di seduzione, incapace di credere che un uomo così istintivo e virile possa interessarsi a una maniaca del controllo come lei. Ma quando Zeb ha bisogno della sua abilità di avvocato per sciogliere un nodo doloroso del passato, Sayer accetta di aiutarlo. E mentre lottano insieme in una battaglia che coinvolge il loro futuro e molto di più, lei capisce che solo il calore di quell’uomo potrà sciogliere la gelida gabbia che la tiene prigioniera.

kiafirma

Review Party: Le mamme ribelli non hanno paura di Giada Sundas

Buongiorno! Vi sembrerà strano vederci pubblicare di domenica, ma l’occasione di oggi lo richiede. Dieci giorni fa mi è stato infatti proposto di partecipare al Review Party dedicato al libro Le mamme ribelli non hanno paura di Giada Sundas (qui trovate l’evento Fb con tutte le recensioni). Avevo addocchiato giusto qualche giorno prima il libro, che mi aveva attirata per copertina e trama, e non ho potuto resistere ad averlo in anteprima per poi festeggiarne, insieme ad altre 22 blogger, l’uscita.
In più Garzanti ha messo in palio una copia cartacea del libro: in fondo alla recensione troverete il form da compilare entro il 22 maggio per poter partecipare all’estrazione! Fidatevi che vale la pena leggerlo 🙂

Un grazie di cuore a Garzanti e Sara di Diario di un Sogno per aver organizzato questo Review Party.

Qui di seguito trovate i nomi dei blog partecipanti, vi basterà cliccare sui nomi per andare a vedere le loro recensioni!
Diario di un Sogno | Leggendo Romance | Pretty in Pink | Milioni di particelle |Non solo libri | Chiacchiere letterarie | Il blog delle lettrici compulsive |Io resto qui a leggere | Ikigai – di libri e altre passioni | Il colore dei libri | Un libro e una tazza di tè | La sala da tè di una lettrice | Sognando dietro ai libri | Reading at tiffany’s | Le fiamme di pompei | Lo specchio dell’anima | Rosalba Ranieri | La fenice book | Book’s angels | Il confine dei libri | Reading in the T.A.R.D.I.S | Ella Gai | Amore per i libri e non solo

le mamme ribelli non hanno paura
Titolo: Le mamme ribelli non hanno paura
Autore: Giada Sundas
Editore: Garzanti
Disponibile in italiano:
Goodreads

Appena ha sentito un piccolo cuore battere dentro il suo, Giada ha cominciato a essere madre. Ma solo quando l’ha stretta tra le braccia quella vita è esistita davvero. Un attimo prima Giada era una persona, un attimo dopo un’altra e per sempre. Perché quando nasce un figlio si rinasce di nuovo. Si rinasce madri. Da quel giorno ha studiato tutti i manuali esistenti in commercio e ha ascoltato ogni consiglio. Affinché Mya, il suo dono più prezioso, fosse al sicuro, protetta, amata. Eppure non sempre tutto le veniva come era scritto in quei libri o come le avevano detto di fare. Ed è stato allora che ha capito una grande verità: che non esistono regole, leggi, dogmi imprescindibili. Il mestiere di madre si fa ogni giorno, si impara sul campo tra una ninnananna ricca di parole dolci e un rigurgito che rimane su una maglia per giorni. Tra un abbraccio che arriva inaspettato e cambia la giornata e un cartone animato che si odia perché lo si conosce ormai a memoria. Non c’è una ricetta, nessuno la conosce. Le risposte sono dentro ogni madre, sono lì, nel profondo dove risiede l’istinto. Dove vive e cresce l’amore più incondizionato che si possa provare. Dove non c’è bisogno di consultare nessuna enciclopedia per sapere cosa è giusto fare. È l’imperfezione l’unica verità. La morbidezza di un bacio sbavato, la tenerezza di un gioco improvvisato con una mollica di pane, la bellezza di un codino che non riesce a star dritto. Sono queste le magie che scaldano il cuore e fanno un figlio felice. Perché sono loro a insegnare che anche sbagliando si può volare, anzi, si vola ancora più in alto.
Giada Sundas è la mamma più famosa del web. I suoi post sulla sua esperienza di madre hanno avuto migliaia di condivisioni. Le mamme ribelli non hanno paura è il suo primo romanzo. Un debutto che partendo dalla vita parla al cuore di tutti. Un piccolo regalo a una bimba di due anni perché possa scoprire un giorno come è venuta al mondo, da quale amore, da quali errori, da quali scelte. Una storia sulla maternità, quella vera che si fa passo dopo passo, fatica dopo fatica, felicità dopo felicità.

 

Le mamme ribelli non hanno paura, come vi dicevo, è un libro che merita di essere letto. Non importa che siate già mamme, lo stiate per diventare o non ne abbiate nessuna intenzione (per il momento o per sempre).
Giada racconta con una semplicità disarmante la sua esperienza di madre, fidanzata e donna, dal momento in cui ha capito di essere incinta fino ai primi due anni di vita della piccola Mya. La rende comprensibile a tutti, anche a chi non ne sa nulla di maternità facendo divertire ed emozionare i lettori. Come vi dicevo, ho conosciuto questo libro per caso (credo da un post di Bussola su Facebook) e ho deciso che l’avrei letto appena possibile. Non so esattamente cosa mi abbia attirato – dopo ovviamente i calzini spaiati in copertina – ma non ha sicuramente deluso le mie aspettative.

Ragazzi, ho semplicemente adorato questo libro fin dalle prime pagine. Una miscela di dolcezza e ironia che ti porta a continuare a leggere. Di fatto non ci può essere quello che normalmente intendiamo per ‘azione’, ma la lettura scorre comunque decisamente veloce. Ho iniziato a ridere fino alle lacrime dalle prime pagine e le lacrime praticamente non mi hanno mai abbandonata fino a fine libro. Intervallavo momenti di commozione a momenti di ridarola. Non sono mamma, i conti con la maternità li ho fatti da figlia e da amica di mamme, ma ho ritrovato parecchie cose. Ricordi, momenti felici, momenti meno felici.

“Sono le cinque del mattino,perché non sei a letto?”
“In questa stanza qualcuno aspetta un bambino”
“Chi?”
“Facciamo l’appello e andiamo per esclusione?”
“Ma come fai a dirlo,Giada?”
“Lo so è basta”

Faccio fatica a parlare delle storie vere, narrate in prima persona. Mi toccano sicuramente più dei romanzi e mi sembra di non poterne parlare come di una inventata. Sembra in un certo modo di giudicare la vita di chi si è messo in gioco, piuttosto che il libro in sè stesso. In più non ci sono personaggi di cui poter dire ‘sembra reale’, ‘è confuso’. I protagonisti sono persone in carne ed ossa, persone che fino a poco prima dell’uscita del libro seguivamo su Facebook perché ci facevano sorridere ed emozionare con i loro post.
Giada e la sua famiglia, nel libro, sono più reali che mai, assolutamente non perfetti. Sono delle persone che potrebbero essere nostri vicini di casa, amici, ma anche noi stessi. Con le loro difficoltà a capire la vita, e le loro forza nel cercare di migliorarsi ogni giorno, per sé stessi e per chi sta loro accanto. Fregandosene spesso di pregiudizi e occhiate maligne, gioendo per ciò che hanno, pur essendo coscienti che ci sta ‘chi sta meglio’. Ignorando chi pensa di essere migliore e capendo che quella che spesso tutti mostriamo al mondo altro non è se non una facciata. Giada, in un certo senso, ci sbatte in faccia la realtà. Ci ricorda che quello che la gente mostra non è sempre quello che prova, anzi. Che dentro, e nella nostra sfera privata, tutti abbiamo delle difficoltà, ma che spesso le nascondiamo per far credere di essere migliori. O addirittura per cercare di convincere noi stessi della stessa cosa, superando così momenti difficili.

Quando iniziasti ad avere un po’ più di padronanza dei movimenti, il tuo gioco preferito divenne il dito a serramanico.
Estraevi l’indice e lo tenevi esposto per tutto il giorno, infilandolo qua e là ogni tanto, soprattutto negli occhi e nelle narici altrui, offendendoti quando non ti veniva permesso.

Giada e Moreno, in particolare, si ritrovano a fare i conti con un terzo esserino all’interno della loro bolla, della loro coppia. Sono più giovani di tanti genitori della nostra epoca, ma non si fanno spaventare. O meglio, sono spaventati, come chiunque davanti a un grosso cambiamento nella propria vita, ma cercano ogni giorno di trovare qualcosa per cui essere felici, per stare bene e superare al meglio le difficoltà.

Al quarto mese mi comparve sulla pancia una riga scura in verticale che partiva dal pube e andava fino allo stomaco. La nonna Biba, già accuratamente informata sull’evento, imbastì un monologo con la giusta terminologia scientifica esponendoci tutti i dettagli sulla concentrazione di melanina.
«Sarà tipo il meridiano di Greenwich», disse papà sedendosi sul divano accanto a me.
«Per misurarmi dividendomi a metà in due parti esatte?» risposi io.
«Esatto, così quando sarai ciccionissima, basterà che mi dica le coordinate di latitudine e longitudine e io saprò dove grattarti.»
«Mi stai dando del planisfero?»
«No, in realtà del mappamondo, ma uno di quelli carini, tipo il Clementoni che si illumina.»
«Non è una cosa carina, sai, dare del mappamondo a una donna incinta!»

Ho iniziato il libro pensando di avere tra le mani qualcosa di molto simile a Notti in bianco, baci a colazione di Bussola, un raccolta di post. E invece mi sono trovata catapultata in una storia di vita, di due ragazzi che si trovano a fare i conti con qualcosa di grande, spaventoso e bellissimo allo stesso tempo, superando ogni giorno al meglio delle loro capacità, pur vivendo momenti neri.
Ho trovato la storia della vita di una mamma, una mamma convinta di essere peggiore e diversa dalle altre mamme, ma che si rivela una forza.
Ho trovato un diario, dedicato a una bambina ancora troppo piccola per conoscerne l’esistenza, ma che non potrà che commuoversi nel momento in cui lo potrà e vorrà leggere.
Ho trovato emozioni forti, reali. Semplicità, ironia, voglia di vivere e un sacco di amore incondizionato.

Volevo dimostrarti come la tenacia e la forza di volontà a volte ripaghino gli sforzi, volevo insegnarti a non rassegnarti, a non cedere all’arrendevolezza e al pessimismo del «mai più». Ti ho voluto insegnare a non accettare la perdita se c’è una soluzione, a provarci, a impegnarti per qualcosa di importante. Alle perdite, quelle vere, decisi di pensarci più avanti, perché per quelle non c’è preparazione che tenga. Sappi che ci ho provato sempre, quando ho ritenuto che fosse opportuno, ho lottato per quello in cui ho creduto, guadagnando, a volte, la disapprovazione del mondo intero. Sappi che ho provato a fare il meglio delle mie possibilità
per bearmi della tua felicità e tremo al pensiero che, un giorno, ogni mio gesto, per te sarà sbagliato, anche se dettato dal mio cuore.

Sinceramente? Non trovo un motivo per cui non dovreste leggerlo.


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