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2017 book challenge

Recensione: 25 grammi di felicità di Massimo Vacchetta

Ciao lettori!
Oggi vi racconto di un libro diverso da quelli di cui vi parlo di solito, un libro i cui protagonisti sono gli animali. Oggi tocca a 25 grammi di felicità di Massimo Vacchetta e Antonella Tomaselli.

25 grammi di felicità cover
Titolo: 25 grammi di felicità
Autore: Massimo Vacchetta con Antonella Tomaselli
Editore: Sperling & Kupfer
Disponibile in italiano:
Goodreads

«Ma perché lo fai? Cosa ti rendono i ricci?» «Mi rendono felice.»

«Te ne potresti occupare tu per questi due giorni?» Inizia più o meno così l’amicizia tra Massimo, veterinario specializzato nei bovini, e un riccetto orfano. Il cucciolo ha pochi giorni, è tutto rosa, e ha sul dorso una corona di aculei bianchi e morbidi, un po’ scomposti. Pesa solo 25 grammi e pigola piano: ha fame, o freddo, o forse si sente solo. Un pianto tanto disperato che scalfisce la corazza di abitudini e apatia che Massimo si è costruito. È così che Ninna – sì, perché il riccetto spettinato si rivela una femmina – stravolge la sua vita con la forza della sua personalità. È curiosa e appena «annusa» novità si affaccia dal suo rifugio; è giocherellona, e si diverte a rovesciare con il naso la ciotola dell’acqua; è affettuosa e lo lecca pazza di gioia dopo una lunga assenza. Però è anche un animale selvatico e reclama la sua libertà: la gabbia le va sempre più stretta e la sua felicità è fuori nei boschi… In questo libro, Massimo Vacchetta racconta lo straordinario incontro che lo ha aiutato a uscire da un periodo buio e gli ha dato un nuovo scopo: creare un centro di recupero per i ricci, una specie minacciata dalla nostra disattenzione, e aiutare gli esemplari in difficoltà. Come Trilly l’impenitente dongiovanni, o la fragile Lisa che ha conquistato tutti con il suo sguardo, o Zoe che ha saputo resistere a ogni colpo. Animaletti feriti, maltrattati, indifesi, ma in grado di trasmettere una grande voglia di vivere.

 

25 grammi di felicità è un altro di quei libri che soggiornava da un po’ sul Kobo. Quest’estate il trucco per smaltirli è stato creare una collezione da finire entro metà settembre circa senza sgarrare con più di un libro al mese. Finora ci sto riuscendo.
Comunque, dicevo, procurato in un impeto di amore per il riccetto in copertina e poi rimasto lì.
Complice stavolta la 2017 Reading Challenge e i suoi libri azzurri e blu di questo trimestre, è arrivata la sua ora.

Non c’è molto da dire, non vi posso raccontare di come scorre bene la storia o di come siano ben costruiti i personaggi: si tratta di una storia vera.

Massimo è un veterinario di campagna che un giorno, per aiutare un amico, si trova per le mani un riccetto, poi diventato la Ninna, che pesa nemmeno 30 grammi. Una pallina di pelle rosa, aculei morbidi e spettinati, occhietti chiusi e zampine che sembrano mani. Ed è amore. Non conta che la piccola abbia bisogno di essere nutrita con una siringa ogni due ore, notte compresa, non conta che abbia bisogno di un sacco di cure tra pomate e vitamine. Quello che conta è che deve sopravvivere. E per farlo ha bisogno di Massimo.

Quella che si legge in 25 grammi di felicità è una storia d’amore spassionato e disinteressato nei confronti della natura e degli animali. E i ricci, queste piccole bestioline spinose, la fanno da padroni. Animali che contro la natura si sanno difendere forse più di altri, grazie agli aculei. Ma che contro i cambiamenti climatici – gelate dopo un periodo mite ad inizio primavera, siccità assoluta in estate – e gli umani – in particolare le macchine – possono fare molto poco.

È per questo che Massimo decide di prendersene cura e contro ogni pronostico, si butta a testa bassa nel mondo della burocrazia e riesce a dare vita ad un Centro Recupero Ricci.
Un centro in cui in ogni periodo dell’anno arrivano ricci anche da lontano, portati da qualcuno che li ha trovati troppo piccoli o feriti. E Massimo, insieme a un gruppo di fantastici volontari, fa il possibile per sopravvivere.
Il Centro Recupero Ricci ‘La Ninna’ – che prende il nome dalla prima riccetta curata – è un sogno che Massimo non sapeva di avere, ma che una volta nato è esploso in lui e gli ha permesso di ritrovare sè stesso e la gioia di vivere ogni giorno.

Oltre ad essere un libro che trasuda amore, 25 grammi di felicità è davvero pieno di curiosità su queste bestiole che mi hanno sempre affascinata. Quindi, se vi piacciono gli animali in generale, vi consiglio davvero di leggerlo. È tenero e crudo allo stesso tempo e scoprire come cresce un riccetto, come cambia, quali sono necessità di un animale di cui si parla molto poco è davvero emozionante.

Recensione: Wonder di RJ Palacio

Buongiorno. Piano piano sto sfornando le recensioni dei libri letti durante quel delirio che è stato luglio. Libri seguiti da due appunti rapidi in attesa di recensioni che fortunatamente sto riuscendo a scrivere. Stavolta tocca a Wonder di RJ Palacio.
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Titolo: Wonder
Autore: RJ Palacio
Editore: Giunti
Disponibile in italiano:
Goodreads

Wonder è la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l’anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il bellissimo racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni.

 

Wonder era in letargo sul mio Kobo da tempo immemore. Era finito lì perché mi ispirava, ma poi non mi attirava mai abbastanza da avere la meglio su altre letture. Stavolta ha vinto per due motivi: il gruppo di lettura mensile di Airals World e l’uscita, prevista per quest’autunno, del film.
Per farla breve, ho visto il trailer e ho pianto, Airals idem. Lei si è inventata il gruppo di lettura e io mi ci sono infilata.

Data questa premessa, vi confesso che mi sono trovata un po’ in difficoltà a scrivere la recensione. Non so bene il motivo, forse la particolarità del libro. Ed è questo il motivo per cui sarà piuttosto breve.

Partiamo dal fatto che mi è piaciuto molto. Non mi aspettavo una storia così, non so bene nemmeno io cosa mi aspettassi, ed è qui che probabilmente il trailer del film ha fatto il suo lavoro: incuriosirmi al punto da farmi tuffare senza esitazione il naso tra le pagine di Wonder.

So di non essere un normale ragazzino di dieci anni. Sì, insomma, faccio cose normali, naturalmente. Mangio il gelato. Vado in bicicletta. Gioco a palla. Ho l’Xbox. E cose come queste fanno di me una persona normale. Suppongo. E io mi sento normale. Voglio dire dentro.
Ma so anche che i ragazzini normali non fanno scappare via gli altri ragazzini normali fra urla e strapiti ai giardini. E so che la gente non li fissa a bocca aperta ovunque vadano.

Auggie è un ragazzino, che dopo essere cresciuto per anni nel bozzolo protetto che è la sua famiglia, si trova catapultato a scuola, nel mondo reale. Sono stati i suoi genitori a prendere questa decisione nonostante August non si sentisse totalmente pronto ad intraprendere questo nuovo capitolo della sua vita. Ed ancora non sapeva che cosa aspettarsi di preciso.
Wonder ci racconta quindi il primo anno di scuola di Auggie, raccontato da punti di vista diversi: il suo, quello della sorella, quello di amici e compagni di scuola.
Questa narrazione ci permette di cogliere tutte le sfumature della storia, ma soprattutto ci permette di conoscere una marea di emozioni. Emozioni che ci colpiscono come delle pallonate, emozioni reali, piene, quasi palpabili. Emozioni completamente diverse tra loro, a seconda di situazioni e protagonisti. La paura di Auggie, la sua gioia nel trovare degli amici, la sua soddisfazione nel riuscire a fare le cose come gli altri suoi coetanei, il suo sconforto nel vedersi sempre deriso, la sua forza di volontà che vede alti e bassi a seconda dei momenti, la sua delusione causata dal comportamento di chi credeva amico.

Filo conduttore è quella ‘cattiveria innocente’ dei bambini, quella capacità di dire qualcosa senza rendersi pienamente conto dell’effetto che può fare. Quella cattiveria, e forse purtroppo anche quella sincerità, che gli adulti non hanno o non vogliono avere. Quella che tentano di nascondere.

Un altro groviglio di emozioni contrastanti è quello che caratterizza Olivia, la sorella maggiore di Auggie. Olivia che si è sempre dimostrata fin troppo protettiva nei confronti del fratellino, Olivia che però allo stesso tempo si scopre sollevata nel momento in cui cambia scuola e nessuno la conosce e la ricollega ad Auggie e al suo viso deformato. Il tutto unito da un senso di sconforto e inferiorità dovuto alla convinzione di essere meno importante di August per i suoi genitori.

Una volta Olivia mi ha raccontato che un qualche dottore ha detto ai suoi genitori che le possibilità che qualcuno sia colpito dalla stessa combinazione di sindromi che si sono messe insieme per creare la faccia di Auggie erano una su quattro milioni. Ma questo non fa dell’universo una gigantesca lotteria, dunque? Quando nasci compri un biglietto. E dipende tutto dal caso, se è un biglietto buono o un biglietto cattivo. È solo questione di fortuna.

Ho semplicemente adorato l’analisi di queste emozioni che sembrano elementari, ma che in realtà nascondono dei piccoli adulti, delle persone con un carattere già formato, chi più e chi meno forte.
Summer che se ne frega di tutto e tutti e stringe amicizia con August, Julian che si sente superiore, ma che rischia ogni momento di ritrovarsi solo. Jack, che inizialmente ha paura, ma poi trova il coraggio anche di chiedere scusa.

È una storia che fa pensare e che fa commuovere, ma che comunque è scritta in maniera molto semplice. È un libro che vuole parlare a tutti, che può tranquillamente essere considerata una lettura dei bambini, anche se le emozioni non hanno età. È un libro che può aiutare chiunque ad affrontare la realtà, facendoci capire che, se meschinità e cattiveria non vincono mai, spesso nemmeno l’indifferenza è la soluzione migliore.


Recensione: Insegnami a vedere l’alba di Josh Sundquist

Buongiorno lettori! Sono tornata dalle ferie durante le quali, purtroppo, non ho letto tanto quanto mi ero illusa di fare.
Vorrà dire che farò meno fatica a mi rimettermi in linea con le recensioni. Il libro di cui vi parlo oggi è Insegnami a vedere l’alba di Josh Sundquist.

insegnami a vedere l'alba cover
Titolo: Insegnami a vedere l’alba
Titolo originale: Love and First Sight
Autore: Josh Sundquist
Editore: Giunti editore
Disponibile in italiano:
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Will, pur essendo cieco dalla nascita, decide di frequentare un liceo pubblico, vincendo i timori della madre iperprotettiva. Inizia così un’esilarante tragicommedia: in mensa si siede sulle gambe di un compagno, una ragazza ha una crisi di nervi convinta che lui la stia fissando… Per riparare, Will si offrirà di aiutarla a scrivere un articolo su una mostra di Van Gogh: impresa difficilissima, perché a Will mancano totalmente il concetto di prospettiva, di colore, e Cecil deve spiegargli ciò che vede evitando qualsiasi metafora visiva.
Quando a Will viene offerta la possibilità di affrontare un’operazione sperimentale che potrebbe ridargli la vista il padre, medico, cerca di dissuaderlo perché i casi di successo sono rarissimi e le ricadute psicologiche spesso pesantissime. Ma Will decide di rischiare e le conseguenze, seppur inaspettate e difficili da superare, gli rivoluzioneranno meravigliosamente la vita.

 

Avevo letto un sacco di cose belle su questo libro: occhi a cuoricino, recensioni entuasiaste e citazioni emozionanti. Beh, non posso che confermare la bellezza di questa lettura.
È un libriccino, poco più di 200 pagine, che si fa leggere tutto d’un fiato. Io purtroppo ho dovuto interrompere la lettura per due BlogTour, ma davvero non vedevo l’ora di riprenderlo in mano. Appena mi sono liberata in poco più di mezza giornata ho divorato tutta la parte che mi mancava.

Will, come si legge nella trama, è un ragazzino cieco dalla nascità che, dopo essere cresciuto tra le attenzioni dei suoi genitori, la scuola per ciechi e i campeggi estivi per ciechi decide di frequentare un liceo pubblico.
Inizialmente la storia prende quasi una piega comica tra gli errori di Will, come l’entrata nel bagno delle ragazze. Ma mi ha colpito la forza d’animo del protagonista, la sua voglia di fare da sè anche se tutti sarebbero pronti ad aiutarlo. Questo non solo a scuola, ma anche per esempio in ambito medico. Vorrebbe prendere lui le decisioni, andare non accompagnato alle visite. Lui e il suo inseparabile iPhone.

Ragazzi quante cose ho scoperto. Sapevo che in un cieco gli altri sensi si sviluppano maggiormente e ho visto ancora un cieco visitare una pagina Facebook in braille. Ma lo sapevate, per esempio, che esistono delle applicazioni che permettono di conoscere la propria posizione e il punto cardinale verso cui si è rivolti per poter ripetere dei percorsi ‘preregistrati’? Ho scoperto un sacco di cose, nella prima parte – grazie alle esperienze di Will – sulla cecità assoluta. Cose relative alle modalità di movimento e di interazione con gli altri. Nella seconda, un po’ più scientifica pur rimanendo romanzata, si vengono a sapere un sacco di cose sul recupero della vista e la percezione di luci, forme e colori.

Al di là della storia, dolce, divertente e anche romantica, è stata davvero una lettura interessante anche in questo senso.
Staccandoci un po’ da Will volevo spendere due parole sugli altri personaggi.
Gli amici che Will trova al liceo pubblico – Nick, Ion e Withford – sono davvero magnifici, secondo me. Tre persone molto in gamba, che non si spaventano davanti alle difficoltà di Will, ma lo aiutano cercando comunque di non farlo sentire inferiore o incapace.

insegnami a vedere l'alba giunti

 

E poi Cecily. Una personcina stupenda che scopriamo avere anche lei i suoi problemi a stare tra la gente, anche se totalmente differenti da quelli di Will.
Cecy, come dicevo, è stupenda. Si avvicina al nostro protagonista dapprima per un ‘incidente’, poi per necessità scolastiche, infine per volontà dei due ragazzi. Cecily si prende cura di Will, è di una tenerezza assoluta quando cerca di spiegargli la prospettiva, le forme, i colori del tramonto. Non si può non innamorarsi di lei.

[…] Mentre un impressionista non dipinge la scena così com’è, quanto piuttosto come lui la sente.”
“Cioè alterata?”
“No, non alterata. È…interpretata, rappresentata in modo diverso. Tipo una metafora. Un’imitazione impressionista della mia voce, per esempio, potrebbe non suonare per niente come parlo io, almeno non in senso letterale. Potrebbe essere un pezzo musicale che, quando lo ascolti, ti fa venire in mente la mia voce. La senti e dici: ‘Sì, questo cattura l’essenza del modo in cui parla Cecily’.”
Non dico nulla.
“Mi dispiace,
ti ho perso?” mi chiede. “Lo so, sono un po’ fissata con…”
“No, è solo che io…Wow, una descrizione davvero bella. Grazie. Nessuno mi aveva mai spiegato l’arte in questo modo prima d’ora.”
“Non c’è di che” risponde Cecily, più piano.

In generale ho molto apprezzato come l’autore vada ad esplorare i sentimenti e le relazioni personali in questo libro. Amicizia e amore, così come lo sconforto e la gioia dei protagonisti sono analizzati e raccontati con un delicatezza rara. Sono sentimenti profondi, che si evolvono durante il racconto, condizionati da scelte, momenti di paura e di coraggio dei protagonisti, così come nella vita reale.

Un libro, quindi, che merita secondo me di essere letto e assaporato da ogni punto di vista.

2017 Book Challenge – Punteggi secondo round

Buongiorno!! Settimana scorsa abbiamo pubblicato il regolamento del TERZO ROUND e oggi siamo nuovamente qui per vedere i punteggi del SECONDO ROUND.

Riepilogando brevemente, il secondo round richiedeva libri con copertine rosse, rosa, violache avessero almeno 100 pagine. Abbiamo provato ad accettare molti libri, ma alcuni proprio non ci hanno convinte e li abbiamo esclusi. Quelli scelti da voi (al massimo 12) valevano 1 punto l’uno, Qualcosa di Chiara Gamberale e Il ladro di nebbia di Lavinia Petti, 2 punti l’uno mentre The Weight of Feathers di Anna-Marie McLemore 4 punti.

E adesso vediamo, in ordine alfabetico, le letture dei partecipanti. Pronti ad allungare la ToBeRead List? Cliccando sui titoli verrete rimandati alle schede GoodReads.

 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

Quanti ne avete aggiunti come prossime letture??
Prima di chiudere vediamo la classifica!

1 Karen 16 punti
2 Antonella 16 punti
3 Cate 16 punti
4 Cristina 16 punti
5 Daniela 16 punti
6 Ila 09 punti
7 Maria Cristina 08 punti
8 Veronica 08 punti
9 Rossella 08 punti
10 Rosa 04 punti

Vi ricordo che, in tema di libri azzurri (validi per il prossimo round), qualche giorno fa è iniziato il gruppo di lettura per Wonder di R.J.Palacio, organizzato da Airals World.

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