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4.5 cupcakes

Recensione: Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams

Buongiorno! È giunta l’ora di rimboccarmi le maniche e scrivere sta benedetta recensione che rimando da troppo tempo. Per darmi una mossa settimana scorsa ho deciso che avrei pubblicato oggi, in occasione nientepocodimeno del Towel Day che ho scoperto cadere proprio il 25 maggio!
Qualcuno di voi forse ha già capito di che libro vi voglio parlare: Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams.

guida galattica per gli autostoppisti cover
Titolo: Guida galattica per gli autostoppisti
Titolo originale: The Hitch Hiker’s Guide to the Galaxy
Autore: Douglas Adams
Editore: Mondadori
Disponibile in italiano:
Goodreads

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati sulle carte del limite estremo e poco à la page della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo.
A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano una brillante invenzione…

 

Ebbene sì. Sono arrivata a scrivere questa recensione, anche se non sono ancora convinta che riuscirò a scrivere delle cose interessanti/sensate. Per il sensate poco male, sarei in linea con il libro. Per l’interessanti potrebbe essere più un problema. Ma, come mi ha insegnato la Guida Galattica, ‘Don’t panic.’.

Partiamo dal presupposto che da sola non credo mi sarei mai imbattuta in questo libro (o nel film) senza una spintarella. E qui potrei perdermi ore a raccontarvi di quanti elogi a questo libro ho sentito, quante citazioni buttate lì in ogni contesto nella speranza di incuriosirmi. Potrei raccontarvi della nonchalance con cui mi è stato mostrato il film, ben sapendo che non mi sarei fermata lì. Ma mi limiterò a parlarvi del libro, mentre cerco il coraggio di affrontare gli altri 4 volumi.

Fantastico, veniamo a noi. Questo libro è follia allo stato puro. Credo dovrò leggerlo almeno altre due o tre volte prima di cogliere tutto – ce la posso fare, eh – ma per il momento va bene così. Si tratta però, secondo me, di una follia superficiale, nel senso che se la prima impressione è quella di trovarci a un racconto completamente sensa senso, in realtà non è proprio così. O meglio, il non-sense la fa da padrone, ma in realtà la storia ha delle basi più solide.

Douglas Adams, nascondendosi dietro un mondo e dei personaggi immaginati e una discreta dose di humor (inglese) vuole però portarci a pensare al senso della vita e dell’universo. Lo fa in modo non convenzionale, ma lo fa. Anche le risposte che ci dà non sono decisamente quelle che ci aspettiamo – o che vorremmo sentirci dare – ma ci sono e ci spingono ancora di più a cercare di farci un’idea nostra, magari considerando aspetti cui prima non avevamo mai pensato.

In Guida Galattica per gli autostoppisti ci sono poi alcuni aspetti che mi hanno fatto allo stesso tempo sorridere e pensare. Uno tra tutti il grande computer. Per farla breve e non spoilerare troppo, nell’astronave in cui si trovano i protagonisti troviamo un computer che risponde salutando e chidendo in cosa può essere utile se qualcuno lo chiama dicendo ‘Computer’. Ora, ai giorni nostri, la cosa ci sembra normalissima, siamo abituati a Siri/Ok Google/Cortana e quindi la cosa non ci crea problemi. Calcolate però che il libro è uscito nel 1979. Non so voi che ne pensate, ma la cosa mi è rimasta piuttosto impressa. Non stento a credere che al tempo il libro fosse fantascientifico in tutto e per tutto. Ora lo è un po’ meno…

Prima di piantarla con questi deliri, volevo spendere due parole sul mio personaggio preferito in assoluto: Marvin. Marvin è un robottino maniaco depressivo che semplicemente adoro. È così triste e abbattuto in ogni occasione che non può che fare tenerezza, oltre a far spesso ridere per come esagera le situazioni.

– Non sentirti in dovere di prestarmi un po’ di considerazione, ti prego – disse Marvin con un ronzio soffocato.
– Ma come stai, robot?
– Sono molto depresso.
– Cosa ti bolle in pentola?
– Non lo so – disse Marvin. – Non uso mai le pentole.
Ford, tremando dal freddo, si accovacciò accanto al robot.
– Perché stai sdraiato a faccia in giù nella polvere? – disse.
– Perché è un ottimo modo per sentirsi ancora più disgraziati di quello che si è. Non far finta di provare desiderio di parlarmi, so che mi odii.

Piccola nota sulla traduzione. Cosciente di non parlarne mai, stavolta mi è venuto il pallino di chiedere ad una fonte di cui mi fido – e che l’ha letto sia in originale che tradotto in italiano – una delucidazione. Durante la lettura mi sono infatti ritrovata a pensare alla complessità di una traduzione piena di parole composte e inventate che hanno senso solo se unite e prese così come sono. Il verdetto è che sia stato tradotto molto bene, mantenendo il senso originale anche dei dettagli.

Un’altra cosa che era stata dimenticata era che, contro tutte le probabilità, un capodoglio era stato d’un tratto portato in vita molte miglia sopra la superficie di un pianeta alieno.
E poiché quella di stare sospese in aria non è una peculiarità delle balene, la povera creatura innocente ebbe ben poco tempo di riflettere sulla propria identità di balena, prima di accettare il fatto di non essere che un’ex-balena.
Qui di seguito riportiamo i suoi pensieri dal momento in cui la sua vita cominciò fino al momento in cui finì.
– Ah…! Cosa succede?
– Ehm, scusate, chi sono?
– Ehi?
– Perché sono qui? Qual è lo scopo della mia vita?
– Cosa intendo dire con chi sono?
– Calmati ora, controllati… oh! questa è una sensazione interessante… cos’è? È una specie di… di formicolio nel… nel… be’, immagino sia meglio cominciare a dare dei nomi alle cose, se voglio far progressi in quello che chiamerò mondo… Allora dirò che il formicolio è nello stomaco.
– Bene. Ohhh, si sta facendo molto forte. E, ehi, cos’è questo fischio che mi passa accanto a quella che chiamerò subito testa? Lo chiamerò… lo chiamerò vento! Che sia un nome adatto? Ma sì, per il momento può andare, poi gli troverò un nome migliore quando capirò a cosa serve. Dev’essere molto importante, questo vento, perché mi pare che ce ne sia un casino, qua. Ehi! Cos’è questa? Questa… la chiamerò coda, sì, coda. Ehi! La posso agitare in qua e in la! Wow!
– Wow! Che bello! Non mi pare che si ottenga gran che agitandola, ma scoprirò poi a cosa serve.
– Dunque… a questo punto sono riuscita a farmi una rappresentazione coerente delle cose, o no?
– No.
– Non importa, in fondo è eccitante dover scoprire tante cose, non vedo l’ora di scoprire altre cose, ah! sono stordita dalla voglia di scoprire…
– O dal vento?
– Ce n’è davvero moltissimo di vento, vero? E wow! Ehi! Cos’è quella cosa che mi viene incontro a tutta velocità? È così grande, uniforme, rotondeggiante che ha bisogno di un bel nome sonante come… come… come terra! Sì! Che bel nome, terra!
– Di’, saremo amici, terra?

E il resto, dopo una botta tremenda, fu silenzio.

Curiosamente, l’unica cosa che pensò il vaso di petunie cadendo fu: “Oh no, non un’altra volta!” Molte persone hanno riflettuto che se noi sapessimo esattamente perché il vaso di petunie pensò così, sapremmo molte più cose sulla natura dell’universo di quante non ne sappiamo attualmente.

Dopo questa citazione – lunghetta sì, ma che porto nel cuore – non penso di dover aggiungere altro. Vi consiglio di leggerlo? Of course. Ma siate aperti e un po’ nerd, altrimenti finirà nel dimenticatoio dopo poche pagine.
Io intanto cerco il coraggio di iniziare gli altri visto che mi hanno detto che ‘Dopo aver letto i seguiti, Guida Galattica ti sembrerà avere senso.’.


kiafirma

Recensione: Qualcosa di Chiara Gamberale

Hola! Sto leggendo come un drago, spero non siano le cosiddette ‘ultime parole famose’. Riesco a incastrare il tempo per leggere nel casino di tutti i giorni e ne sono davvero felice. E in più riesco anche a scrivere le recensioni di quello che leggo. Meglio di così non potrebbe andare! Ma di che libro vi parlo oggi? Di ‘Qualcosa’ di Chiara Gamberale.
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Titolo: Qualcosa
Autore: Chiara Gamberale
Editore: Longanesi
Disponibile in italiano:
Goodreads

La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa, ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo. Ma, quando sua madre muore, la Principessa si ritrova “un buco al posto del cuore”. Smarrita, prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a “non-fare qualcosa di importante”. Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del “non-fare”. E del silenzio, dell’immaginazione, della noia: tutto quello da cui era sempre fuggita. Tanto che, dopo avere fatto amicizia con il Cavalier Niente, Qualcosa di Troppo gli si ribella e pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile “nostalgia di Niente” che la perseguita vive tante, troppe avventure… Fino ad arrivare in un misterioso tempio color pistacchio e capire che “è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura”. Chiara Gamberale si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo.

 

Qualcosa è un libro che ho scovato per puro caso mentre cercavo libri con la copertina rossa adatti al secondo round della 2017 Book Challenge. Da subito mi ha ispirato fiducia, nonostante la stranezza della trama e con la Mon abbiamo addirittura deciso di proporlo alle partecipanti.
Mi ci sono quindi tuffata in occasione di un viaggio in treno e nel giro di un pomeriggio l’ho divorato. Mentre voi state leggendo io probabilmente ho già procacciato il cartaceo, perché sono convinta che sia un librino che vale la pena avere lì, nella libreria. Uno di quei libri che ogni tanto rileggi e da cui, ogni volta, secondo me, trai un nuovo insegnamento, una nuova idea.

Proprio così. ‘Qualcosa’ è una delle cosiddette fiabe moderne. Una storia che potremmo leggere come fiaba della buonanotte ad una bimba, per lei sarebbe probabilmente un bel racconto, con una Principessa, alcuni Principi. Un inizio triste e un lieto fine. Un po’ come Biancaneve o La Bella addormentata nel bosco. Gli elementi ci sono tutti, dalla morte della regina nelle primissime pagine del libro, alla crescita della Principessa Qualcosa di Troppo che culmina nella sua scoperta dell’amore.

Eppure ha molto – ma molto – di più. È un libro che ci vuole insegnare qualcosa, che ci vuole far pensare alla nostra vita.
Pone l’accento sul bisogno che sentiamo ogni giorno di riempire le nostre vite con qualsiasi attività, dimenticandoci delle piccole cose e soprattutto della gioia che da esse deriva.

E allora fai pace con quel vuoto nella pancia. Riprendi a frequentare Madama Noia. Fidati. E a quel punto, se proprio non ne potrai fare a meno, sarai libera di avere voglia di ridere. Ma non ne avrai bisogno. Perché il bisogno è solo un sogno: prima o poi finisce o comunque sfinisce.

Molti di noi potrebbero identificarsi nella principessa Qualcosa Di Troppo, una ragazza che cerca di non pensare al suo passato e alle cose brutte della vita riempiendo le sue giornate fino a stremarsi. Non si rende conto che però, in questo modo non riesce a superare le cose tristi, a metabolizzarle. Facendo mille cose semplicemente non ci pensa, ignora i suoi sentimenti, quello che prova davvero. E appena si ferma tutti i pensieri negativi la sommergono senza lasciarle via di scampo.

Mi è piaciuto come il Cavalier Niente, che ama non-fare le cose, l’abbia fatta riflettere e l’abbia aiutata a superare la morte della regina. Il Cavalier Niente aiuta infatti la principessa a non voler dimenticare a tutti i costi la madre, ma a pensarci, raccogliere i ricordi e i pensieri belli e portarli sempre con lei, dentro il cuore, dove può ancora trovarla.

Ovviamente quella della Gamberale è un’esasperazione della vita quotidiana, ma ci serve per pensare. La parte dedicata ai social, con la principessa che si chiude nella sua stanza e diventa grigia a forza di non uscire. Che si ritrova isolata dal mondo nella convinzione di essere invece accettata e piena di amici dal momento che gli altri le mostravano i pollici alzati quando esponeva un lenzuolo con un suo ritratto su Smorfialibro.

È un libro molto particolare, che mi ha incuriosita da subito per la trama anche se non ero convinta che mi sarebbe piaciuto. Mi sembrava un po’ una cavolata, lo ammetto. Il parere super positivo di Ilaria (Airals World. Se ne leggon di libri) mi ha convinta ad iniziarlo, per fortuna. Come vi dicevo l’ho divorato, inizialmente perplessa, poi sempre più convinta e attirata dalla storia. Non ha una grande trama, ma nemmeno la vuole avere. Ma secondo me lascia tantissimo. L’ho già consigliato a diverse persone, perché sono convinta che si stiano perdendo la bellezza e la gioia delle piccole cose, quelle che sembrano insignificanti, ma che ci rimangono dentro. E ci aiutano ad andare avanti nei momenti difficili, così come la regina Una di Noi aveva iniziato ad entrare, di notte, nella porticina del cuore di Qualcosa di Troppo per farle compagnia. Perché non è vero che dobbiamo riempire ogni vuoto di cose da fare.

Principessina, una volta per tutte: pensa a come’è fatta una bottiglia. La sua parte più importante qual è?
“… Quella che si riempie di acqua o di sciroppo di lampone o di…”
Esatto! Cioè la parte piena di vuoto! Grazie a quella parte, la bottiglia potrà sempre venire riempita di acqua o di sciroppo di lampone o di vattelapesca. Ma se quella parte è sporca,
saranno sporchi pure l’acqua, lo sciroppo di lampone o vattelapesca. Quindi?

“Quindi?”
Quindi, se non fai pace con lo spazio vuoto dentro di te, niente potrà mai davvero riempirti.
“Nemmeno un marito?”
Tantomeno un marito! Ricorda, Principessina: tutto quello che ti serve per riempire la tua vita è robaccia, è acqua sporca. Tutto quello che la tua vita accoglierà, perché le capita e perché comunque le starebbe bene anche essere vuota, è invece roba buona, acqua pulita.

Detto questo, leggete questo libriccino se non l’avete ancora fatto. Nel peggiore dei casi avrete perso un pomeriggio, ma sicuramente vi rimarrà qualcosa. E magari ricomincerete a guardare le forme delle nuvole, come quando eravamo bambini.

Smettila una volta per tutte di rincorrere tutte queste avventure: è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura.

kiafirma

Recensione: Quando l’amore nasce in libreria di Veronica Henry

Buongiorno! Quello di cui vi parlo oggi è un libro che mi è capitato tra le mani per caso e si è fatto leggere al volo. L’ho iniziato senza nemmeno leggere la trama – tanto per cambiare – copertina e titolo sono stati sufficienti a farmi catturare; ed è stato amore.
Si tratta di Quando l’amore nasce in libreria di Veronica Henry.
quando l'amore nasce in libreria cover
Titolo: Quando l’amore nasce in libreria
Titolo originale: How to Find Love in a Bookshop
Autore: Veronica Henry
Editore: Garzanti
Disponibile in italiano:
Goodreads

In un paesino vicino a Oxford si nasconde un posto speciale. È una piccola libreria dove gli scaffali arrivano fino al soffitto e pile di libri occupano ogni angolo disponibile. Emilia è cresciuta qui, e tra le pagine di Madame Bovarye una prima edizione di Emma ha imparato che i libri possono anche curare l’anima. È proprio questo che suo padre ha fatto per tutta la sua vita, e ora è compito di Emilia: aiutare i suoi clienti grazie ai libri. Ma adesso la libreria è in pericolo. I conti non tornano, e un uomo d’affari senza scrupoli vorrebbe costruire qui degli appartamenti di lusso. La tentazione di vendere è enorme, ma Emilia deve tenere fede alla promessa che ha fatto al padre. Grazie alle parole di Camus, Salinger, Burgess e Kerouac, forse riuscirà a trovare la chiave per risolvere i suoi problemi. Manca solo quella per aprire il suo cuore…

 

La storia parte in maniera non del tutto felice, anzi. Emilia, la protagonista, si ritrova a 32 anni a dover fare i conti con la morte del padre, che l’ha cresciuta circondata di libri e amore. Fin dalle prime pagine ci troviamo a fare i conti con la sofferenza di Emilia, catapultati nel suo dolore.

Perché per ogni dolore, per ogni dubbio, per ogni momento difficile esiste il libro giusto. Un libro che ti può salvare.

Ho apprezzato come l’autrice, tra i primi capitoli del libro ne inserisca anche uno in cui ci racconta qualcosa della nascita di Emilia, raccontata come ricordo. Ci aiuta così a capire come è nata la Nightingale Books, la libreria che la fa da protagonista in questo libro, e tutta l’aura d’amore che sembra circondarla magicamente.

Emilia è la protagonista ideale. L’ “eroina” per cui tutti faremmo il tifo. È reale, una ragazza con tutte le sue debolezze ma anche tutto quanto di bello una persona possa avere. È gentile, simpatica, empatica, paziente, intelligente. La troviamo in un momento in cui ha più che mai bisogno di aiuto, bisogno di qualcuno che le stia accanto e che le dia una mano a superare un momento difficile.
Deve fare i conti infatti con la morte del padre e con la promessa che gli ha fatto di non chiudere la libreria, la cui situazione non è delle più rosee.

È grazie all’aiuto degli amici – suoi e del padre – che riesce a ritrovare la fiducia in sè stessa e, soprattutto, l’amore.

Quindi era per quel motivo che la gente leggeva. Perché i libri spiegavano le cose – come pensavi, come ti comportavi – e ti facevano capire che non eri l’unico a fare quello che facevi o a provare quello che provavi.

Ho apprezzato molto lo stile dell’autrice, scorrevole e accattivante. È riuscita ad inserire nel libro un sacco di personaggi, le cui storie si intrecciano, nel bene e nel male, a quella di Emilia. E a tutti ha dato una propria personalità, ognuno ha fatto un suo percorso di crescita e di cambiamento. Trovo che questo libro, pur essendo superficialmente un romanticissima storia d’amore, lasci molto di più. Ci fa rendere conto che è importante avere fiducia nelle nostre idee e nelle nostre capacità, tanto quanto è importante avere a fianco persone che ti supportano e ti vogliono bene.

shakespeare

E poi ragazzi, che luogo da sogno può essere la Nightingale Books? Me la sono immaginata in mille modi e penso che la loro parte l’abbiano fatta le immagini che tutti conosciamo di Shakespeare & Co a Parigi e della Libreria Acqua Alta a Venezia. Con due spunti così diciamo che possono uscire solo cose bellissime dall’immaginazione.

kiafirma

Recensione: La moglie del califfo di Renée Ahdieh

Buongiorno! Oggi vi lascio la recensione di un libro che aspettava da tempo nella mia TBR. Era finito lì grazie ai voti molto alti ed ai commenti positivi che avevo letto, ma non avevo ancora trovato l’ispirazione per leggerlo. Adesso, complici l’uscita del seguito e il colore della copertina che ben si adatta al secondo round della 2017 Book Challenge, è arrivato il suo momento. Si tratta de ‘La moglie del califfo’ di Renée Ahdieh.

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Titolo: La moglie del califfo (The Wrath and the Dawn #1)
Titolo originale: The Wrath & the Dawn
Autore: Renée Ahdieh
Editore: Newton Compton Editori
Disponibile in italiano:
Goodreads

Ogni volta che il sole cala sul regno di Khalid, spietato califfo diciottenne di Khorasan, la morte fa visita a una famiglia della zona. Ogni notte, infatti, il giovane tiranno si unisce in matrimonio con una ragazza del luogo e poi la fa uccidere appena sorge il sole, dopo aver consumato le nozze. Ecco perché tutti restano sorpresi quando la sedicenne Shahrzad si offre volontaria per andare in sposa a Khalid. In realtà, ha un astuto piano per spezzare quest’angosciosa catena di terrore, restando in vita e vendicando la morte della sua migliore amica e di tante altre fanciulle sacrificate ai capricci del califfo. La sua intelligenza e forza di volontà la porteranno a superare la notte, ma pian piano anche lei cadrà in trappola: finirà per innamorarsi proprio di Khalid, scoprendolo molto diverso da come appare ai suoi sudditi. E Shahrzad scoprirà anche che la tragica sorte delle ragazze non è stata voluta dal principe. Per lei ora è fondamentale svelare la vera ragione del loro assurdo sacrificio per spezzare una volta per tutte questo ciclo di morte.

 

Leggendo la trama, e forse è quello che mi aveva un po’ frenata, sembra si tratti di un libro non proprio leggero. Quasi una storia vera, qualcosa da leggere non se si vuole qualcosa per staccare la testa e sognare, ma se si cerca una fetta di realtà. Insomma, un libro da leggere quando si è nel mood giusto.

Mettendo il naso tra le pagine, però, si viene smentiti. Il libro scorre con una leggerezza notevole, tra avventura, coraggio, amore e amicizia. Non è mai lento e l’autrice ha, secondo me, un modo di scrivere affascinante. Anche nelle semplici descrizioni ti porta a chiudere gli occhi per immaginare come sono vestiti i personaggi, i colori della seta e delle spezie che li circondano, gli odori speziati del cibo.
Leggendo scopriamo qualcosa del mondo arabo, quello dei califfi, quello di Aladdin e Jasmine. Ci veniamo catapultati dentro e ci ritroviamo circondati da una cultura che, se anche è molto distante dalla nostra, ci sembra palpabile e reale.

‘La moglie del califfo’ è una splendida storia d’amore. Proprio così. Ci aspettiamo, dalla trama, una storia più truce, triste. E invece il filo conduttore è proprio l’amore, mescolato al coraggio della protagonista, alla sua forza. È una storia di crescita e segreti, di famiglie spezzate e di fiducia.
L’atmosfera, e anche parte della storia, ricordano Le mille e una notte, la fiaba che tutti conosciamo fin da bambini. Il nome della protagonista, Shahrzad, viene ripreso anche ne La moglie del califfo, così come l’idea di raccontare delle storie unendole tra loro e creandone una unica da interrompere ogni mattina per stuzzicare la curiosità del califfo e sopravvivere fino alla sera successiva.
Shahrazad è fantastica. È un’Eroina con la E maiuscola. Come dicevo prima è un pozzo di coraggio e segreti, accompagnati da una bellezza fuori dal comune e da un cuore confuso.
Khalid, il califfo, è un ragazzo con un grande potere, che al tempo stesso lo affascina e lo spaventa. Ha un enorme peso sulle spalle, un peso di cui pochissime persone conoscono la natura. Ma sotto la corazza che si è costruito per proteggersi c’è molto di più. Khalid ricorda in tutto e per tutto un riccio, tutto aculei fuori, ma con un pancino morbido a cui non riesce ad arrivare quasi nessuno.
E Shazi si ritrova a combattere, allo stesso tempo, contro gli aculei e contro il pancino morbido.

«Cosa mi stai facendo, ragazza sciagurata?», le sussurrò.
«Se sono una sciagura, allora dovresti starmi alla larga. Sempre che tu non voglia essere annientato». Senza lasciare la presa sull’arma, gli diede una spinta sul petto.
«No». Spostò le mani sui suoi fianchi. «Annientami».
Arco e freccia caddero a terra, mentre lui appoggiava la bocca alla sua.
Non si poteva tornare indietro.
Annegò nel profumo di legno di sandalo e luce del sole. Il tempo smise di avere un senso. Le sue labbra furono sue per un istante, e poi appartennero a lui. Il sapore sulla sua lingua era quello del miele scaldato al sole, era acqua fresca che scivolava lungo una gola secca, era la promessa di tutti i domani futuri in un singolo sospiro. Quando gli infilò le dita tra i capelli per attirare il suo corpo più vicino, lui si bloccò per un istante e lei capì, e lui capì, che erano perduti.
Per sempre.
In quel bacio.
Il bacio che avrebbe cambiato tutto.

Da Le mille e una notte, La moglie del califfo prende anche la componente magica. Un tappeto volante in dono, la possibilità di controllare alcuni eventi naturali e la presenza di ‘stregoni’.
Punto a sfavore, la marea di parenti – vicini e meno vicini – con nomi impronunciabili inseriti nel libro, alcuni necessari alla storia, altri molto meno. Ho la sensazione che li ritroveremo ne La rosa del califfo, il seguito di questo libro, ma devo ammettere di essermi persa qualcuno per strada. Ho trovato nomi dopo la metà che non ricordavo di avere letto. Sarà che sono pessima nel ricordare i nomi, ma evidentemente non erano proprio fondamentali. È una cosa che passa comunque in secondo piano rispetto alla magia della storia raccontata da Renée Ahdieh.
Voce a favore di Tariq? Naa, con me non la trovate. E anzi sarei curiosa di sapere che ne pensate voi. Mi è partita una ship selvaggia per Shazi e Khalid, quindi tutto il resto per me non esiste o deve solo farsi da parte.

Senza staccarle gli occhi dal viso, lui la adagiò sui cuscini e poi le prese la mano nella sua e le baciò l’incavo del polso.
«La mia anima riconosce in te la sua eguale».
A quelle parole, lei si sciolse nell’ambra e nella verità. E, con un bacio, si abbandonò.
Al ragazzo che era un improbabile, assurdo gioco di opposti; il ragazzo che aveva ridotto la sua vita in cenere, per poi donarle un mondo diverso da qualsiasi altro avesse mai conosciuto.
L’indomani avrebbe potuto preoccuparsi della lealtà, pensare al prezzo del tradimento. Ma quella sera, tutto ciò che importava era lì.
Le loro mani intrecciate sopra la sua testa, il suo sussurro nelle orecchie.
Solo un ragazzo e una ragazza.
Questo.
Oblio.

Da piccola – e non solo da piccola – amavo il cartone di Aladdin. Oggi ho ritrovato lo stesso amore, la stessa magia ne La moglie del califfo, con Khalid e Shazi che si sono fatti spazio accanto ad Aladdin e Jasmine. E non vedo l’ora di avere il seguito tra le mani.

kiafirma

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