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4 cupcakes

Recensione: Fiore di Cactus di Francesca Lizzio

Buongiorno. Questa settimana abbiamo pubblicato un po’ di tutto, quindi mancava la recensione! Oggi vi parlo di un libro che vi ho segnalato qualche giorno fa: Fiore di cactus di Francesca Lizzio.
fiore di cactus cover
Titolo: Fiore di cactus
Autore: Francesca Lizzio
Editore: Panesi Edizioni
Disponibile in italiano:
Goodreads

Sara è una ragazza timida, intelligente, con la battuta sempre pronta, eppure nasconde la sua fragilità sotto un’armatura. La vita l’ha resa cinica e amara. Un giorno conosce Andrea, un ragazzo attento e gentile che con smisurata pazienza riesce a farsi spazio nella sua vita. Sarà lui a indurla a rimettere in discussione tutto quello in cui crede. Sara così ripenserà al percorso che l’ha resa la donna che è, si chiederà se riuscirà più a lasciarsi amare, se certe paure potranno essere sconfitte o se invece non ci sarà più nulla da fare. Se una come lei merita una seconda occasione. Perché anche un cactus ha un cuore, ha solo bisogno di qualcuno che creda in lui e non abbia paura delle sue spine.

 

Prima di tutto vorrei ringraziare l’autrice per avermi inviato una copia del libro.

Fiore di cactus, come mi ha già sentito dire chi ci segue sui vari social, è un libro che si spaccia per una storia d’amore, ma in realtà trovo che sia molto di più.
Sara, la protagonista, è una ragazza in cui chiunque si può ritrovare. Tutti abbiamo subito almeno una delusione nella vita, da qualcuno che ci era vicino. E, chi più chi meno, si è chiuso a riccio, cercando di evitare un’altra delusione. Evitando il ripetersi della situazione che ci ha portati a soffrire.
Sara si chiude più di tanti altri, è un cactus, ricoperto di spine. E quando qualcuno le si avvicina quelle spine spaventano, tenendo così distante qualsiasi causa di delusione.
Ma nel titolo, oltre al cactus troviamo anche un fiore. E ragazzi, quanto sono belli i fiori dei cactus? Quelli che si fanno strada tra le spine, che spuntano lunghi e marronicini fino a che non hanno abbastanza spazio per aprirsi e mostrarsi in tutta la loro bellezza. Sono una sorpresa, hanno colori sgargianti.
Sara è così. Ha dentro, nascosto, un sacco di amore. Cerca di negarlo anche a sè stessa, convincendosi di non essere più capace di lasciarsi andare all’amicizia e all’amore.
Serve Andrea, un ragazzo ‘da libro’ – meno reale di Sara, ma è quello che tutte cerchiamo in una storia d’amore – bello, sensibile, deluso in qualche modo anche lui dalla vita, ma pronto a ributtarsi a pesce nell’amore, nelle nuove amicizie. E la sua preda è proprio Sara, questa ragazza che vuole essere acida e ‘spinosa’, ma in cui Andrea vede da subito molto di più.

Era bello quando l’amore si sentiva e basta. Quando lo lasciavamo libero di cambiarci il sorriso e la giornata, senza tattiche, senza prese per il culo che non c’era tempo da perdere, c’era interesse e allora ok, proviamoci, vediamo che succede. Era bello quando era amore e la paura di viverlo spariva con uno sguardo. E comunque era una paura felice. Altri tempi, più di pelle e meno di scuse. Adesso inventare scuse è diventato un hobby anche per me.

La storia è molto semplice, senza pretese, ma è così vera, così vicina a noi che viene difficile sottovalutarla. Così come viene difficile posare il libro dopo averlo iniziato. Una scrittura lineare, un modo di scrivere che ti prende e con delicatezza va ad analizzare quelle che possono essere le difficoltà nei rapporti famigliari, d’amicizia e d’amore in un’età che non è più quella super ‘studiata’ dell’adolescenza, ma quella un po’ dopo. I venticinque anni, quando molti di noi si ritrovano a fare i conti con la vita, con un lavoro, una casa, magari una nuova famiglia. È un libro scritto col cuore, senza filtri, da un’autrice che ci ha messo tutta sè stessa, in ogni pagina.

Viviamo in un periodo in cui manca troppo amore. C’è uno spreco di speranze, sogni, sentimenti. Così come gli oggetti si rompono e vengono rimpiazzati piuttosto che riparati, dei rapporti, piuttosto che ricucirli o rattopparli si preferisce liberarsene. È un periodo usa e getta, fatto di bacheche che sanno di palcoscenici, di apparenza mascherata da normalità, di ingiustizie, tristezza, cecità, di solitudine riempita con chiunque, che importa, l’importante è coprirla, come la polvere sotto il tappeto, non la vedi, magari per un po’ te ne dimentichi…ma c’è. Quel vuoto dentro ognuno di noi resta sempre, finché non si trova il vero modo per colmarlo. Ci si può prendere in giro solo fino ad un certo punto.

Unica cosa che mi ha lasciato un po’ di prurito, e ne ho già parlato con l’autrice, è la mancanza di una città in cui mettere la storia. Lascia più spazio all’immaginazione, per qualcuno sarà un valore aggiunto perché può sentire la storia ancora più sua. Io personalmente trovo che sia troppo reale per essere lasciata nel regno di molto molto lontano.

Prima di concludere, una parolina per Isa, la migliore amica di Sara. Completamente pazza – in senso buono – espansiva, sincera, vicina. L’amica che tutte vorremmo avere, ma senza sconfinare nell’irreale. È la persona che serve a Sara, qualcuno che abbia un carattere opposto al suo, che la capisce ma cerca di spingerla oltre, che conosce il suo passato ma non glielo ricorda.

Infine, lo ammetto, ho sperato fino all’ultimo in un finale diverso, ma in fondo ci sta così com’è e non posso che ritenermi soddisfatta da questa lettura.

kiafirma

Recensione: Hyperversum Next di Cecilia Randall

Buongiorno 🙂
Ci ho messo un po’, ma finalmente eccomi con una nuova recensione. Sto facendo fatica ad uscire dal mio bookhangover dato da “A Court of Wings and Ruin” infatti sto rileggendo i libri della serie Throne of Glass sempre della Maas perché non sto riuscendo a leggere altro per il momento.
Qualche settimana fa però ho letto finalmente Hyperversum Next che mi attendeva da un po’ e wow, mi ha presa un sacco.
Vi lascio alla recensione, ma come ripeterò anche dopo e all’infinito, se non conoscete questa serie, correte in libreria!

hyperversum next cover
Titolo: Hyperversum Next
Autore: Cecilia Randall
Editore: Giunti Editore
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Phoenix, Arizona, futuro prossimo.
Alexandra Freeland, furiosa perché l’ennesimo brutto voto in fisica la costringe sui libri, rinunciando al primo agognato appuntamento con Brad, si aggira come un animale in gabbia nella biblioteca del padre Daniel, fino a che un antico volume miniato non attrae la sua attenzione. Non l’ha mai visto, come fosse un segreto attentamente custodito. All’interno, un enigmatico biglietto firmato da Ian, il migliore amico di Daniel, e una password.
Alex accende il vecchio computer del padre, che non gli ha mai visto usare, e scopre un’antiquata versione di un videogioco di culto: Hyperversum, celebre per la veridicità con cui sa ricreare l’ambientazione medievale.
La tentazione è forte. Alex si crea un avatar e avvia la sessione di gioco.
Clois, Francia nord-occidentale, XIII secolo: Alex si aggira nel cuore di un animato villaggio, ammirando stupita la ricostruzione in dettaglio di botteghe, vicoli e personaggi, ma presto il gioco si trasforma in un incubo.
Il medioevo 3D ricreato da Hyperversum si fa vero e tangibile e Alex non sa come tornare nel proprio tempo.
Testimone involontaria di un delitto, scoprirà di essere lei stessa in pericolo di vita, giovane donna che deve imparare a muoversi in mezzo a intrighi e scontri all’arma bianca, ma anche a gestire il proprio rapporto con Marc, figlio inquieto e affascinante del Falco del Re.

Hyperversum è la serie che non avrei mai pensato di amare. Tendenzialmente non leggo autori italiani, ma quella è una mancanza mia essendo più aggiornata sulle uscite inglesi che su quelle italiane, e soprattutto non leggo romanzi con sottofondi storici. Ammetto di non essere un’amante della storia, forse perché me l’hanno sempre imposta e insegnata male, ma non è mai riuscita a prendermi quindi se mi ritrovo davanti un romanzo che parla di periodi storici particolari tendo a passare oltre.
Tutte cose che già vi avevo detto nella recensione di Hyperversum all’inizio dell’anno scorso, quindi non sto a ripetermi. Se volete scoprire come ho scoperto la prima trilogia vi invito ad andare a sbirciare quella recensione.

La recensione non dovrebbe contenere spoiler sul libro, ma sicuramente sulla trilogia precedente quindi continuate solo se l’avete letta.

Hyperversum Next ci porta parecchi anni avanti rispetto alla trilogia precedente, ma ci fa ritrovare quasi tutti i vecchi personaggi e tanti di nuovi, ma che sentiamo di conoscere in qualche modo.

La protagonista femminile è Alexandra, Alex per tutti, figlia di Daniel. Alex è cresciuta ai nostri tempi e non riesce proprio ad andare d’accordo con il padre a causa della differenza di interessi e della passione di lei per la storia. Ovviamente noi sappiamo perché Daniel preferirebbe tenere la figlia lontana da qualunque cosa potrebbe portarla a scoprire il segreto di Ian, rimasto nel Medioevo, ma è bello vedere come Daniel e la moglie hanno deciso di nascondere la grande avventura avuta quando erano solo ragazzi.

Alex, come tutte le adolescenti, non accetta la cosa e un giorno, mentre si trova nell’ufficio del padre senza permesso, scopre che Daniel possiede una vecchia versione di Hyperversum, un gioco molto popolare e ormai con molte versioni. Indovinate un po’? La ragazza lo accende ed ecco che la magia avviene di nuovo.

Conosciamo quasi subito anche il protagonista maschile del libro che, come potrete facilmente immaginare, è il figlio di Ian, Marc. Il ragazzo è all’oscuro di tutto ciò che riguardo il segreto del padre e la cosa rende il rapporto tra lui e Alex un bel po’ complicato. Marc è stato cresciuto come vero uomo del Medioevo, considerato adulto molto giovane e con principi e regole molto precisi in mente. È difficile per lui capire perché questa strana ragazza si comporti in modo così diverso dalle altre.

Marc è testardo, leale e coraggioso e incarna quell’idea di uomo che farebbe di tutto per la sua dama e lo dimostra in ogni modo. Alex però è una ragazza del ventunesimo secolo, abituata a certe libertà di parola e di movimento che nel Medioevo non le sono concesse. Questa è stata una delle poche cose che non ho ben capito se mi sono piaciute. Avere una protagonista femminile in quei tempi è davvero complicato, soprattutto perché tutti cercano di fermarla in ogni momento perché quello che fa non è consono. Divertente le prime volte, ma frena un po’ l’azione del libro. Non riesco a capire come e quando dirà a Marc la verità e come lui potrà accettare di avere la compagnia di una dama così diversa da quelle a cui è abituato.

Ho apprezzato il finale, soprattutto per la fermezza di Daniel e nelle sue scelte. Spero cambi qualcosa nel prossimo libro, ma capisco le scelte fatte e hanno senz’altro senso, anche se il povero Marc proprio non può capirle.
Hyperversum Next è quel seguito che abbiamo aspettato per tanto tempo e non ha assolutamente deluso le aspettative.

mon firma

Recensione: All the ugly and wonderful things di Bryn Greenwood

Buongiorno!
Siamo arrivati alla fine della settimana e prima di lasciarvi ad un weekend di libri e telefilm ecco la recensione di uno dei tre libri che vi abbiamo proposto per la prima parte della Book Challenge 2017. Per chi di voi partecipa, ma anche per gli altri, lo avete letto? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

al the ugly and wonderful things cover
Titolo: All the ugly and wonderful things
Autore: Bryn Greenwo
Editore: Thomas Dunne Books
Disponibile in italiano: No
Goodreads

As the daughter of a meth dealer, Wavy knows not to trust people, not even her own parents. Struggling to raise her little brother, eight-year-old Wavy is the only responsible “adult” around. She finds peace in the starry Midwestern night sky above the fields behind her house. One night everything changes when she witnesses one of her father’s thugs, Kellen, a tattooed ex-con with a heart of gold, wreck his motorcycle. What follows is a powerful and shocking love story between two unlikely people that asks tough questions, reminding us of all the ugly and wonderful things that life has to offer.

Dalla trama non si capisce il tipo di storia che si sta leggendo. All the ugly and wonderful things è una storia che stupisce e non smette mai di annoiare perché continua a cambiare insieme ai suoi personaggi. È intrigante, ti rapisce e non ti lascia più andare. Nel mio caso significa che ho saltato qualche stazione della metro perché stavo leggendo troppo concentrata oppure che sono stata alzata fino a non tardi, di più, pur di andare avanti di qualche capitolo.

Mi è piaciuto il fatto che non si parli di un solo personaggio o di due, ma di un insieme di persone che ci catturano ognuna a modo suo. È bello che si sappia sempre che i protagonisti sono Wavonna e Kellen, ma non ci si concentra solo su di loro. Mi ha stupito come l’autrice sia riuscita a caratterizzare in maniera incredibile ogni personaggio. Non capita spesso di visualizzare ciò che leggo, ma questa volta riuscivo a disegnare nella mia mente i vari personaggi mano mano che leggevo di loro e quindi trovo che questa sia una qualità non indifferente della scrittura dell’autrice. A tratti mi è sembrata forzato o esageratamente drammatica, apposta per sottolineare che la situazione non è il massimo per i protagonisti, ma poi mi sono resa conto che solo perché, grazie al cielo, non ho mai vissuto un’esperienza simile, non sia fattibile o veritiera.

Parlando dei protagonisti perché se parlo di tutti non finisco più, Wavy è una bambina incredibile. Forte e indipendente, ma con alcuni chiamiamoli problemi che derivano dal suo rapporto con la madre, è un piacere da leggere. Il suo punto di vista non è mai banale e stupisce continuamente, anche mentre cresciamo insieme a lei fino a diventare una donna adulta. Leggendo non sono riuscita a capire se fosse così restia a farsi aiutare perché sapeva non sarebbe servito o perché pensava di non averne bisogno. È Kellen l’unica persona che lascia avvicinare e con cui si apre e all’inizio ero confusa su di lui. Non avevo capito bene la situazione quindi quando mi si è accesa la lampadina non ero convintissima della loro relazone. Si vede che Kellen ama Wavy e la vuole proteggere e tenere al sicuro, ma qualcosa mi stonava ed è il motivo per cui il libro non ha ricevuto il rating massimo.

Ci ho pensato per un bel po’, ma poi mi sono resa conto di aver pensato più volte durante la lettura che quello che stavo leggendo non andasse poi così bene e che nonostante le buone intenzione dell’autrice di non superare un certo limite, forse era stato superato, almeno per i miei canoni. Non so se quello che ho detto ha senso, ma sono disponibile a parlarne magari in privato per non fare spoiler.

Questa recensione è difficile proprio perché rischio di lasciarvi uno spoiler ad ogni riga quindi cerco di tenerla breve e vi dico che secondo me vale la pena leggerlo. Può piacere come no, la storia è appunto molto particolare, ma a volte è utile uscire dalla propria comfort zone. L’inglese non è semplicissimo quindi se siete alle prime armi non so se è il caso, ma tentar non nuoce e mal che vada imparerete un sacco di parole nuove. Se lo leggete fatemi sapere che cosa ne pensate.

mon firma

Recensione: Il gioco segreto del tempo di Paloma Sánchez-Garnica

Ciao a tutti!
Sto leggendo pochissimo e ormail il raggiungimento della fine della challenge di Goodreads si sta facendo sempre più lontano. Per fortuna i libri che sto leggendo mi stanno piacendo molto, e questo compensa – almeno in parte – il pochissimo tempo che posso dedicare alla lettura.
Stavolta è toccato a ‘Il gioco segreto del tempo’ di Paloma Sánchez-Garnica. Mi è capitato tra le mani per caso e dopo le prime due righe di trama era già in TBR. Poi, complice la categoria di agosto della Book Jar Challenge sono riuscita a leggerlo prima del previsto.

il gioco segreto del tempo
Titolo: Il gioco segreto del tempo
Titolo originale: Las tres heridas
Autore: Paloma Sánchez-Garnica
Editore: Piemme
Disponibile in italiano:
Goodreads

Ernesto Santamaria, scrittore di belle speranze ma scarsa fortuna, è alla perenne ricerca della storia che potrebbe fare di lui un autore di successo. Un giorno, girovagando per il mercato delle pulci di Madrid, trova in una vecchia scatola di latta una foto in bianco e nero, accompagnata da un fascio di lettere. Nell’immagine, un ragazzo e una ragazza accennano un sorriso; sul retro, sono scritti a matita i loro nomi – Mercedes e Andrés – e una data: 19 luglio 1936. Incuriosito, Ernesto inizia a indagare sulle sorti di quella coppia, il cui amore e la cui vita semplice traspaiono timidamente dalle lettere. Nel suo viaggio a ritroso nel tempo, scoprirà che quello scatto immortala uno degli ultimi momenti trascorsi insieme dai due giovani, da poco sposati, prima che lo scoppio della Guerra civile li separasse. Di frammento in frammento, lo scrittore ricomporrà l’odissea di Mercedes e Andrés e di chi incrociò il loro cammino nel turbine di quel conflitto: come Teresa, capace di un’amicizia superiore a qualsiasi differenza di classe e di un amore più forte di ogni ideologia; o la piccola Lela, in grado di leggere il futuro delle persone nei loro occhi. In quell’intreccio di passioni e destini, sofferenze e atti di eroismo caduti nell’oblio, Ernesto troverà l’ispirazione tanto a lungo cercata. E, nelle sue parole, ritroverà voce un’intera generazione, che ha dovuto rinunciare alla giovinezza ma ha lottato con coraggio per i propri sogni.

Non saprei dirvi quale sia il motivo per cui, da subito, questo libro mi ha attratta così tanto. In parte la colpa la darei all’ambientazione storica: la Spagna durante la Guerra Civile. Lo ammetto, non sapevo praticamente nulla di quel periodo e durante la lettura mi è capitato di approfondire alcuni fatti storici. Siamo quindi in Spagna, a Madrid e dintorni, nella prima metà del ‘900. Le ambientazioni storiche in generale mi piacciono molto, a maggior ragione se sono ben descritte e caratterizzate come in questo libro. L’autrice riesce infatti a farci immergere in quel periodo, nelle strade, nelle abitudini e nelle emozioni della Madrid degli anni ‘30, divisa dalla Guerra Civile, in preda all’anarchia e alla paura.

Il romanzo segue diverse linee di narrazione, ambientate in diversi luoghi e che seguono la vita dei diversi personaggi che si trovano in luoghi (e tempi) differenti, anche molto lontani tra loro.

Il filo conduttore è la storia di Ernesto Santamaria, uno scrittore che, ai giorni nostri, compra ad un mercatino una scatola di latta contenente una foto e delle lettere datate 1936. I suoi capitoli sono narrati in prima persona e tutta la storia si svolge intorno alla foto che trova. Mano a mano che si continua nel libro si capisce sempre meno il limite tra realtà e romanzo. Non è ben chiaro se gli altri capitoli, quelli relativi ai diversi protagonisti, siano racconti e fatti reali o se siano la storia scritta da Ernesto. Da questo deriva anche un fatto molto particolare del libro: la narrazione è ‘circolare’, si chiude su sè stessa, con l’ultimo capitolo che raggiunge il primo. Una cosa non proprio comune che però devo dire che ho apprezzato.

Gli altri capitoli, intervallati a quelli sull’autore sono ambientati, come dicevo, negli anni ‘30 e riguardano diversi personaggi che si trovano in luoghi diversi e stanno vivendo avvenimenti totalemente differenti ma che sono in qualche modo collegati tra loro. Abbiamo la storia di Mostoles, con Andres e Mercedes che vengono poi divisi e hanno ognuno i propri capitoli e le varie storie di Madrid. Storie che vedono incrociarsi e dividersi le vite della coppia di Mostoles, della famiglia Cifuentes, di Arturo e degli abitanti della pensione in cui abita quest’ultimo. Tutte le loro storie continuano a unirsi e dividersi con l’aiuto di personaggi secondari.

Trovo che tutti i personaggi siano fantastici, nel bene e nel male. Chi si fa amare, chi si fa odiare, chi cambia e peggiora irrimediabilmente, chi credevi perso e invece si rivela pronto ad aiutare il prossimo anche a rischio della propria vita.

Credo che il mio personaggio preferito sia Teresa Cifuentes, ragazza ricca, con una famiglia che non la capisce e che pensa solo all’aspetto esteriore. Teresa è ribelle e molto forte, in grado di aiutare chi ne ha bisogno e di mettersi in gioco pur di far migliorare le cose.

Un libro da 4 stelline, che ne ha persa mezza nel finale secondo me un po’ troppo surreale e veloce. Ripensandoci ci può stare, ma è un po’ troppo fantasioso e inverosimile. Non per questo il libro ha perso il suo fascino, sia chiaro!

rating 4

kiafirma

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