Ciao a tutti, è un po’ di tempo che non mi faccio sentire con una recensione, ma il motivo c’è. Finalmente, quindici giorni fa, ho deciso di riprendere la mia sfida personale di lettura in inglese. D’altronde, le serie tv in lingua e coi sottotitoli in inglese le guardo, perché non dovrei leggere? Il fatto è che faccio una fatica bestiale. Quando vedo che a leggere un libro di meno di 200 pagine mi ci vogliono 2 settimane mi viene il nervoso e, finito il libro ormai iniziato – più per orgoglio che altro-, mollo l’inglese e torno all’italiano. Ogni tanto però mi saltano i 5 minuti e decido di riprovarci. Un po’ di tempo fa avevo letto The Truth About Letting Go di L. T. Moore e mi era piaciuto, sia come storia che come inglese: lo avevo letto senza grosse difficoltà. Durante l’ultimo attacco ‘devo leggere in inglese’ ho quindi pensato alla Moore e, visto che ho sentito parlar bene di questa serie, mi sono buttata. Della serie ne parlano bene, del primo libro un po’ meno e così è stato. Eh già, il libro di cui oggi vi (s)parlo è Dragonfly di Leigh T. Moore.

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Titolo: Dragonfly (Dragonfly #1)
Autore: Leigh Talbert Moore
Editore: Self
Disponibile in italiano: No
Goodreads

Anna Sanders expected an anonymous (and uneventful) senior year until she crossed paths with rich-and-sexy Jack Kyser and his twin sister Lucy.

Pulling Anna into their extravagant lifestyle on the Gulf Coast, Lucy pushed her outside her comfort zone and Jack showed her feelings she’s never experienced… Until he mysteriously withdrew.

Anna turned to her internship at the city paper and to her old attraction for Julian, a handsome local artist and rising star, for distraction. But both led to her discovery of a decades-old secret closely guarded by the twins’ distant, single father.

It’s a secret that could cost her the boy she loves and permanently change all their lives.

 

Avessi letto Dragonfly in italiano, probabilmente l’avrei trovato un libretto leggero, un po’ insulso ma nemmeno troppo, di quelli da leggere in un pomeriggio o spalmato in momenti di delirio durante una settimana di studio intenso. Leggerlo in inglese e metterci un bel po’ di tempo dovendomi concentrare di più su ogni frase, mi ci ha fatto riflettere di più.

Partendo dal finale: ha delle potenzialità, quindi il resto della serie lo leggerò, con calma ma sicuramente; anche perché con l’inglese della Moore mi trovo bene e mi invoglia a mettermi in gioco.
Per il resto non saprei che dire, è un grosso boh, un grosso punto di domanda. Lei, Anna, la protagonista, l’ho trovata insulsa, incapace di portare a termine qualsiasi idea ad esclusione del giornalismo, che ama e di cui vuole fare il suo lavoro a fine scuola. Comincia il suo senior year convinta che sarà un anno bruttissimo e infelice perché la sua migliore amica si è trasferita e lei prevede di rimanere da sola per tutta la durata dell’anno. Deve affrontare l’ultimo anno di liceo e un fase della sua adolescenza da sola, ma non trovo che basti a giustificare tutti i suoi comportamenti. Sarà che è giovane, e quindi non ci aspettiamo grande maturità, ma non può nemmeno andare avanti a stare raggomitolata sul letto a piangersi addosso, sia perchè un ragazzo non le parla, sia perché le parla e quindi lei non sa cosa fare. Come minimo 6 volte nel corso del libro si è messa a letto sostenendo che non sarebbe mai riuscita a dormire a causa dei troppi pensieri e poi “Sleep must have come, because the next time I opened my eyes it was daylight”. Bah.
Lui, Jack, il figo, lo prenderei a botte, a calci, a insulti. A scelta, davvero. Non l’ho potuto soffrire fin da subito. Ha i soldi ed è bello e per questo è fermamente convinto di potersi comportare male a piacere. Ha ed ha avuto i suoi problemi, una famiglia complicata alle spalle che influenza anche le sue scelte nel corso del libro
Lui, Julian, è l’amore. Però anche lui non mi finisce di convincere. L’artista, l’amico che vorrebbe qualcosa di più, ma non è in grado di capire che Anna ha bisogno di tempo. Si ritrova così a tornare sui suoi passi con le orecchie basse e la coda tra le gambe più di una volta. E devo dire che la cosa mi dispiace.
La storia è abbastanza piatta, non tanto perchè scontato, anzi, quanto perché, in un certo senso, la trama continua a girare su sè stessa, intorno a un’ipotetica storia d’amore che ci viene promessa quasi ad ogni pagina. L’unica ‘svolta’, in un certo senso inverosimile, che fa uscire dal letargo la nostra protagonista improvvisamente interessata alla vita e al mondo che la circonda, viene portata a galla, spiegata e sviscerata nel giro di poche pagine, per poi tornare alla normalità.
Anche il rapporto di Anna coi suoi genitori mi lascia perplessa, non si fa vedere per giorni a casa, rientra solo per mettersi nel letto a piangere e dormire.

Mi rendo conto che probabilmente del mio sproloquio sulle perplessità e su quel fondo amaro che mi ha lasciato questo libro, vi interessa relativamente, quindi mi fermo qui. Se c’è qualcuno che lo ha letto – o lo leggerà grazie (?) a questa “recensione” (hahaha) – e vuole parlarne io sono qui, e ben disposta a pareri contrari – e non-.

2 Commenti su Recensione: Dragonfly di Leigh Talbert Moore

  1. Ammetto pubblicamente che è colpa mia se lo hai letto e ammetto pubblicamente che concordo. Come inizio della serie non è per niente eccellente, ma già dal secondo migliora un sacco. Il secondo è qualcosa di incredibile e mi continuo a chiedere come abbia fatto a scriverlo. Sono 4 libri che si riprendono l’uno con l’altro e, quando arriverai alla fine del terzo, vorresti leggere subito il quarto.
    Jack va preso a calci. Julian lo adorerai man mano con i libri. Anna migliorerà un pochino, ma la voglia di prenderla a randellate rimarrà.
    Ti dico di non rinunciare a leggerli perchè il secondo ti stupirà, almeno io ne sono rimasta stupita.
    Grande Kia!!!!

    • Di colpe ne riparliamo alla fine di tutti quattro allora 🙂 Finisco Trentatré e poi credo che mi butterò sul secondo. In fondo mi fido dei tuoi consigli librosi 🙂
      Kia

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