Buongiorno lettori! Sto riprendendo il ritmo di lettura quindi eccomi con una nuova recensione. Sta volta tocca a La psichiatra di Wulf Dorn.

la psichiatra cover

La psichiatra
di Wulf Dorn
Editore:

Tea

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Pagine:
395

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Uscita:
2011

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Link:

Amazon

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GoodReads

Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un’umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l’Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all’Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall’ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l’incubo. Nessuno l’ha vista uscire, nessuno l’aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l’Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia.
Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine…

Mi sono imbattuta in questo titolo su consiglio di un’amica amante dei thriller: la trama mi ha attirata da subito e, sebbene l’abbia fatto aspettare un po’, questo libro mi è piaciuto.

Vi confesso che ci ho messo un po’ a metabolizzarlo. Era il mio primo approccio a Wulf Dorn e non sapevo davvero che cosa aspettarmi. Credo leggerò altro di suo, ma rigorosamente a piccole dosi e in momenti di umore ottimo, altrimenti non penso riuscirei ad apprezzare un libro con una storia dello stampo de La psichiatra. Questo libro è infatti un thriller psicologico – più psicologico che thriller – molto molto sottile che mi ha lasciata a bocca aperta, con tanta ansia e un po’ di pelle d’oca.

La protagonista è Ellen, una giovane psichiatra che lavora in un ospedale psichiatrico tedesco. Nella sua carriera ha conosciuto situazioni terribili, ha visto da vicino gli scherzi che la mente umana può fare. Tutto però si complica quando Chris, il suo compagno, va in vacanza in Australia e le lascia un caso particolarmente interessante, un CPI. C’è una donna, nella stanza numero 7, distrutta dalla paura. Una donna che in qualche senso ricorda una bambina – nella voce e nei modi di fare – ma a vederla è una donna adulta che ha subito delle violenze. Il giorno dopo scompare e nessuno in clinica sembra averla mai vista. Ellen inizia quindi una ricerca tutta sua per salvare la sconosciuta dall’Uomo Nero di cui parla.
Ci troviamo quindi ad affrontare ogni momento della ricerca insieme ad Ellen, dubitando con lei di chiunque le stia intorno, facendoci influenzare dai suoi pensieri e dalle sue paure.

L’altro protagonista è Mark, psichiatra collega di Ellen, il cui ruolo rimane fumoso per buona parte del libro. È giusto che sia così e non posso assolutamente dire che avrei voluto vederlo più caratterizzato, si sarebbe persa una parte di libro.

Ci sono dei passaggi crudeli e cruenti, la risoluzione del caso fa venire i brividi. Ripensando al libro con il senno del poi, a determinati passaggi, viene veramente da pensare, da chiederci effettivamente dove ci può portare la nostra mente se ci convinciamo di qualcosa o se il nostro corpo deve difendersi da qualcosa di più grande di noi.

Non ho potuto far altro che stupirmi della bravura di questo autore nel portare il lettore a pensare esattamente ciò che lui ha deciso. Più di una volta io stessa ho cambiato idea sul colpevole, arrivando a convincermi di qualcosa che mi è poi stato ribaltato capitolo dopo capitolo. Ammetto anche di essere arrivata alcune volte – tanto per farvi capire l’intreccio e la confusione costruita – alla soluzione corretta. Ora, dopo aver finito la lettura, mi rendo conto che probabilmente era proprio questo che l’autore voleva: metterci la conclusione sotto gli occhi, smontarla pezzettino per pezzettino, farci credere di esserci immaginati tutto, per poi ricominciare a costruirla sotto i nostri occhi.

La trama è costruita in maniera molto complessa ed è eccezionalmente precisa e particolareggiata. Nonostante questo, la lettura risulta scorrevole e piuttosto semplice anche se vengono affrontati momenti delicati della vita di una persona e situazioni difficili.

È quindi sì un thriller, ma uno molto particolare. Per esempio non mi sentirei di consigliarlo ad una persona che si vuole avvicinare a questo genere. Sono invece convinta che potrebbe piacere, e molto, ai grandi appassionati di thriller psicologici, coloro che hanno un mente allenata alle brutture di questo genere di libri e che quindi non potranno non apprezzare questo racconto un po’ inquietante.

2 Commenti su Recensione: La psichiatra di Wulf Dorn

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