Buongiorno lettori. Spero di aver ritrovato il ritmo ed eccomi con una nuova recensione di uno dei tanti libri letti ad agosto. In questo momento io sono – finalmente – in vacanza ma non potevo abbandonare tutto alla Mon e quindi le ho lasciato questa recensione. Il libro di cui vi parlo oggi è Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti.

fiori sopra l'inferno cover

Titolo: Fiori sopra l’inferno
Autore: Ilaria Tuti
Editore: Longanesi

«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura»

Fiori sopra l’inferno dormiva nella mia libreria da qualche mese. Ne avevo sentito parlare solo bene e quando, in primavera, ho scoperto che ci sarebbe stata Ilaria Tuti nella mia città, non ho potuto fare a meno di andarla a sentire, approfittando dell’occasione per acquistare e farmi autografare il suo thriller d’esordio.

Finalmente, in occasione della #squadreadathon2018 sono riuscita a leggerlo. È stata la mia lettura notturna, il libro che ha contribuito a tenermi sveglia. E vi posso dire che mi è piaciuto davvero tanto. Teresa Battaglia, il commissario protagonista di Fiori sopra l’inferno, è eccezionale. È un personaggio ben costruito, reale, autoironico. Teresa ha le sue debolezze, soffre per l’avanzare della sua età, ma allo stesso tempo non esita a mettersi sempre in gioco, si vuole mantenere attiva e immersa nel lavoro che adora. È un personaggio vero, palpabile, di cui in ogni occasione conosciamo sfaccettature diverse. Ha sempre la risposta pronta, è intelligente e simpatica oltre che, quando serve, un po’ acida e severa.

Il contesto in cui si svolgono le indagini di Fiori sopra l’inferno è nitidissimo, seppure di fantasia. Ci troviamo in un paesino che prende spunto dai luoghi di montagna friulani, al confine con l’Austria e siamo in pieno inverno. La bravura di Ilaria nel descrivere luoghi, personaggi e situazioni è sconvolgente: prende il lettore e lo catapulta nel mondo che ha immaginato e costruito, in compagnia dei personaggi che si è inventata. Sentiamo il freddo e la paura, così come li sentono i protagonisti della storia.

Fin dall’inizio l’autrice è in grado di far accaponare la pelle al lettore, raccontando fatti successi anni prima, che ci lasciano con i brividi e ci fanno già presagire il peggio.
E poi iniziano i delitti, descritti e raccontati in una maniera che fa emozionare e che non lascia scampo al lettore. Il colpevole, dal mio punto di vista, è intuibile. Non il nome, non il chi preciso, ma si inizia presto a capire il nesso tra le storie che racconta Ilaria, tra le varie finestre temporali. Trovo che questo dia ancora più effetto al libro, perché il lettore viene accompagnato piano piano fino alla fine, tra una certezza subito smentita e un colpo di scena.

Merita menzione anche la parte psicologica, non invadente e nemmeno medica, ma presente e fondamentale ai fini della storia.

In poche parole, complimenti a Ilaria Tuti per questo romanzo d’esordio: completo, veloce, piacevole, ‘agghiacciante’ (ovviamente in senso positivo, come deve essere un thriller). Un libro che si divora, affascinati. Un libro dove le descrizioni stupende si alternano al racconto senza rallentarlo né renderlo noioso, ma dandogli quel qualcosa in più, quella poesia e quella concretezza che, talvolta, nella crudità dei delitti narrati, passa in secondo piano. Una storia che vi consiglio di leggere, ma non in pieno inverno in un paesino di montagna se siete suggestionabili. Io, personalmente, spero di leggere presto un’altra avventura del commissario Battaglia.


 

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