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Review Party: Dove finisce la notte di Daniela Tully


Buongiorno lettori!
Oggi vi lascio la recensione della prima lettura terminata del 2019. Un libro davvero bello in uscita domani per Garzanti e che ho avuto l’opportunità, insieme ad altre blogger, di leggere in anteprima. Si tratta di Dove finisce la notte di Daniela Tully, un romanzo pieno di sentimenti cui fa da sfondo la seconda guerra mondiale in Germania.

dove finisce la notte cover

Dove finisce la notte
di Daniela Tully
Editore:

Garzanti

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Pagine:
250

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Uscita:
17 gennaio 2019

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Link:

Amazon

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GoodReads

Monaco, 1990. Il vento del Nord è arrivato, e con lui quella lettera. Una lettera inaspettata, datata 1944, e destinata a cambiare la vita di Martha Wiesberg per sempre. Martha è una sopravvissuta, ha conosciuto l’odio e la violenza, ma, per la prima volta, ha paura. Paura di quelle parole scritte, del segreto che custodiscono e che la riporta agli anni dell’ascesa di Hitler e del Terzo Reich. Scoprire la verità è pericoloso, ma Martha non ha scelta: deve partire per un luogo che solo lei conosce, anche a costo di abbandonare la nipote, la giovane Maya, che ha allevato e accudito sin dalla nascita.

Stati Uniti, 2016. Morbide colline si stendono a perdita d’occhio fino a incontrare una foresta densa e scura: è qui, nel folto degli alberi, che sorge un antico e lussuoso residence. È qui che Maya cerca di far luce sulla morte della nonna Martha. Era scomparsa nel nulla, molti anni prima. E adesso la scoperta del corpo. Anche se non è riuscita a perdonarla per averla lasciata all’improvviso, Martha sa di doverle molto: è lei ad averle insegnato tutto quello che sa attraverso le sue storie. Favole che narravano di tempi in cui amarsi era proibito, in cui una carezza poteva fare male, in cui la notte pareva senza fine. Ora Maya vede tutto con chiarezza: la nonna ha sempre voluto che lei arrivasse lì, disseminando tanti piccoli indizi nelle sue storie. E adesso ha intenzione di ritrovarli tutti per riportare a galla la verità. Perché c’è un’ultima storia che aspetta di essere svelata. Quella di un amore profondo e contrastato che la guerra ha reso impossibile, ma non ha distrutto. Di una promessa che attende di essere mantenuta. Di un odio che non bisogna dimenticare, perché è capace di uccidere ancora.

 
Ormai lo sapete, quando sento odore di romanzo d’amore a sfondo storico non capisco più nulla. Se poi ci sono due linee temporali che si incrociano e se lettere polverose e scoperte la fanno da padrone…beh. Non ho scampo. Dove finisce la notte si prospetta proprio così: un romanzo d’amore, che si mischia ad un thriller, su base storica. Una ragazza, Maya, che si trova tra le mani un segreto che le ha lasciato la nonna Martha.

I personaggi del romanzo sono tutti ben costruiti e caratterizzati, ma due in particolare mi rimarranno nel cuore.

Maya è un bellissimo personaggio. Inizialmente un po’ insignificante, si rivela poi essere molto interessante. È una ragazza che ha avuto una vita molto piatta e normale, se si toglie la perdita della madre e il fatto che l’abbia cresciuta la nonna. Lavora nella libreria di sua proprietà, si è separata da poco dal compagno. Le manca la nonna, scomparsa anni prima senza lasciare traccia.
È quando scopre una novità, una pista che potrebbe portarla a conoscere la verità sulla scomparsa della nonna che Maya decide di dare una svolta alla sua vita. Prende tutto il coraggio che ha e si imbarca su un aereo, mezzo che rappresenta il suo cambiamento. Il volo coincide con l’inizio di una nuova fase della sua vita,un periodo fatto di consapevolezza maggiore, dolore, scoperta e rinascita.

Sigfried è l’altro personaggio degno di nota, secondo me. Un uomo costretto a nascondere e relegare il suo vero essere, i suoi sentimenti a causa di una famiglia molto strana, ma soprattutto a causa del suo ruolo nella seconda guerra mondiale. Siegfrid è un personaggio empatico, reale, fin troppo perfetto. È un protagonista che ama senza riserve, pur sapendo di non poterlo fare.

Il romanzo si snoda lungo due filoni temporali: il primo ai giorni nostri, con Maya che sconfigge le sue paure e la monotonia della sua vita alla ricerca del segreto che le ha lasciato la nonna. L’altro negli anni ‘40, in una Monaco in pieno regime Nazista. La storia è costruita in modo particolare, un po’ romanzo, un po’ lettere ritrovate, un po’ racconti trascritti e tramandati. Forme narrative diverse che si mischiano dando vita ad un romanzo particolare e scorrevole che si fa amare.

Così come si intrecciano i filoni temporali, alla storia d’amore e al romanzo storico si intreccia anche un thriller. Abbiamo un mistero da risolvere, abbiamo degli indizi, abbiamo Maya che indaga e che pian piano capisce. E noi, ovviamente, non possiamo essere da meno.

Dove finisce la notte è un romanzo costruito su un amore mai terminato, un amore più forte della politica, delle differenze e delle distanze. È un romanzo che racconta la storia di persone apparentemente lontanissime i cui destini sono però irrimediabilmente intrecciati e uniti dalla vita.

Quella di Maya è una storia piena di sentimenti forti e reali, che non si fanno spezzare dai segreti e dal tempo.

Non posso che consigliarvi di leggere questo romanzo: alla fine di una lettura piacevole vi troverete il mistero risolto in maniera soddisfacente e potrete farvi riempire da tutto l’amore che sgorga dalle pagine di questo libro.

Recensione: Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti

Buongiorno lettori. Spero di aver ritrovato il ritmo ed eccomi con una nuova recensione di uno dei tanti libri letti ad agosto. In questo momento io sono – finalmente – in vacanza ma non potevo abbandonare tutto alla Mon e quindi le ho lasciato questa recensione. Il libro di cui vi parlo oggi è Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti.

fiori sopra l'inferno cover

Titolo: Fiori sopra l’inferno
Autore: Ilaria Tuti
Editore: Longanesi

«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura»

Fiori sopra l’inferno dormiva nella mia libreria da qualche mese. Ne avevo sentito parlare solo bene e quando, in primavera, ho scoperto che ci sarebbe stata Ilaria Tuti nella mia città, non ho potuto fare a meno di andarla a sentire, approfittando dell’occasione per acquistare e farmi autografare il suo thriller d’esordio.

Finalmente, in occasione della #squadreadathon2018 sono riuscita a leggerlo. È stata la mia lettura notturna, il libro che ha contribuito a tenermi sveglia. E vi posso dire che mi è piaciuto davvero tanto. Teresa Battaglia, il commissario protagonista di Fiori sopra l’inferno, è eccezionale. È un personaggio ben costruito, reale, autoironico. Teresa ha le sue debolezze, soffre per l’avanzare della sua età, ma allo stesso tempo non esita a mettersi sempre in gioco, si vuole mantenere attiva e immersa nel lavoro che adora. È un personaggio vero, palpabile, di cui in ogni occasione conosciamo sfaccettature diverse. Ha sempre la risposta pronta, è intelligente e simpatica oltre che, quando serve, un po’ acida e severa.

Il contesto in cui si svolgono le indagini di Fiori sopra l’inferno è nitidissimo, seppure di fantasia. Ci troviamo in un paesino che prende spunto dai luoghi di montagna friulani, al confine con l’Austria e siamo in pieno inverno. La bravura di Ilaria nel descrivere luoghi, personaggi e situazioni è sconvolgente: prende il lettore e lo catapulta nel mondo che ha immaginato e costruito, in compagnia dei personaggi che si è inventata. Sentiamo il freddo e la paura, così come li sentono i protagonisti della storia.

Fin dall’inizio l’autrice è in grado di far accaponare la pelle al lettore, raccontando fatti successi anni prima, che ci lasciano con i brividi e ci fanno già presagire il peggio.
E poi iniziano i delitti, descritti e raccontati in una maniera che fa emozionare e che non lascia scampo al lettore. Il colpevole, dal mio punto di vista, è intuibile. Non il nome, non il chi preciso, ma si inizia presto a capire il nesso tra le storie che racconta Ilaria, tra le varie finestre temporali. Trovo che questo dia ancora più effetto al libro, perché il lettore viene accompagnato piano piano fino alla fine, tra una certezza subito smentita e un colpo di scena.

Merita menzione anche la parte psicologica, non invadente e nemmeno medica, ma presente e fondamentale ai fini della storia.

In poche parole, complimenti a Ilaria Tuti per questo romanzo d’esordio: completo, veloce, piacevole, ‘agghiacciante’ (ovviamente in senso positivo, come deve essere un thriller). Un libro che si divora, affascinati. Un libro dove le descrizioni stupende si alternano al racconto senza rallentarlo né renderlo noioso, ma dandogli quel qualcosa in più, quella poesia e quella concretezza che, talvolta, nella crudità dei delitti narrati, passa in secondo piano. Una storia che vi consiglio di leggere, ma non in pieno inverno in un paesino di montagna se siete suggestionabili. Io, personalmente, spero di leggere presto un’altra avventura del commissario Battaglia.


 

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Review Party: Non è detto che mi manchi di Bianca Marconero

Buongiorno lettori! La recensione di oggi, al secondo giorno di questo review party, arriva per festeggiare l’uscita di un libro che non vedevo l’ora di leggere e che è uscito ieri. Avete già capito di cosa sto parlando? Ovviamente di Non è detto che mi manchi di Bianca Marconero.

non è detto che mi manchi cover

Titolo: Non è detto che mi manchi
Autore: Bianca Marconero

Fosco è un giovane programmatore con tre grandi passioni: i videogiochi, il parkour e la sua ragazza Gaia. Per sbarcare il lunario collabora con una rivista specializzata. Dopo anni di convivenza, Gaia esige da lui un gesto maturo. Per non deluderla, Fosco pensa di candidarsi per una promozione, sebbene questo significhi aumentare le ore di lavoro e abbandonare definitivamente il videogioco che sta progettando da anni. Mentre lui è alle prese con i suoi dubbi, tutta la redazione è in fermento per l’arrivo di Emilia, una modella star dei social, che collaborerà con la rivista per qualche tempo. Per Fosco la comparsa della popolarissima influencer non è altro che l’ennesima scocciatura, ma una serie di coincidenze inattese porterà i due ad avvicinarsi e a scoprire un’affinità sorprendente… Chi avrebbe mai potuto immaginare che mondi tanto diversi potessero comunicare e capirsi? Più passa il tempo e più Emilia dimostra di essere l’unica persona che sappia vedere Fosco per quello che è davvero, mentre Fosco, superando i propri pregiudizi, riesce a cogliere la vera natura di Emilia. E, per la prima volta nella loro vita, i sogni non sembrano più tanto stupidi, ma straordinariamente realizzabili.
Lei è una star dei social.
Lui vive dietro uno schermo.
Potrà mai essere vero amore?

Da quando ho scoperto dell’uscita di questo libro, ho iniziato una trepidante attesa finché non l’ho avuto tra le mani. L’ho letteralmente divorato e credo anzi che lo rileggerò a breve perché sono assolutamente convinta di essermi persa un sacco di amore e sfumature. Il punto è che non riuscivo a rallentare, ogni pagina volevo scoprirne di più su Fosco, Emilia, Alessandro e Alice.
Proprio così. Anche questa volta Bianca è riuscita a creare dei personaggi che ci entrano di forza nel cuore. Che, se anche ci sembrano odiosi, fanno qualcosa che rende impossibile non amarli.

Se Marco Bertani si era fatto stretto per lasciare uno spazio ad Andrea Serpieri, ora entrambi hanno dovuto lasciare un pochino del loro spazio a Pietro Foscarini. Fosco è un programmatore che però recensisce videogiochi per lavoro. Nerd al punto giusto, nasconde due occhi blu da infarto dietro agli occhiali, sostenendo che le dita negli occhi gli fanno paura e quindi le lenti non le indosserà mai.

Nel palazzo dove lavora Fosco conosciamo Alessandro, il capo nonché cugino di Pietro. Uno di quei personaggi di Bianca per cui non riesci a fare il tifo, ma che in qualche modo riesce comunque a farsi amare entro la fine del libro. E poi conosciamo Alice, quello che posso affermare sia il mio personaggio preferito. Alice è acidissima, ma molto brava. Intelligente, preparata, risolve le emergenze all’interno della redazione di Lollipop, un settimanale per ragazzine, e sostanzialmente litiga con Alessandro. E qui parte la prima richiesta: Bianca, ma la storia di Alessandro e Alice la scopriremo mai? Perché è evidente che sia successo qualcosa tra i due, ma che cosa? Ti prego, adoro Alice.

E poi c’è Emilia, b, la Instagirl che arriva nella redazione di Lollipop per una serie di numeri dedicati a lei. Emilia è…beh, Emilia la dovete scoprire. Emilia è un personaggio che all’inizio pare avere la profondità di una pozzanghera, ma che scopriamo essere decisamente di più mano a mano che proseguiamo con la lettura. È un personaggio che cresce è vero, ma trovo sia più un personaggio che trova la forza per mostrarsi per quello che è davvero fin dall’inizio.

Non è detto che mi manchi segue quello che è lo ‘schema Bianca’. Due personaggi totalmente diversi che sembrano non avere assolutamente nulla in comune, nemmeno un appiglio a cui aggrapparsi per trascinarsi uno verso l’altro. Eppure le cose evolvono, le persone si scoprono, le impressioni possono rivelarsi sbagliate. L’amore nelle storie di Bianca è una costante, quell’amore da romanzo, infinito, palpabile. Quell’amore che pur essendo ‘finto’ incontra delle difficoltà che ce lo fanno sentire più vicino, più nostro. Sono storie dolci, che fanno sognare, sospirare…e terminare la lettura in FIUMI di lacrime. Adesso attendo l’extra: sono curiosa di sapere se piangerò ancora o se mi darà lo stesso senso di soddisfazione del +1 di Un altro giorno ancora.

Due personaggi di cui non posso non parlarvi: Glitch, il gatto rosso che trova Fosco quando ne ha più bisogno e senza il quale la storia sarebbe diversa e Amelia, la madre di Fosco. Una donna che inizialmente ci fa storcere un po’ il naso ma che pian piano si mostra sempre più umana ed empatica e che mi ha in un certo senso conquistata.

Non è detto che mi manchi, quindi, posso dire che non mi ha assolutamente delusa, anzi. Mi ha lasciata svuotata di lacrime, ma piena di quell’amore di cui Bianca sa scrivere con una semplicità disarmante. Penso di avervelo già detto con Un altro girono ancora, ma lo ripeto. Fatevi un regalo, leggete questo libro, questa autrice: non potrete che innamorarvene.


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Recensione: Figlie del mare di Mary Lynn Bracht

Buongiorno lettori. Ammetto di aver saltato un paio di recensioni, che prometto di recuperare, ma il libro di cui voglio parlarvi oggi è Figlie del mare di Mary Lynn Bracht.

figlie del mare cover

Titolo: Figlie del mare
Autore: Mary Lynn Bracht
Editore: Longanesi

Corea, 1943. Per la sedicenne Hana sapere immergersi nelle acque del mare è un dono, un antico rito che si trasmette di madre in figlia. Nel buio profondo delle acque, è solo il battito del cuore che pulsa nelle orecchie a guidarla sino al fondale, in cerca di conchiglie e molluschi che Hana andrà a vendere al mercato insieme alle altre donne del villaggio. Donne fiere e indipendenti, dedite per tutta la vita a un’attività preclusa agli uomini.
Nata e cresciuta sotto il dominio giapponese, Hana ha un’amatissima sorella minore, Emi, con cui presto condividerà il lavoro in mare. Ma i suoi sogni si infrangono il giorno in cui, per salvare la sorella da un destino atroce, Hana viene catturata dai soldati giapponesi e deportata in Manciuria, dove verrà imprigionata in una casa chiusa gestita dall’esercito.
Ma una figlia del mare non si arrende, e anche se tutto sembra volerla ferire a morte, Hana sogna di tornare libera.
Corea del Sud, 2011. Arrivata intorno agli ottant’anni, Emi non ha ancora trovato pace: il sacrificio della sorella è un peso sul cuore che l’ha accompagnata tutta la vita. I suoi figli vivono un’esistenza serena e, dopo tante sofferenze, il suo Paese è in pace. Ma lei non vuole e non può dimenticare…
In Figlie del mare rivive un episodio che la Storia ha rimosso: una pagina terribile che si è consumata sulla pelle di intere generazioni di giovani donne coreane. E insieme vive la storia di due sorelle, il cui amore resiste e lotta nonostante gli orrori della guerra, la violenza degli uomini, il silenzio di oltre mezzo secolo finalmente rotto dal coraggio femminile.

Ho letto questo libro per caso, grazie a Longanesi. Mi ispirava, ma probabilmente sarebbe finito nella mia immensa lista dei libri da leggere e ci sarebbe rimasto per un po’. Invece me lo sono ritrovata sul Kobo e l’ho letteralmente divorato. Sono rimasta soddisfattissima e posso dire che Figlie del mare, da qualche giorno, è entrato nell’elenco dei libri che inizierò a consigliare al mondo intero.
Figlie del mare rientra a pieno titolo in quelle che sono le ‘mie letture’, quel genere in cui mi sento a casa e che leggo sempre volentieri. I romanzi a sfondo storico, che mi fanno scoprire aspetti della storia perlopiù sconosciuti pur mantenendo una componente di storia inventata, mi fanno impazzire. Se poi sono scritti bene come questo, non posso che adorarli.

Mary Lynn Bracht, in questo romanzo, racconta – in qualche modo anche denunciando – alcuni aspetti più nascosti di quelli che sono stati gli anni della seconda guerra mondiale, e quelli successivi – in Corea. Nello specifico si concentra sulla storia di quelle che sono chiamate ‘comfort women’, cioè ragazze, solitamente molto giovani tra i 13 e i 19 anni, che venivano rapite dalle famiglie e portate in bordelli giapponesi al servizio dei soldati. La storia che sta alla base di questo romanzo è pressoché agghiacciate, lascia la pelle d’oca e si inserisce a pieno titolo nei grandi orrori di cui l’umanità si è segnata a metà del secolo scorso.

Insieme a questa parte dolorosa, troviamo anche un’altra curiosità. Sapete chi sono le haenyeo? Sono donne coreane, le cosiddette donne del mare, che da secoli si immergono nelle acque dell’isola di Jeju alla ricerca di abaloni, ricci di mare e polpi. Da più di mille anni, queste donne riescono a mantenere la loro indipendenza e a collaborare nel mantenimento della famiglia grazie al cibo che procurano e che vendono. Questa tradizione viene tramandata dalle madri alle figlie che iniziano ad immergersi giovanissime e vengono addestrate per raggiungere anche due minuti di apnea.

Ma torniamo al libro. Quella che troviamo all’interno de Le Figlie del mare non è una cronaca, un racconto di fatti accaduti. È piuttosto una storia affascinante e ben scritta, che si insinua nella testa dei lettori, che si fa amare.

I capitoli si alternano tra la Corea del 1943 e la Corea del Sud del 2011. Nei primi troviamo Hana, haenyeo sedicenne che, pur di salvare la sorellina Emi dal suo destino, si fa rapire da alcuni soldati giapponesi. Verrà poi spedita in Manciuria in una casa chiusa, al servizio dei soldati dell’esercito giapponese. Nonostante il dolore, gli sforzi e le ingiustizie subite, il suo desiderio è quello di tornare, un giorno libera. Ma soprattutto, desidera che la sua storia venga conosciuta da più persone possibili.

Nel 2011 troviamo invece una Emi ormai anziana che ancora non riesce a scendere a patti con la scomparsa, tanti anni prima, della sorella maggiore. Non ha più saputo quale sia stata la sua fine, nessuno è al corrente della sorella che le manca come fosse appena stata rapita.
Ma quando Emi si accorge che il suo tempo sta per scadere e che i suoi figli meritano di sapere, si accorge di quanto sia difficile scavare nuovamente nella memoria.
Figlie del mare ci porta con delicatezza a riscoprire una parte di storia troppo poco conosciuta, io per prima ammetto di essere stata totalmente ignorante prima di questa lettura. Eppure quello che domina il romanzo sono l’amore per la famiglia, per la propria storia. Il coraggio di queste donne di non abbattersi, di non rinunciare a sperare in una vita migliore e nella giustizia.

Vi consiglio questa lettura con il cuore. Concedegli qualche giorno – si legge rapidamente – e ne uscirete davvero con qualcosa in più. A me ha lasciato molto: dolore, consapevolezza, coraggio. Quindi fatevi un regalo, leggete Figlie del mare, immergetevi nelle pagine di Mary Lynn Bracht, fatevi catturare dalla storia di Hana e Emi, soffrite con loro. Vi assicuro che non ne rimarrete delusi.


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