movie challenge 2015

Recap Challenge 2015!

Buongiorno a voi e “Happy New Year”! A inizio anno scorso avevamo lanciato la Reading e la Movie Challenge da completare entro il 2015 ed ora, ad anno concluso tiriamo le somme. Ci abbiamo provato a riuscire a finire la challenge ma alla fine l’unica che ce l’ha fatta sono stata io (Anna) perché effettivamente leggere cinquanta libri probabilmente porta via più tempo che vedere cinquanta film (vorrei sottolineare però che tre quarti dei film che ho visto duravano tutti due ore). Tra l’altro ieri ho visto la pubblicità dei famigerati ‘libri distillati’ , ovvero best-seller tagliati per poter essere letti nel tempo di un film ma la cosa non mi ha convinto troppo. Tornando a noi, qui sotto vedete il recap dei nostri punteggi con i link relativi alle relative challenge 🙂

2015 Reading Challenge

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Score: 36/50
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Score: 23/50

 

2015 Movie Challenge


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Score: 50/50

 

Penso di parlare a nome di tutte e tre dicendo che è stata una sfida davvero interessante! Ognuna di noi ha avuto la scusa giusta per leggere quel libro/vedere quel film che aveva in lista da tempi immemori e sicuramente siamo state spinte ad allargare i nostri orizzonti per riuscire a trovare un libro/film che potesse rientrare nelle categorie stabilite! A questo punto direi che ci meritiamo un piccolo applauso:
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La Chiara e la Monica mi comunicano dalla regia che loro faranno una Reading Challenge ma stavolta con meno punti. Vi ricordo inoltre la nostra iniziativa per trascorrere un grande 2016 insieme: la Book Jar Challenge 2016 (se volete partecipare siete sempre in tempo, bast solo comunicarci la vostra mail 😉 )
Detto ciò vogliamo ringraziarvi per il vostro supporto e augurarvi di cuore un Buon Inizio Anno da tutto lo staff Ikigai (adoro chiamarci così)!
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anna firma

Recensione: The Tourist di Florian Henckel von Donnersmarck

Buongiorno! In questi giorni tra lavoro, salute che va e viene e preparazione atletica al pranzo di Natale il tempo per vedere film è scarseggiato un po’. L’altro giorno ho guardato questo nel tentativo di finire la Movie Challenge di quest’anno e sono finalmente riuscita a trovare un film che durasse meno di due ore (ultimamente tutti i film che sto guardando non durano meno di due ore). Probabilmente l’avrete già visto o per lo meno sentito parlare. Tre quarti del film sono stati girati a Venezia, ovvero una trentina di km più in là di casa mia e nonostante uno dei giorni in cui giravano fossi proprio lì a Venezia, non sono riuscita a incontrare nessuno di famoso (siamo andate a chiedere per bar e ristoranti per cercare di capire dove potessero essere ma nada).
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Titolo: The Tourist
Titolo originale: The Tourist
Regia: Florian Henckel von Donnersmarck
Anno: 2010
Durata: 103 min
IMDB

Frank (Johnny Depp) è un turista americano che si trova in vacanza in Italia per cercare di lasciarsi alle spalle un passato di delusioni sentimentali, ma mai avrebbe potuto immaginare che questo viaggio avrebbe sconvolto la sua vita. Tutto inizia quando conosce Elise (Angelina Jolie), una donna travolgente e misteriosa, e ne resta folgorato. Ma l’incontro è tutt’altro che casuale e, inseguendo una potenziale storia d’amore, Frank si troverà presto invischiato e travolto in una spirale di intrighi e pericoli, sullo sfondo di una Venezia mozzafiato.

Il film vuole essere una sorta di thriller ma non di quelli pesanti, l’interpol americana vuole infatti catturare un criminale che ha rubato un’ingente somma di denaro ad un mafioso e per farlo segue la sua amante. Dall’affascinante Parigi passiamo alla surreale Venezia della quale ci vengono offerte delle panoramiche spettacolari e si vedono alcuni scorci veramente carini della città lagunare.

Nonostante la presenza e la recitazione impeccabile di Angelina Jolie e Johnny Depp, il film non riesce comunque ad apparire il thriller che sperava di essere. Sembra più una sorta di breve avventura, a tratti comica per le situazioni che si vengono a creare, risultando un film piacevole e adatto a passarsi una serata in tranquillità. Vediamo anche comparire alcuni attori italiani come Cristian De Sica e Raul Bova, ma indubbiamente sfigurano un po’ di fianco alle grandi star di Hollywood.

Secondo me il film non è stato in grado di soddisfare le aspettative iniziali ma c’è da dire che il risultato finale non è male. Onestamente non saprei cos’altro dire se non che vale la pena di guardarlo per due motivi: primo, l’eleganza e lo splendore di Angelina Jolie che qualunque ruolo interpreti fa sempre una gran figura e secondo, vedere interagire insieme De Sica e Johnny Depp è un’esperienza unica.

rating 2.5
anna firma

Recensione: Megane di Naoko Ogigami

Buongiorno! Il Natale si avvicina, Michael Bublè ormai è diventato la colonna sonora dei nostri giorni e la preparazione fisica ai pranzi di Natale sta avendo inizio. In questo periodo sto recuperando tutti gli Star Wars e tra un film e l’altro e mi guardo qualche filmetto orientale come quello di oggi. ‘Megane’ (letteralmente ‘occhiali’) è della stessa regista giapponese Naoko Ogigami di cui avevo recensito un po’ di tempo fa Yoshino’s Barber Shop (la recensione la trovate qui).

Megane
Titolo originale: Megane
Regia: Naoko Ogigami
Anno: 2007
Durata: 106 min
IMDB

Taeko an stressed out career woman leaves her stressed out life in the city for an island vacation. The vacation does not become what expected, as everyone on the island are rather strange.

 

Il film è decisamente particolare e chi non si è mai approcciato al cinema orientale potrebbe trovarlo un po’ senza senso. Ammetto che anche ripensandoci molte volte dopo averlo visto devo ancora effettivamente capire la scelta del titolo. Il film parla di quest’insegnante, Taeko, che si rifugia per le vacanze in quest’isola sperduta del Giappone, talmente remota che i telefoni non prendono. Qui Taeko fa conoscenza con i pochi della locanda, ovvero il proprietario Yuji, una donna anziana di nome Sakura che gestisce un baracchino di granite lungo la spiaggia e Haruna, una giovane insegnate di biologia e quotidiana frequentatrice della locanda. Venendo dalla grande città, Taeko fa fatica a capire le abitudini della gente del posto che è molto cordiale e la invitano sempre a partecipare alle attività quotidiane come, ad esempio, i “merci exercises” ovvero esercizi di aerobica mattutini in riva al mare per ringraziare del nuovo giorno. Il resto del film si concentra principalmente sull’interazione di questi personaggi e sul come trascorrono le giornate in questa isoletta.

Il film ha un ritmo abbastanza lento che riflette l’atmosfera pacata e surreale che traspare dal susseguirsi di inquadrature di paesaggi dai colori pastello o da scene in cui i protagonisti sono impegnati nelle attività più banali quali il mangiare, la pesca, etc. Uno dei principali passatempi è quello che Yuji e Sakura chiamano “twilighting”, ovvero fermarsi a contemplare l’orizzonte riflettendo su qualcosa. Sono il proprietario della locanda e l’anziana donna a spiegare a Taeko che è proprio questo “fermarsi a osservare l’orizzonte” che attira le persone in quel luogo, dove non c’è molto altro da fare. Ma in tutto ciò, Haruna osserva che a Taeko non riesce molto bene il “twilighting” perché è ancora troppo presa dai ritmi della città e perché si fa mille problemi per le cose più semplici, non riuscendo a capire come gli altri riescano a sentirsi soddisfatti e appagati nel loro quotidiano.

Nonostante a prima vista il film possa sembrare noioso, devo dire che invece è molto divertente, non perché comico ma piuttosto perché ci sono delle scene e alcune reazioni dei personaggi che sono davvero inaspettate. Una delle tante, per esempio, è quella in cui Taeko si sveglia la mattina e si trova in camera Sakura in ginocchio che le sorride (un po’ in maniera inquietante) e le da il buongiorno; penso che se fosse toccato a me le avrei lanciato qualcosa. Ma come in altri film orientali, alla fine di tutto si nasconde sempre un piccolo insegnamento, che in questo caso consiste nell’apprezzare le piccole cose di ogni giorno e la vita stessa che molte volte diamo per scontato. Piano piano veniamo cullati da questa realtà calda e tranquilla e invitati a prenderci del tempo per noi stessi. Ed è a questo punto che osservare l’oceano e fare degli esercizi di aerobica diventano un momento importante e speciale della giornata.

rating 3
anna firma

Recensione: Padri e figlie di Gabriele Muccino

Buongiorno a voi!

Mi scuso se la settimana scorsa non sono riuscita a pubblicare, ma tra tirocinio, tesi e cose varie non ce l’ho fatta.
Per rimediare sabato sera sono andata al cinema con il mio papy e mio fratello a vedere un film di cui avevo visto il trailer un paio di giorni prima. Come avete capito dal titolo del post si tratta di “Padri e figlie”.

Padri e figlie
Titolo: Padri e figlie
Titolo originale: Fathers and Daughters
Regia: Gabriele Muccino
Anno: 2015
Durata: 116 min
IMDB

Jake è un romanziere di successo (vincitore di un Pulitzer) rimasto vedovo in seguito a un grave incidente. Si trova a dover crescere da solo l’amatissima figlia Katie, a fare i conti con i sintomi di un serio disturbo mentale e con la sua altalenante ispirazione. 27 anni dopo, Katie è una splendida ragazza che vive a New York: da anni lontana dal padre, combatte i demoni della sua infanzia tormentata e la sua incapacità di abbandonarsi ad una storia d’amore.

Il film racconta del rapporto tra padre e figlia e di come si evolve nel corso degli anni. I fatti non vengono presentati in ordine cronologico,
ma c’è sempre un alternarsi tra passato e presente, cioè quando Katie è piccola e quando, invece, è adulta.
Di conseguenza, salta subito all’occhio il fatto che la bambina, bellissima e adorabile, è
diventata una donna complessata e incapace di amare. Viene naturale cercare di capire il motivo di tale cambiamento e scena per scena questo viene svelato. I continui salti temporali rendono la vita della ragazza una sorta di puzzle emotivo che lo spettatore è invogliato a risolvere. La cosa buffa è che, nonostante Katie sia una psicologa, va lei stessa da un’altra strizzacervelli perché non riesce a risolvere i suoi problemi. Questo ruolo mi è sembrato perfetto per Amanda Seyfried, proprio per quegli occhioni belli e misteriosi dietro il quale sembra sempre nascondersi un animo complicato.

Purtroppo essendo un film drammatico, padre e figlia sono coinvolti in una serie di eventi che non mi è dato svelare, che metteranno a dura prova Jake come padre e segneranno indelebilmente il carattere di Katie. Russell Crowe ha interpretato splendidamente la parte di Jake, ha saputo cogliere tutti i dettagli della malattia che colpisce il suo personaggio, ma non solo. Russell riesce a trasmettere tutto l’amore che un padre può avere nei confronti della figlia attraverso i suoi sguardi intensi e i piccoli gesti che cerca sempre di non far mancare alla sua piccola “patatina”,anche se a volte non è facile.

In particolare mi è piaciuta la scena in cui c’è Jake che sta scrivendo con la sua fedele macchina da scrivere e Katie che gli sta disegnando affianco e i due iniziano iniziano a cantare insieme.

Il film riesce a coinvolgere lo spettatore e a farlo commuovere e mi dispiace, ma preparatevi perché sarà inevitabile che vi scenda qualche lacrima. Io mi sono emozionata in un paio di scene come quando Katie riesce a far parlare una bambina che ha in cura e che non parlava da mesi; o quando capisce di quanto lei sia stata amata dal padre e che in fondo anche lei è in grado di provare per qualcun’altro un sentimento così forte.
Non preoccupatevi, posso garantirvi che non è un film troppo drammatico di quelli in cui davvero si piange da rimanere disidratati. Se avete già visto ‘La ricerca della felicità’ o ‘Sette anime’ saprete come Muccino voglia commuovere ma con delicatezza ed eleganza, sempre cercando di trasmettere un messaggio forte. Alcune risate e colpi di scena non mancheranno ma, con questo film, Muccino ci regala un altro capolavoro e si conferma come gran regista.

rating 4.5
anna firma

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