Crea sito

3 cupcakes

Recensione: The shopping swap – Uno scambio fortunato di Erin Brady

Buongiorno lettori! Come vi ho promesso l’altro giorno nel Teaser Tuesday, eccomi con la recensione di The Shopping Swap – Uno scambio fortunato di Erin Brady.
the shopping swap cover
Titolo: The shopping swap – Uno scambio fortunato
Autore: Erin Brady
Editore: Triskell Edizioni
Link di acquisto: Amazon | Kobo
Goodreads

Maggie Andrew ha un problema: deve convincere Richard, l’avvocato con cui ha una relazione da cinque anni, che è giunto il momento di impegnarsi sul serio. Come? Pianificando un’indimenticabile serata che inizi con una cena romantica e finisca in camera da letto. E per agevolare le cose, Maggie ha speso metà del suo stipendio per acquistare nel grande magazzino Crandall’s della lingerie nera e sexy a cui Richard non potrà resistere. Una volta arrivata a casa però, Maggie si rende conto di avere la shopper di qualcun altro e, invece della sua lingerie molto costosa, si ritrova con una vestaglia che non farebbe girare la testa a nessuno, men che meno a Richard. Quando Maggie ritorna sul luogo in cui è avvenuto lo scambio, incontra Benjamin Sanders, uno sconosciuto alto, moro e molto bello, che non solo ha quello che lei vuole ma potrebbe avere anche quello di cui ha bisogno. All’improvviso, Maggie si ritrova a mettere in discussione il suo rapporto con Richard e non si sente più sicura di niente.

 

The Shopping Swap è, secondo me, esattamente come si presenta. Un chick-lit frivolo e leggero, un libro per passare qualche ora piacevole e non sicuramente un romanzo che ci segnerà.

Margaret, la protagonista, è la classica ragazza che troviamo nei libri di questo tipo. Una ragazza normalissima, la cui storia sta vivendo un momento di stallo. Richard, il ragazzo con cui esce da 5 anni, non vuole saperne di portare la loro relazione ad un livello superiore e passa le giornate in ufficio, tra pratiche e casi importanti.

Digli semplicemente che vuoi un marito e una staccionata bianca. Vuoi una famiglia e un vecchio cane. Diglielo, prima di sprecare altro tempo.

Ben è il ragazzo ‘alto, moro e bello’ che Maggie incontra per puro caso in un negozio. D’altronde, chi di voi non passa le giornate a scontrarsi per caso con degli ottimi partiti?
Ben è comunque adorabile, un po’ stucchevole in alcuni passaggi, ma è il book boyfriend che cerchiamo in questo genere. Gentile, comprensivo, romantico, bellissimo, saggio. Anche ricco, che evidentemente non guasta mai.
Altro personaggio apprezzato, ma che per motivi di spazio è stato ovviamente poco approfondito è Janie, la sorella di Maggie. Un personaggio molto presente, anche se nelle retrovie, e particolarmente importante per la nostra protagonista.

In generale la narrazione non riserva grosse sorprese, quasi tutto è deducibile dalla trama. D’altronde quando prendiamo in mano libri di questo tipo non ci aspettiamo sicuramente la svolta del secolo.

Uno scambio fortunato è in sostanza una storia piacevole e romantica, con il giusto pizzico di ironia (e autoironia della protagonista) che lo rendono una lettura perfetta per passare un pomeriggio sul divano.

Review Party: La corte dei leoni di Jane Johnson

Buongiorno lettori!
In questa settimana super piena, dopo aver festeggiato l’uscita di Arabesque di Alessia Gazzola, festeggiamo anche quella de La corte dei leoni di Jane Johnson per Newton Compton Editori.


la corte dei leoni cover
Titolo: La corte dei leoni
Autore: Jane Johnson
Editore: Newton Compton Editori
Link di acquisto: Amazon | Kobo
Goodreads

Nei momenti più disperati, il destino può riservarti il più incredibile dei doni
Kate Fordham, in fuga dal suo passato, ha trovato riparo sotto falso nome nella bellissima città di Granada, l’antica e soleggiata città spagnola nella quale la dominazione araba ha lasciato evidenti tracce. Nel tentativo di ricostruire la sua vita, Kate lavora come cameriera in un bar all’interno dell’Alhambra, l’antica reggia del sultano. Un giorno, passeggiando in quei giardini meravigliosi, fa una scoperta insolita: nascosto in una crepa del muro di cinta c’è un rotolo di pergamena. È un manoscritto risalente a prima del 1492, l’anno della caduta di Granada, quando la città araba si arrese alla regina Isabella e al re Ferdinando d’Aragona. Sul rotolo compaiono strani simboli che riportano un messaggio proveniente da quell’epoca lontana di pericolo e disperazione. Ma è dall’amore che nasce il misterioso frammento, e la potenza di quel sentimento finirà per cambiare per sempre la vita di Kate.
A volte per arrendersi ci vuole più coraggio che per resistere.

Vi dirò la verità, ho finito da pochissimo questo libro e sono ancora combattuta circa le sensazioni che mi ha lasciato.

Ne La corte dei leoni troviamo due storie che si svolgono nello stesso luogo, ma a più di 500 anni di distanza. La prima si svolge ai giorni nostri, ambientata principalmente a Granada, e ci racconta la storia di Kate. Una ragazza inglese che vive lì sotto falso nome, fuggita da un uomo che per anni le ha fatto solo del male, sia fisico che psicologico.
Kate è sola e spaventata, costretta a vivere lontano dalla gemella e da suo figlio.

L’altra storia è ambientata nella Spagna del XV secolo, dilaniata dalla guerra tra cristiani e musulmani, dal continuo scontro tra il sultano e Ferdinando d’Aragona e Isabella.
Qui conosciamo Abu Abdullah Muhammad, figlio del sultano e Benedict, un ragazzino nato nel deserto comprato per fare compagnia al principe bambino. Benedict è, in sostanza, il vero protagonista della nostra storia. È lui che racconta in prima persona la sua vita al fianco di Momo, cresciuto in una famiglia divisa, incapace di dargli affetto. Attraverso Benedict, il Custode, l’autrice riesce a far immergere il lettore in un’atmosfera di altri luoghi e altri tempi, completamente diversi da quelli a cui siamo abituati. Ci descrive i giardini dell’Alhambra, i colori, i profumi: in altre parole l’immensa bellezza di questo piccolo paradiso. Una perfezione che contrasta con il carattere irascibile e malato del padre di Momo, con l’invidia e la belligeranza di suo zio e con il periodo storico. Siamo in un momento di svolta per la Spagna, ci sono i cristiani, l’Inquisizione e per musulmani ed ebrei è molto difficile, in particolare per chi, come la famiglia di Momo, detiene il potere.

“Ma cosa ne sanno le stelle? Se ne stanno lì solo per farci trovare la strada quando siamo al buio. Non possono svelarti il futuro.”

Lo stesso contrasto lo troviamo, seppure in termini completamente diversi, nella vita di Kate. I colori della Spagna, la bellezza tutt’oggi ammirabile dell’Alhambra, i suoi mosaici, i profumi e i colori della casa e della vita di Abdul – un uomo che Kate conosce per caso a Granada. Tutto questo in contrasto al passato di Kate, un passato buio, di cui vorrebbe dimenticare tutto.
Ma, come spesso succede, tutto ritorna e mette seriamente alla prova la nostra protagonista.

Ho molto apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, così diversi tra loro per conoscenze, usanze e caratteristiche. Soprattutto nella parte ambientata nel XV secolo li conosciamo tutti dal punto di vista di un’unica persona: Momo.

Ho trovato ne La corte dei leoni una bella storia, ben scritta e scorrevole nonostante la componente storica sia molto presente e a volte anche dettagliata. Jane Johnson ha la capacità di prendere, con una scrittura semplice e accattivante senza farci mancare i colpi di scena. Mi è mancata un po’ la magia che di solito si trova in libri ambientati, come questo, tra spezie e colori: la guerra e la storia hanno preso un po’ il sopravvento pur senza risultare mai noiosa.
L’unica critica che posso fare è riguardo l’intreccio delle due storie. Quando mancavano solo 50 pagine alla fine e le storie si erano incontrate solo per pochi dettagli ho iniziato un po’ a storcere il naso. Pensavo che si unissero e si intrecciassero in maniera molto più intensa e il loro accostamento, alla fine, non mi ha lasciata troppo soddisfatta.

Vi consiglio comunque questo libro, perchè è una lettura che scorre via e vi farà passare qualche ora piacevole, incuriosendovi molto probabilmente su un frangente di storia che molti conoscono solo per sommi capi. Io per prima mi sono ritrovata a cercare dettagli e approfondimenti in internet, incuriosita al massimo dalla storia di Momo.


Recensione: Nerve di Jeanne Ryan

Buongiorno!
Siamo a settembre ormai da qualche giorno e mentre tutti parlano di ricominciare io continuo per inerzia. Ho fatto ferie ad inizio luglio quindi il passaggio da agosto a settembre l’ho sentito solo in termini di temperature. Voi avete ricominciato bene?
Oggi sono qui per parlarvi di Nerve di Jeanne Ryan, un libro di cui ho sentito parlare moltissimo – anche in occasione dell’uscita del film tratto dal libro – e che quindi è entrato per curiosità nella mia TBR. Non mi ha soddisfatta appieno, ma nemmeno delusa.

[ALT COPERTINA]
Titolo: Nerve
Autore: Jeanne Ryan
Editore: Newton Compton Editori
Disponibile in italiano:
Goodreads

Quando Vee viene selezionata come concorrente per il gioco in diretta online Nerve, scopre che il gioco la conosce. Gli organizzatori l’hanno attratta e convinta a partecipare con premi allettanti e con la promessa di fare coppia con il ragazzo perfetto, il brillante e sensuale Ian. In un primo momento Nerve si rivela incredibilmente divertente: i fan di Vee e Ian tifano per loro e li spingono ad alzare la posta con imprese sempre più rischiose. Ma il gioco ha una svolta poco chiara quando i partecipanti vengono indirizzati verso una località segreta con altri cinque giocatori per il round del Grand Prize. Improvvisamente stanno giocando il tutto per tutto e in palio c’è la loro vita. Fino a che punto il sangue freddo di Vee la sosterrà per andare avanti?

 

Mi aspettavo una cosa più tipo Hunger Games, a dirla tutta. E in effetti l’andazzo è un po’ quello. Solo un dettaglio – insignificante eh -: ‘sta follia potrebbe tranquillamente avere inizio domani, nella nostra società attuale. Ehhggià.
Nerve è un ‘gioco’ che propone delle sfide alle quali può partecipare chi vuole, l’importante è che qualcuno filmi il tutto con un smartphone e lo mandi a Nerve. E poi si va di Like, chi fa più audience e prende parte alle sfide più interessanti passa di livello, fino ad arrivare alle sfide in diretta e infine al gran finale. Ansia. Panico.
I partecipanti non hanno praticamente più una vita privata e le sfide sono sempre più imbarazzanti e pericolose.
Perché fanno tutto questo? Per dei premi. Costosi. Viaggi, vestiti, ‘gadget’ elettronici che sognano e non si possono permettere.

“Chi vuole vincere giocherà sempre”

Così dicono gli ideatori di Nerve ed è la convinzione intorno a cui ruota il gioco. Anche quando le sfide si fanno pericolose, ci sarà sempre qualcuno talmente intenzionato a vincere da non mollare, e soprattutto da convincere a non mollare nemmeno chi gli sta intorno.

Vee, la protagonista, è una ragazza come tante, stufa di stare dietro le quinte. La sua figura passa sempre in sordina, in secondo piano rispetto alla sua migliore amica Sydney che tutti conoscono e ammirano.
È un personaggio strambo, con cui non sono riuscita ad empatizzare per nulla. Dovrebbe essere l’eroina del libro, ma non mi ha detto molto. Ha una pagina scura nel suo passato, qualcosa che condiziona la sua vita, il suo rapporto con i genitori e quindi le sue azioni, ma non ci viene raccontato molto. Ci sono alcuni spezzoni, l resto bisogna un po’ immaginarselo.

In generale nessuno dei personaggi mi ha dato troppa soddisfazione. Sono poco definiti, troppo stereotipati, ma allo stesso tempo senza una caratteristica che li identifichi e faccia breccia nel cuore del lettore.
Sydney, per esempio, la prima donna, la ragazza bellissima che sta simpatica a tutti, la più popolare della scuola non riesce, secondo me, nè a farsi voler bene nè a rendersi insopportabile a chi legge.
Tommy poi è tutto un gigantesco interrogativo, cambia continuamente idea e comportamento. Ogni capitolo sembra di avere a che fare con un personaggio diverso.
Ian è quello che ho preferito. Strambo anche lui, come Vee, ma convinto fino alla fine delle sue idee. Lui si vuole guadagnare la libertà da un passato che, da alcuni passaggi, intuiamo essere stato difficile. Nerve gli può dare questa libertà e la sua convinzione a partecipare non crolla mai.

C’è un aspetto, nella storia, che mi ha fatto pensare. Vee, nel momento in cui inizia a giocare a Nerve, assiste ad un aumento esponenziale della sua popolarità. Le sfide stesse, così come alcuni suoi atteggiamenti dopo questo picco di popolarità, la portano a cambiare agli occhi dei suoi amici storici. Risulta antipatica, litiga con tutti, non ascolta i consigli di chi le è sempre stato vicino.
Sembra in pratica che nessuno la sopporti più. Eppure, di contro, lei adesso è famosa. E quelli che le sono sempre stati intorno, pur non approvando il suo comportamento, si ritrovano ad incitarla tramite il gioco e a vantarsi di conoscerla.
Ed è un po’ quello che succede normalmente nella nostra società, in particolare sui social.
Tanta, troppa gente, è pronta a mettere dei like, a interagire e sorridere quando potrebbe avere qualcosa in ritorno.
Viviamo in un mondo in cui, come in Nerve, ci muoviamo solo in cambio di qualcosa. Se Vee si fosse ritirata da gioco, nessuno le avrebbe parlato più, ma in quel momento lei era la migliore, la più seguita, la più forte: esserle amici – o perlomeno far finta – diventava interessante.

Detto questo, la storia in realtà è piacevole. A volte esagerata, ma non da dare fastidio. Trovo che sia una lettura estiva, nulla di impegnativo e nulla che ti lascia dentro qualcosa. Un po’ d’ansia, forse. Ma dopo averlo finito nemmeno troppa.

Rimane il fatto che sono mooolto curiosa di vedere il film, per vedere che hanno combinato. Spero davvero che non sia troppo esasperato. Trovo che renderebbe molto se mantenuto su un livello di tecnologia riconducibile ai giorni nostri, a quello che viviamo normalmente. Vi farò sapere. Nel frattempo, qualcuno l’ha visto e mi dà un parere?


Recensione: Il bambino di Auschwitz di Suzy Zail

Buongiorno. Eccoci con una nuova recensione sempre dall’elenco delle letture da smaltire quest’estate. Oggi vi parlo di Il bambino di Auschwitz di Suzy Zail.
il bambino di auschwitz cover
Titolo: Il bambino di Auschwitz
Titolo originale: Alexander Altmann A10567
Autore: Suzy Zail
Editore: Newton Compton Editori
Disponibile in italiano:
Goodreads

14 anni e un numero tatuato sul braccio: A10567

Ispirato a una storia vera

Il commovente tentativo di restare bambini nell’inferno di un campo di concentramento

A10567: è ancora giovanissimo Alexander Altmann, ma non ha bisogno di guardare il numero tatuato sul suo braccio, lo conosce a memoria. Sa anche che per sopravvivere ad Auschwitz, dovrebbe irrobustirsi, ma è difficile in quell’inferno.

Ogni giorno deve assistere a umiliazioni, violenze e soprusi indicibili. Ma Alexander ha imparato subito che per non morire bisogna essere forti e duri soprattutto nel cuore. Quando però gli viene affidato il compito di domare il nuovo cavallo del comandante di Auschwitz, in Alexander nasce un motivo di nuova speranza: se riuscirà a superare la diffidenza dell’animale e a condurlo al passo, forse guadagnerà il rispetto dei suoi carcerieri. Se fallirà, invece, sarà la morte per entrambi.

Si può rimanere umani dove non c’è più compassione? Ispirato a una storia vera, un racconto toccante e commovente.

 

Proprio così, ogni tanto esco dalla comfort zone dei romanzi rosa per staccare la testa e scelgo qualcosa di più forte, più vero. Più pregno di emozioni che con gli occhi a cuoricino e le lacrime di gioia hanno poco a che vedere. Succede spesso che la scelta ricada su qualcosa di relativo agli stermini che si sono verificati nella nostra storia. Sono dei momenti storici cruciali, di cui c’è sempre qualcosa da scoprire e che mi prendono un sacco. In realtà non so bene da dove derivi questo interesse, ma mi è sempre ‘piaciuto’, se così si può dire, scoprire nuovi aspetti e nuovi racconti di questi periodi bui.

Il bambino di Auschwitz non è una storia completamente vera. L’autrice ha preso una storia reale, che le è stata raccontata da un sopravvissuto, e l’ha rivisitata.
Non credo che in questi casi si possa parlare di bellezza della storia o di ‘simpatia’ dei personaggi. Sono racconti che di bello e ‘simpatico’ non hanno nulla. Il bambino di Auschwitz è una storia che prende, scritta con grande delicatezza, pur mantenendo la durezza della Storia.

La prima cosa a cui penso quando leggo questi libri è l’immensità della forza d’animo. Il suo essere fondamentale, la sua capacità di far sopravvivere una persona quando ha perso tutto, sia materiale che non. Di solito sono storie vere, o comunque rivisitazioni di racconti di vita, di sopravvissuti. Di persone cui è rimasta solo la speranza, e nemmeno troppa.

Alexander è un bambino che ha perso tutto, compresa la fiducia nel mondo e nell’umanità.
Ma gli è rimasta la fiducia nelle promesse della madre, la certezza che, quando tutto finirà, lei sarà ancora lì ad aspettarlo per dargli tutto il suo amore. E su quello fonda la sua vita al campo, in quello trova la forza di andare avanti, di ricordarsi chi è, di sopravvivere e tornare.

Un’altra cosa che emerge prepotente è l’umanità. Quel sentimento, quel modo di essere che in posti come Auschwitz e Birkenau sembra morta, polverizzata nei forni. E invece Alexander scopre che non è davvero così. La riscopre, pur rimanendo diffidente e solitario, nei piccoli gesti, nei tentativi dei prigionieri di socializzare, di aggrapparsi il più possibile alla vita vera, quella senza un numero tatuato su un braccio. Quella da persone e non da animali.

Ed è così che Alexander continua giorno dopo giorno, grazie alla forza d’animo, alle promesse della madre, a Isidor che nonostante il rifiuto di Alex ad essergli amico ci riprova ogni giorno. E grazie agli animali, ai cavalli, per essere precisi. Alex ha infatti la fortuna di entrare nel plotone equestre di Auschwitz. Un gruppo di uomini che si prendono cura ogni giorno dei cavalli degli ufficiali del campo. Conosce comunque la paura, la fame, le condizioni proibitive del campo. Ma una parte di lui riesce, grazie al suo grande amore per i cavalli, a mantenere la serenità che gli permette di arrivare giorno dopo giorno a sera.

È un libro toccante, forse più di altri nel suo genere, vista anche la giovanissima età di Alex che si spaccia sedicenne solo per non finire nelle docce del gas, quelle dove finiscono i bambini considerati inutili dal punto di vista lavorativo.
L’unica cosa che non ho apprezzato appieno è stato il finale. Un po’ affrettato, un po’ troppo ‘sognante’, al punto di non capire quanto ci sia di reale e quanto sia immaginazione del protagonista.

Nonostante questo, un libro che vi consiglio, sia se vi piace il genere, sia se volete uscire dai generi letti di solito e provare con qualcosa di nuovo.


1 2 3 8