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Review Party: Non era vero di Clare Mackintosh

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Buongiorno lettori. Nuova settimana e noi iniziamo con una nuova recensione. Una super anteprima che troverete in libreria da domani, 12 febbraio. Si tratta di Non era vero, il nuovo romanzo di Clare Mackintosh.

non era vero cover

Non era vero
di Clare Mackintosh
Editore:

DeA Planeta

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Pagine:
400

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Uscita:
12 febbraio 2019

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Link:

Amazon

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GoodReads

Anna è sconvolta quando, a sette mesi di distanza dalla morte per suicidio del padre, sua madre sceglie di togliersi la vita nello stesso identico modo. Almeno, questo è quanto stabilisce la polizia. Ma qualcosa dentro Anna, innamorata del suo ex terapeuta e da poco divenuta mamma, si ribella all’evidenza. Nulla, nel passato della sua famiglia, giustifica un epilogo tanto drammatico. Trascorso qualche tempo dal nuovo lutto, Anna riceve un biglietto anonimo che sembra confermare i suoi sospetti. Tanto basta a spingerla a rivolgersi alla polizia nella speranza che il caso venga riaperto. L’unico disposto a darle ascolto, però, è Murray Mackenzie, poliziotto in pensione. Mackenzie, marito devoto di una donna che soffre di depressioni violente, si impegna a riaprire ufficiosamente il caso, convinto che solo nuovi e concreti indizi potranno persuadere i colleghi a prendere sul serio i dubbi di Anna…

 
Vi dico subito che non sono rimasta soddisfattissima di questo libro. Avevo letto, lo scorso anno, So tutto di te di questa autrice e posso dire che sia stato uno dei più bei libri del 2018. Le aspettative erano quindi altissime, ma purtroppo non sono state pienamente soddisfatte. Intendiamoci, Non era vero è una bella lettura non appena si supera un inizio lento e un filo confusionario, ma mi aspettavo qualcosa di diverso.

Non era vero è un thriller in cui qualsiasi convinzione vi facciate nel corso della lettura viene puntualmente smontata e vi porta a dire…beh, in effetti si poteva anche capire. Eppure non l’avete capito. In questo senso la Mackintosh si conferma eccezionale. La sua scrittura è piacevole e ricca di dettagli che portano il lettore ad essere convinto di aver capito tutto per poi ribaltare la situazione con semplicità, senza che i fatti appaiano forzati.

In Non era vero troviamo un utilizzo ben fatto del doppio POV, una struttura che ci permette di conoscere, come era stato anche in So tutto di te, sia la storia della protagonista principale/causa scatenante degli avvenimenti, sia quella del detective coinvolto. Anche qui, oltre ai due POV principali, troviamo dei capitoli in prima persona raccontati dal colpevole, capitoli che sembrano quasi impersonali, che aumentano la confusione del lettore e che lo spingono inevitabilmente a cercare una conclusione dopo l’altra.

Anna Johnson ha 26 anni e una figlia di pochi mesi avuta da Mark. Lui è stato il suo primo terapeuta, conosciuto circa un anno prima. Anna ha perso entrambi i genitori a distanza di pochi mesi e la polizia ha archiviato entrambi i casi come suicidi. Un anno esatto dopo la scomparsa della madre, Anna riceve un biglietto che la fa dubitare di ciò che ha sempre creduto. E se non si fossero veramente suicidati?

È qui che entra in gioco il protagonista del secondo POV: Murray Mackenzie. Murray è un detective in pensione, innamorato del suo lavoro, passa le sue giornate al banco dell’accettazione della stazione di polizia come civile. La sua nostalgia per le indagini lo porta a prendere Anna sul serio e ad impegnarsi per scoprire qualcosa di più sul caso per passarlo poi, in un secondo momento, alla squadra ufficiale.

Ho apprezzato come l’autrice abbia inserito in maniera forte la storia personale di Murray, il suo matrimonio con Sarah, una donna che soffre di disturbo borderline di personalità e che lui ama profondamente. I problemi con la moglie, il suo sconforto nel sentirsi inutile e nel non essere in grado di farla stare meglio lo portano ad attaccarsi al lavoro, a cercare di rendersi utile lì. Mi è piaciuto molto il modo in cui l’autrice ha analizzato i sentimenti di questo protagonista.

Non era vero è un thriller che, passati i primi capitoli di lenta confusione, si fa leggere velocemente. La seconda metà l’ho divorata ed ho apprezzato la capacità della Mackintosh di intrecciare storie e dettagli senza lasciare nulla al caso e attribuendo un senso anche alle cose che sembrano non avere importanza. Non posso dire che non mi sia piaciuto e mi sento di consigliarvelo se avete voglia di una storia particolare e ben costruita. Semplicemente, se come me avete amato So tutto di te, potreste trovarvi davanti un libro diverso da come ve lo aspettate.

Recensione: La ragazza del KGB di Jennie Rooney

Buongiorno lettori!
Giuro che non sto disertando le recensioni: semplicemente sto leggendo davvero poco. È uno di quei periodi in cui sono piena di pensieri e cose da fare e la lettura passa un po’ in secondo piano. Oggi però sono qui a parlarvi dell’ultimo libro che ho terminato: La ragazza del KGB di Jennie Rooney.

la ragazza del kgb cover

La ragazza del KGB
di Jennie Rooney
Editore:

Piemme

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Pagine:
420

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Uscita:
4 dicembre 2018

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Link:

Amazon

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GoodReads

È una fredda mattina di gennaio quella in cui vengono a prendere Joan Stanley nella sua piccola casa alla periferia di Londra. Chi l’avrebbe mai detto. Joan è stata una mamma amorevole, una deliziosa nonna, un’amante del giardinaggio, e perfino un’occasionale allieva del corso di pittura con l’acquerello. E poi, quella mattina, qualcuno bussa alla porta. D’altra parte doveva aspettarselo. Perché, anche a ottantacinque anni, al passato non si sfugge…

Cambridge, 1937. Nella cittadina universitaria brulicante di idee, Joan può finalmente respirare a pieni polmoni e studiare come avrebbe sempre voluto. E quando conosce l’affascinante Leo, russo di origine e appassionato di politica, per lei è l’inizio di un viaggio che non avrebbe mai pensato di compiere. Perché Joan Stanley – la deliziosa nonnina inglese – ha un segreto inimmaginabile: è stata per anni una spia britannica del KGB, in grado, grazie agli studi scientifici, inusuali all’epoca per una donna, di conoscere e passare di nascosto informazioni sulla bomba atomica. Eppure, per lei, vincere la guerra ha significato perdere molto, molto altro.

Basato sull’incredibile storia vera di Melita Norwood, la spia inglese di più lungo servizio del KGB scoperta solo nel 1999, La ragazza del KGB è un’indimenticabile storia di spionaggio e amore, ma soprattutto è una storia che ci parla delle scelte che si fanno nella vita, e delle loro inevitabili conseguenze. Da questo romanzo, il film con Judi Dench, presto nelle sale italiane.

 

La ragazza del KGB prende spunto da una storia vera ed è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Poteva non attirare la mia attenzione? Appunto.

Incontriamo Joan, la protagonista, alla fine della sua vita. È rientrata in Inghilterra da qualche anno, dopo esserci cresciuta, ma aver vissuto in Australia, anche se all’inizio il motivo non ci è chiaro. Joan è preoccupata per una lettera che ha ricevuto, una lettera che la informa della morte di un caro amico dell’adolescenza: William.

Non ha tempo di pensarci, però. Alla porta suona l’MI5, l’ente di sicurezza e controspionaggio inglese che da lei vuole sapere tutto. Tutto cosa? È in questo modo che scopriamo il passato di Joan, tra flashback, ricordi, stralci di materiale ottenuto dall’attività di investigazione dell’MI5.

Joan è andata via di casa adolescente, trasferita a Cambridge per studiare scienze naturali. Un comportamento anomalo per una ragazza, considerando anche che al tempo le donne non ottenevano la laurea ma solo un diploma al termine degli studi universitari. E il 1937, gli anni in cui in Europa si affermavano i totalitarismi. Totalmente digiuna di politica, Joan conosce Leo e Sonja, russi, anche loro a Cambridge per motivi di studio e totalmente assorbiti dall’ambiente politico europeo.
È in questo modo che Joan entra a stretto contatto con la politica, con idee che approva e con altre che non la convincono appieno.

Sempre grazie a Leo trova un lavoro, una posizione di ‘segretaria’ che le permette di conoscere informazioni riservate sulla costruzione della bomba atomica.

Se ora l’MI5 la cerca, potete facilmente immaginare il resto.
Meritano particolare menzione, però, i risvolti familiari e romantici presenti in questo romanzo. Sono proprio quelli, secondo me, a dargli una spinta in più, a renderlo più snello. Trovo che La ragazza del KGB sia davvero una lettura interessante, una finestra sulla Seconda Guerra Mondiale in Inghilterra, sulla ricerca scientifica di questo periodo. È un libro che ci racconta la situazione delle donne in questo periodo, la loro possibilità di passare in un certo senso inosservate proprio perché ritenute inferiori e quindi non pericolose.

Si tratta di una lettura un po’ lenta, a mio avviso, ma in grado, soprattutto nella seconda metà, di catturare il lettore anche grazie, come dicevo, alla storia d’amore che si vuol rendere quasi protagonista.

È un romanzo in cui la donna è protagonista. Con tutta la sua forza, i suoi dubbi e la sua voglia di riscatto. Con la voglia di amare e essere amata nonostante gli ostacoli e le difficoltà.
Libro consigliato soprattutto se siete interessati al contesto storico o se siete curiosi di saperne di più!

Blog Tour: Recensione di Legend di Stephanie Garber

Buongiorno lettori!
Concludiamo la settimana con un’altra recensione e oggi, grazie al Blog Tour organizzato con altre talentuose blogger, vi parlo di Legend, secondo libro nella serie ‘Caraval’, che avevo recensito qui.
Prima di iniziare vi lascio qui le altre tappe del tour:

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Titolo: Legend
(Caraval #2)
Autore: Stephanie Garber
Editore: Rizzoli

Dopo la travolgente avventura nel mondo magico e misterioso del Caraval, Donatella Dragna è riuscita finalmente a sfuggire al padre e a salvare la sorella Rossella da un disastroso matrimonio combinato. Ma Tella non è ancora libera; per ritrovare la madre Paloma ha stretto un patto disperato con un criminale misterioso, che vuole in cambio qualcosa che solo lei può dargli: il vero nome di Legend, il Mastro di Caraval. L’unica possibilità per scoprire il vero nome di Legend è vincere il nuovo Caraval, che si terrà a Valenda, l’antica capitale dove una volta regnavano i Fati, in occasione del genetliaco di Elantine, la sovrana dell’Impero di Mezzo. Tella dovrà quindi immergersi di nuovo nella competizione magica, tra le attenzioni di un inquietante erede al trono, una storia d’amore impossibile e una ragnatela di segreti, tra cui anche quelli di Rossella. Se fallirà non potrà mantenere il suo patto e rischierà di perdere tutto, compresa forse la vita. Ma se vincerà, Legend e il Caraval saranno distrutti per sempre.

Ero curiosa di continuare la storia di Scarlett (Rossella nella traduzione italiana) e Donatella dal momento in cui ho terminato la lettura di Caraval. Il mondo creato dall’autrice mi aveva stregata e non vedevo l’ora di ri-immergermi in esso. Potete immaginare la mia reazione quando ci è stato chiesto se volevamo partecipare al Blog Tour.

Legend riprende subito dopo la fine del libro precedente, ma subito ci accorgiamo del cambiamento nel POV. A raccontare la storia non è più Rossella, ma sua sorella Donatella, che non avevamo avuto modo di conoscere più di tanto in Caraval. È lei che questa volta si trova a partecipare al gioco misterioso e pericoloso organizzato da Legend, l’uomo di cui nessuno conosce l’identità o la storia. Donatella si ritroverà coinvolta in qualcosa che non riguarda solo Legend, ma anche la sua famiglia e il mondo in generale, perché questa volta c’è qualcosa di diverso nel gioco. Sembra più reale, come se non fosse tutta un’illusione destinata a scomparire alla fine del gioco.

Oltre a cambiare la protagonista, cambia anche il luogo in cui viene presentato Caraval. Siamo a Valenda, capitale dell’Impero e questa volta Caraval è stato indetto come dono per Elantine, sovrana dell’Impero. L’autrice è riuscita a farci scoprire ogni angolino di Valenda e a farcela amare, con i suoi quartieri tutti diversi e i profumi descritti al punto da poterli quasi sentire.

Ho apprezzato Donatella più della sorella come voce narrante. Si piange addosso di meno, è meno titubante e si ingegna al massimo per risolvere gli ostacoli che le si presentano davanti. Non ho apprezzato troppo le dinamiche con gli altri personaggi, perché salvo alcuni rari casi, Donatella non vuole chiedere aiuto, ostinata a cavarsela sempre da sola.

Sugli altri personaggi non so bene cosa dire perché mi sono sembrati un po’ marginali. Avrei voluto vedere di più i vecchi personaggi e vedere un’interazione maggiore tra le due sorelle.
Ho avuto la sensazione che la storia di Rossella sia andata avanti misteriosamente e che non ci sia stata mostrata. Mi sono ritrovata alla fine piuttosto perplessa.
Ho adorato Jacks, ma ho un debole per i personaggi cattivi e un po’ psicopatici quindi non c’è da stupirsi. Continuo a non capire Dante come personaggio, con il suo passare dal dare estreme attenzioni a Donatella all’ignorarla totalmente. Allo stesso modo non capisco Legend, di cui sostanzialmente abbiamo solo sentito parlare. In questo libro ci riserva qualche sopresa, ma niente di troppo convincente.

Mi è mancata un po’ la magia del gioco in questo libro. C’è meno incanto, meno gioco, meno illusione che si mischia alla realtà. Avrei voluto ritrovare l’atmosfera che c’era in Caraval, ma non ci sono riuscita. Confido nel terzo libro per essere travolta dalla magia.

Concludo invitandovi ovviamente a leggere il libro e a farmi sapere che cosa ne pensate.


 

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Recensione: Tutto questo o nulla di Mari Thorn e Anne Went

Buongiorno lettori!
Almeno una recensione a settimana mi sono imposta di lasciarvela, anche perché ne ho parecchie da recuperare, tutte di libri di cui vi vorrei parlare. Questa volta mi viene in aiuto anche una review week, un evento a cui non ho saputo dire di no, ovvero quello dedicato alla nuova edizione di Tutto questo o nulla di Mari Thorn e Anne Went.

tutto questo o nulla cover

Titolo: Tutto questo o nulla
Autore: Mari Thorn e Anne Went
Editore: Self

Noah è un vigile del fuoco. Un lavoro aspro che lo costringe a non lasciarsi sopraffare dalle emozioni, ma dentro è segnato dalla guerra che gli ha lasciato più cicatrici di quante non ne abbia sulla pelle. Noah conosce solo un modo per vivere, il suo. Non pretende che la sua filosofia vada bene a tutti, pretende di essere lasciato libero di decidere per se stesso.
Carrie è la sua donna, o almeno lei si considera tale anche se lui non le ha mai promesso nulla più di quello che le ha dato fin’ora. Però Carrie non è come immagina lui, Carrie è esattamente come tutte le altre donne e vuole di più. Lo implora di accompagnarla da una consulente di coppia e Noah non riesce a trattenere il suo fastidio. Come è possibile che la donna con cui divide quei pochi momenti di vita fuori dalla tensione, non abbia capito che per lui tra uomo e donna deve esserci esclusivamente un dare e avere, onesto e senza alibi, fatto sì di rispetto ma limitato ad un sesso soddisfacente e appagante? Eppure la segue in quello studio così accogliente e formale dove li attende Lillian.
Lillian sa tutto sull’amore, sulle sue crisi, le sue debolezze, sa come riconoscere i segnali di allarme di un rapporto ormai logoro e sa cosa dire e far dire per provare a ricostruire.
Lillian. Noah. Lillian e Noah, e Carrie, che vuole costruire qualcosa che abbia un futuro. Ma quale futuro visto che Noah non crede nel futuro? Quale futuro se Noah tenta da sempre di dimenticare il passato? Per Noah esiste solo il presente.
Ma allora perché un uomo che nega ogni legame, che rifiuta ogni coinvolgimento, si ritrova a preoccuparsi per un ragazzino che ha perso tutto nell’incendio della sua casa? E perchè quella donna affascinante quanto insopportabile diventa la sua ossessione?
Lillian e Noah. Noah e le sue contraddizioni, Lillian e le sue paure.
Tra di loro si accenderà qualcosa a cui entrambi faticheranno a dare un nome. Qualcosa di tanto forte da non poter essere ignorato. La vita li metterà davanti a scelte spesso sbagliate, ma la passione li unirà nonostante le distanze, anche se il cuore faticherà a capire cosa li tiene vicini. Uniti e divisi fino al giorno in cui dovranno decidere se per tutto questo vale la pena di buttarsi nelle acque scure del futuro.
Un tuffo nell’ignoto, in un amore mai provato prima da entrambi, tanto spaventoso quanto inevitabile.

Più o meno un annetto fa scoprivo queste due autrici, leggendo e adorando Il tuo passo era troppo veloce (di cui trovate la recensione qui), ovvero una delle storie d’amore più belle lette lo scorso anno. Ora, in vista del restyling e della revisione di Tutto questo o nulla, non mi sono tirata indietro di fronte ad un’altra storia scritta dalle loro 4 mani.

Tutto questo o nulla è un romance particolare, con un’idea originale, quella di un amore sbagliato, un amore che cerca di autodistruggersi perché convinto di non poter esistere, di essere sbagliato. Noah e Lilian sono due personaggi molto particolari ed apparentemente incompatibili. Lui cresciuto senza la sua famiglia, ma con dei genitori adottivi che, nonostante il suo rifiuto verso l’amore, gli hanno sempre dato un affetto incondizionato. Vigile del fuoco ora, reduce dalla guerra in Iraq, Noah non si vuole impegnare troppo, vuole essere libero ma soprattutto non vuole rischiare di affezionarsi a qualcuno che lo potrebbe poi abbandonare.

Sta con Carrie, una donna completamente innamorata di lui che vorrebbe fare il grande passo, che vorrebbe da lui un figlio. Ma Noah non se la sente, non ce la fa. Ed è questo il motivo per cui finiscono da Lilian, una consulente di coppia che dovrebbe risolvere i loro problemi.

Lilian è una donna la cui vita scorre tra lavoro e palestra, senza un uomo da troppi mesi. Lei è tutto quello che Noah odia, troppo magra, non bellissima, gli ricorda gli psicologi da cui era costretto ad andare da bambino e al suo ritorno dall’Iraq. Eppure tra i due c’è qualcosa di magnetico, qualcosa che li attira l’uno verso l’altra, che li fa incontrare. Qualcosa che li porta a rubare pochi minuti alle loro vite, pur di stare insieme.

La storia è originale, è un amore difficile di cui non siamo abituati a leggere e le pagine scorrono via con facilità. Ho ritrovato qui la scrittura fluida e accattivante delle autrici, quella che avevo trovato ne Il tuo passo era troppo veloce. Anche in questo libro troviamo una forte crescita dei personaggi, la loro voglia di cambiare, di sentirsi più completi. Quelli di Mari Thorn e Anne Went sono personaggi adulti, ma che hanno ancora un percorso da fare per realizzarsi, per essere in pace con loro stessi.

Due cose non mi hanno convinta appieno e giustificano un voto non troppo alto.
La prima è che ho trovato certe in certe parti della storia un po’ troppo tira e molla, soprattutto nella parte centrale. D’accordo che si voleva dedicare del tempo anche alla psicologia dei protagonisti, ma mi sono sembrate forse troppo stiracchiate.
La seconda è il modo in cui sono stati gestiti i diversi POV. Oltre ad essere alcuni in prima persona e altri in terza, variano anche il tempo verbale. Questo cambiamento tra un pezzo di capitolo e l’altro mi ha in effetti un po’ destabilizzata, portandomi a rileggere alcune parti per riuscire a sistemare dei momenti di confusione che si erano creati nella mia testa.

Una lettura quindi piacevole anche se non mi ha convinta al 100%, ma che vi consiglio se cercate un romance particolare, con qualche scena piccante e la giusta dose di hype.


 

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