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Recensione: Il sole è anche una stella di Nicola Yoon

Buongiorno lettori. Oggi vi lascio la recensione dell’ultimissimo libro letto: Il sole è anche una stella di Nicola Yoon.

il sole è anche una stella cover

Il sole è anche una stella
di Nicola Yoon
Editore:

Sperling & Kupfer

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Pagine:
295

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Uscita:
16 gennaio 2018

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Link:

Amazon

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GoodReads

Natasha non crede né al caso né al destino. E neppure ai sogni: non si avverano mai. Sua madre dice che le cose succedono per una ragione. Ma Natasha è diversa. Crede piuttosto nella scienza e nella relazione causa-effetto. Ogni azione conduce necessariamente a un’altra e così via. Sono le azioni di ognuno a determinare il destino. Per intenderci, non è il tipo di ragazza che incontra un ragazzo carino in un polveroso negozio di dischi a New York e s’innamora di lui. Eppure è quel che accade, proprio a dodici ore dall’essere rimpatriata in Giamaica insieme alla sua famiglia. Lui si chiama Daniel. È il figlio perfetto, studente modello e sempre all’altezza delle molte aspettative dei genitori. Quando è con Natasha, però, tutto è diverso. Qualcosa in lei gli suggerisce che il destino abbia in serbo un che di speciale – per entrambi. Ed è come se ogni momento della loro vita li avesse preparati solo per vivere questo meraviglioso, singolo istante.

 
Ho letto questo libro per puro caso. Al ritorno da lavoro, terminato al mattino Ristorante al termine dell’universo, stavo cercando sul Kobo qualcosa di leggero ed ho trovato lui. Non sapevo cosa aspettarmi, non ricordavo la trama, ed è stato una bellissima sorpresa. Il sole è anche una stella mi è piaciuto davvero tanto, più di quanto avessi apprezzato Noi siamo tutto, letto qualche tempo fa.

Questo romanzo è un concentrato di dolcezza ed esagerazione che solo un amore improvviso e adolescenziale può portare con sé senza risultare fuori luogo.

Natasha è giamaicana, vive a New York ed è un’immigrata irregolare. Le piacciono le certezze, i numeri, la scienza. Io l’ho adorata. É giovane, ma indipendente e sa ciò che vuole nonostante il mondo non sia esattamente dalla sua parte. Daniel è nato in America da genitori coreani, sogna di fare il poeta e gli piace sognare, credere nella bellezza e nell’amore. Non potrebbero essere più diversi, eppure nel giorno peggiore della vita di Natasha, quello del suo rimpatrio, si incontrano. Forse è destino o forse statistica, fatto sta che per i due ragazzi si trovano e separarsi risulta più complicato di quanto immaginassero.

Dati Osservabili: non credo nella magia.
Dati Osservabili: noi siamo pura magia.

La storia di Natasha e Daniel è la storia di due caratteri opposti che entrano in sintonia per una giornata permettendo ai due ragazzi di capire di più su loro stessi, sull’altro e su ciò che li circonda. Le idee nuove e i punti di vista differenti permettono loro di aprire gli occhi e di vedere il mondo e il futuro con una prospettiva leggermente diversa, più aperta e completa.

Il sole è anche una stella è una lettura piacevole e veloce che riesce a portare all’attenzione del lettore temi importanti, come l’immigrazione, il razzismo e la crescita.
Natasha e Daniel si ritrovano a fare i conti con le rispettive famiglie – soprattutto con quella di Daniel – chiuse nella propria cultura, convinte di essere le migliori in assoluto.

Il sole è anche una stella si svolge nell’arco di una sola giornata. È una storia che ha dell’inverosimile, ovviamente, ma che non infastidisce minimamente il lettore. È un racconto in cui chi legge non può che prendere a cuore questi due ragazzi, forse più maturi di altri, e appassionarsi alla loro storia, tanto veloce quanto dolce.

Lo bacio per zittirlo. Se continua a parlare lo amerò, e io non voglio amarlo. Come strategia non è delle migliori. Baciarsi è un altro modo per parlarsi, solo senza le parole.

Il POV è alternato, cosa che ormai sapete che mi piace, e questo ci permette di conoscere i due protagonisti in maniera abbastanza completa. Ho molto apprezzato anche l’inserimento qua e là di capitoli poi ‘indipendenti’ che raccontano la storia di altri personaggi o approfondiscono il perché di un pensiero di Daniel o Natasha.

Insomma, Il sole è anche una stella è un libro che non può mancare dalle vostre letture se vi piacciono gli Young Adult e che vi consiglio se avete bisogno di un libro dolce e allo stesso tempo un po’ triste, nonostante la Yoon sia riuscita a strapparmi anche qualche risata.

Recensione: La stanza della tessitrice di Cristina Caboni

Buongiorno lettori! Cerco di proseguire con le recensioni, rimanendo fedele all’obiettivo di riuscirvi a parlare degli utlimi libri che ho letto, per lo meno quelli che mi sono piaciuti molto. Uno di questi è La stanza della tessitrice di Cristina Caboni che mi è stato gentilmente fornito da Garzanti.

la stanza della tessitrice cover

Titolo: La stanza della tessitrice
Autore: Cristina Caboni
Editore: Garzanti

I desideri sono fili invisibili da cucire insieme.
Interrogò il tessuto. E lui rispose. Vedeva il vestito nella sua mente e, come un pittore, ne definiva la struttura, il disegno e il colore. Gli abiti che Camilla rielaborava e confezionava erano creati sui sogni individuali di chi li indossava, capaci di infondere protezione, coraggio, sicurezza. Ciò che desiderava per sé stessa con tanta intensità, sapeva crearlo per gli altri.

Bellagio è il luogo dove Camilla si è rifugiata per iniziare una nuova vita. Solo qui è libera di realizzare i suoi abiti capaci di infondere coraggio, creazioni che sono ben più di qualcosa da indossare e mostrare. Ma ora è costretta ad abbandonare tutto perché Marianne, la donna che l’ha cresciuta come una madre, ha bisogno del suo sostegno. È lei a mostrarle il contenuto di un antico baule, un abito che nasconde un segreto: vicino alle cuciture interne c’è un piccolo sacchetto che custodisce una frase di augurio per una vita felice. È l’unico indizio che Marianne possiede per ritrovare la sorella. Camilla non ha mai visto nulla di simile, ma conosce la leggenda di Maribelle, una stilista che, all’epoca della seconda guerra mondiale, era famosa come «Tessitrice di sogni». Nei suoi capi erano nascosti i desideri e le speranze delle donne che li portavano. Maribelle è una figura che la affascina da sempre: si dice che sia morta nell’incendio del suo atelier parigino, circondata dalle sue creazioni.

Camilla non sa quale sia il legame tra Maribelle e la sorella che Marianne vuole ritrovare. Ma sa che è disposta a fare di tutto per scoprirlo. Sente che la sua intuizione è giusta: Parigi è il luogo da dove iniziare le ricerche; stoffe, tessuti e bozzetti la strada da seguire. Una strada tortuosa, come complesso è ogni filo di una trama che viene da lontano. Perché i misteri da svelare sono a ogni angolo. Perché Maribelle ha lottato per affermare le proprie idee. Perché seguirne le orme significa per Camilla scavare dentro sé stessa, dove batte un cuore che anche l’ago più acuminato non può scalfire.

I romanzi di Cristina Caboni mi avevano sempre incuriosita, ma non avevo ancora avuto l’occasione di leggere qualcosa di suo. La stanza della tessitrice mi ha stuzzicata un po’ di più e quando l’ho notato tra le nuove uscite, non ho potuto fare a meno di lasciarmi catturare. Beh, vi dico da subito che recupererò presto gli altri suoi romanzi. Mi è piaciuto il suo modo di scrivere, delicato e diretto allo stesso tempo, il suo creare una storia dove amore e famiglia la fanno da padroni, conditi dalla giusta dose di suspance.

La storia di Camilla, come avete capito, mi ha davvero presa ed il mio parere è super positivo. Dopo i primi capitoli di introduzione, un po’ confusi ma assolutamente necessari – con il senno del poi – per creare la giusta atmosfera, la lettura scorre senza intoppi, senza buchi e senza ‘cose’ di troppo.

Camilla è una ragazza che nella vita ha conosciuto sia il dolore che l’amore e che ora, dopo uno scontro con la sua migliore amica, nonché cugina ‘acquisita’, sente il bisogno di crearsi una nuova vita con le sue sole forze. Da Milano si trasferisce a Bellagio, ma nel momento in cui tutto sembra aver preso la giusta direzione, si trova costretta a tornare: chi le ha dato tutto l’amore che ha conosciuto nella sua giovane vita – Marianne – ha bisogno di lei. È proprio in questa occasione che Camilla scopre un segreto che Marianne si porta dentro da una vita, un segreto che non ha mai detto a nessuno ma che ora le pesa troppo sul cuore.

Camilla è una protagonista che ho amato alla follia. Coraggiosa, leale, vera e pronta a mettersi in gioco. I suoi momenti di indecisione, le sue premure sono gestite in maniera magistrale dall’autrice, in modo da renderla reale e non lamentosa nonostante più volte si trovi in difficoltà e le venga voglia di mollare tutto e riprendersi la sua nuova vita.

Caterina è l’altra protagonista, un personaggio effimero, impalpabile. Simile in certi versi a Camilla, nella sua voglia di riscattarsi, nelle sue idee rivoluzionarie ed interessanti. È una ragazza avvolta dallo stesso alone di mistero che permea il libro, è la chiave che incuriosisce il lettore, dando una marcia in più al racconto.

Sono rimasta affascinata dalle descrizioni dell’autrice, dalla sua capacità di intrecciare le storie, portando il lettore a capire insieme a Camilla il segreto che si nasconde dietro la sua famiglia adottiva. Nulla è scontato, nemmeno quello che ci sembra di capire da subito. Si trova comunque un intreccio, un particolare sfuggito.

La storia si divide in blocchi di capitoli alternati tra la storia di Camilla, ai giorni nostri, e quella di Caterina, negli anni Venti. Due storie che si intrecciano e sono più simili di quanto ci si potrebbe aspettare.

E poi c’è la storia d’amore di Camilla, forse un po’ affrettata, ma accogliente, piacevole e molto molto romantica.

Ho poi apprezzato che ogni capitolo sia dedicato ad una stoffa diversa, corredata dalla sua descrizione e dagli utilizzi più comune: piccole perle interessanti e brevi al punto giusto per non distrarre dalla storia.

Se ancora non vi fosse chiaro, è un libro che consiglio, tra i più belli letti quest’anno. Una storia che lascia il lettore soddisfatto e felice, entrandogli nel cuore.



 

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Recensione: Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno

Buongiorno lettori!
Dopo un periodo un po’ incasinato, pare che sia riuscita a riprendere il ritmo delle letture e con quello spero ritorni anche quello delle recensioni.
Il libro di cui vi parlo oggi è ‘Il sogno della macchina da cucire’ di Bianca Pitzorno.

il sogno della macchina da cucire cover

Titolo: Il sogno della macchina da cucire
Autore: Bianca Pitzorno
Editore: Bompiani

C’è stato un tempo in cui non esistevano le boutique di prêt-à-porter e tantomeno le grandi catene di moda a basso prezzo, e ogni famiglia che ne avesse la possibilità faceva cucire abiti e biancheria da una sarta: a lei era spesso dedicata una stanza della casa, nella quale si prendevano misure, si imbastivano orli, si disegnavano modelli ma soprattutto – nel silenzio del cucito – si sussurravano segreti e speranze. A narrarci la storia di questo romanzo è proprio una sartina a giornata nata a fine Ottocento, una ragazza di umilissime origini che apprende da sola a leggere e ama le opere di Puccini ma più di tutto sogna di avere una macchina da cucire: prodigiosa invenzione capace di garantire l’autonomia economica a chi la possiede, lucente simbolo di progresso e libertà. Cucendo, la sartina ascolta le storie di chi la circonda e impara a conoscere donne molto diverse: la marchesina Ester, che va a cavallo e studia la meccanica e il greco antico; miss Lily Rose, giornalista americana che nel corsetto nasconde segreti; le sorelle Provera con i loro scandalosi tessuti parigini; donna Licinia Delsorbo, centenaria decisa a tutto per difendere la purezza del suo sangue; Assuntina, la bimba selvatica… Pur in questa società rigidamente divisa per classe e censo, anche per la sartina giungerà il momento di uscire dall’ombra e farsi strada nel mondo, con la sola forza dell’intelligenza e delle sue sapienti mani. Bianca Pitzorno dà vita in queste pagine a una storia che ha il sapore dei feuilleton amati dalla sua protagonista, ma al tempo stesso è percorsa da uno sguardo modernissimo. Narrare della sartina di allora significa parlare delle donne di oggi e dei grandi sogni che per tutte dovrebbero diventare invece diritti: alla libertà, al lavoro, alla felicità.

Il sogno della macchina da cucire mi è capitato sotto gli occhi per puro caso, navigando su internet, ed ha subito catturato la mia attenzione per due motivi. Il primo è il titolo, particolare, ma curioso per una persona a cui piace cucire. Il secondo è l’autrice: ho letto molti suoi libri da bambina, Ascolta il mio cuore e Clorofilla da cielo blu sono letture che ricordo con affetto. Eppure non avevo mai letto niente di suo che fosse rivolto ad un pubblico adulto. Potevo dire di no??

Quindi mi ci sono tuffata, senza pensarci troppo e senza sapere a cosa sarei andata incontro. Beh, Il sogno della macchina da cucire mi ha letteralmente catturata. Racconta la storia di una sartina a giornata, figure femminili di fine Ottocento e inizio Novecento che si mantenevano con piccoli lavori di sartoria come rammendi, riadattamenti di abiti, creazione di biancheria o corredini. Spesso queste sartine venivano appunto ospitate a giornata dai ricchi dei paesi, lavoravano in una stanza a loro dedicata – la stanza del cucito -, solitamente veniva dato loro un pasto e tornavano a casa alla sera. Questo aspetto del pranzo diventava talvolta fondamentale per l’economia domestica di queste donne, che così facendo riuscivano anche a risparmiare su quel fronte.

Conosciamo la sartina fin da piccola quando si ritrova a vivere con la nonna essendo loro le uniche sopravvissute ad un’epidemia di colera. La nonna, sarta da sempre, le insegna il mestiere dandole anche un’importante lezione di vita: se saprà fare un lavoro, e lo saprà fare bene, sarà indipendente e potrà condurre una vita dignitosa. ‘Il sogno della macchina da cucire’ è il racconto della vita della sartina, narrato da lei stessa in prima persona. La giovane donna racconta del suo rapporto con la nonna, con la donna che le affitta un seminterrato in cambio delle pulizie quotidiane al giroscale, della gente benestante con cui viene a contatto grazie al suo lavoro. In particolare conosciamo la contessina Ester, forse la migliore amica che la sartina abbia incontrato nella sua vita, nonostante l’ovvia e costante distanza dettata dalla differenza di ceto sociale tra le due. Ester e la sartina si conoscono molto giovani, quando ancora la nonna lavorava per la famiglia di Ester e sviluppano un rapporto particolare, in cui Ester si prenderà in un certo senso cura della sartina per tutta la vita, cercando di aiutarla quando si troverà in difficoltà e rimanendole accanto quando avrà bisogno di essere ascoltata. È proprio la signorina Ester che fa avverare il sogno della sartina, quello della macchina da cucire, quello che le permette di avere l’indipendenza e la vita che ha sempre sognato.

Un’altro personaggio femminile importante nella vita della sartina è l’americana, una donna indipendente, che ama viaggiare e che si lega alla nostra protagonista facendole sognare viaggi e pazzie.

E poi c’è una storia d’amore, una storia timida come la sartina, una storia di amore sospirato e rimasto nascosto per tanto tempo. Un amore che deve superare i limiti dei pregiudizi, della chiusura dei nobili, la distanza. Un amore che da un tocco in più ad una storia che ha già tanto da donare al lettore.

Il sogno della macchina da cucire è un libro che cattura, è una bella storia che sembra un po’ una biografia, ma è anche uno sguardo sulla vita sociale, sui problemi, sul modo di vivere di fine Ottocento. È uno squarcio di Storia, un’analisi della vita in quegli anni, raccontato con semplicità, con innocenza e saggezza allo stesso tempo, come fosse una nonna a raccontarlo alla nipotina. Ed è probabilmente questo l’aspetto che più cattura il lettore e da magia al racconto.


 

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Review Party: Non è detto che mi manchi di Bianca Marconero

Buongiorno lettori! La recensione di oggi, al secondo giorno di questo review party, arriva per festeggiare l’uscita di un libro che non vedevo l’ora di leggere e che è uscito ieri. Avete già capito di cosa sto parlando? Ovviamente di Non è detto che mi manchi di Bianca Marconero.

non è detto che mi manchi cover

Titolo: Non è detto che mi manchi
Autore: Bianca Marconero

Fosco è un giovane programmatore con tre grandi passioni: i videogiochi, il parkour e la sua ragazza Gaia. Per sbarcare il lunario collabora con una rivista specializzata. Dopo anni di convivenza, Gaia esige da lui un gesto maturo. Per non deluderla, Fosco pensa di candidarsi per una promozione, sebbene questo significhi aumentare le ore di lavoro e abbandonare definitivamente il videogioco che sta progettando da anni. Mentre lui è alle prese con i suoi dubbi, tutta la redazione è in fermento per l’arrivo di Emilia, una modella star dei social, che collaborerà con la rivista per qualche tempo. Per Fosco la comparsa della popolarissima influencer non è altro che l’ennesima scocciatura, ma una serie di coincidenze inattese porterà i due ad avvicinarsi e a scoprire un’affinità sorprendente… Chi avrebbe mai potuto immaginare che mondi tanto diversi potessero comunicare e capirsi? Più passa il tempo e più Emilia dimostra di essere l’unica persona che sappia vedere Fosco per quello che è davvero, mentre Fosco, superando i propri pregiudizi, riesce a cogliere la vera natura di Emilia. E, per la prima volta nella loro vita, i sogni non sembrano più tanto stupidi, ma straordinariamente realizzabili.
Lei è una star dei social.
Lui vive dietro uno schermo.
Potrà mai essere vero amore?

Da quando ho scoperto dell’uscita di questo libro, ho iniziato una trepidante attesa finché non l’ho avuto tra le mani. L’ho letteralmente divorato e credo anzi che lo rileggerò a breve perché sono assolutamente convinta di essermi persa un sacco di amore e sfumature. Il punto è che non riuscivo a rallentare, ogni pagina volevo scoprirne di più su Fosco, Emilia, Alessandro e Alice.
Proprio così. Anche questa volta Bianca è riuscita a creare dei personaggi che ci entrano di forza nel cuore. Che, se anche ci sembrano odiosi, fanno qualcosa che rende impossibile non amarli.

Se Marco Bertani si era fatto stretto per lasciare uno spazio ad Andrea Serpieri, ora entrambi hanno dovuto lasciare un pochino del loro spazio a Pietro Foscarini. Fosco è un programmatore che però recensisce videogiochi per lavoro. Nerd al punto giusto, nasconde due occhi blu da infarto dietro agli occhiali, sostenendo che le dita negli occhi gli fanno paura e quindi le lenti non le indosserà mai.

Nel palazzo dove lavora Fosco conosciamo Alessandro, il capo nonché cugino di Pietro. Uno di quei personaggi di Bianca per cui non riesci a fare il tifo, ma che in qualche modo riesce comunque a farsi amare entro la fine del libro. E poi conosciamo Alice, quello che posso affermare sia il mio personaggio preferito. Alice è acidissima, ma molto brava. Intelligente, preparata, risolve le emergenze all’interno della redazione di Lollipop, un settimanale per ragazzine, e sostanzialmente litiga con Alessandro. E qui parte la prima richiesta: Bianca, ma la storia di Alessandro e Alice la scopriremo mai? Perché è evidente che sia successo qualcosa tra i due, ma che cosa? Ti prego, adoro Alice.

E poi c’è Emilia, b, la Instagirl che arriva nella redazione di Lollipop per una serie di numeri dedicati a lei. Emilia è…beh, Emilia la dovete scoprire. Emilia è un personaggio che all’inizio pare avere la profondità di una pozzanghera, ma che scopriamo essere decisamente di più mano a mano che proseguiamo con la lettura. È un personaggio che cresce è vero, ma trovo sia più un personaggio che trova la forza per mostrarsi per quello che è davvero fin dall’inizio.

Non è detto che mi manchi segue quello che è lo ‘schema Bianca’. Due personaggi totalmente diversi che sembrano non avere assolutamente nulla in comune, nemmeno un appiglio a cui aggrapparsi per trascinarsi uno verso l’altro. Eppure le cose evolvono, le persone si scoprono, le impressioni possono rivelarsi sbagliate. L’amore nelle storie di Bianca è una costante, quell’amore da romanzo, infinito, palpabile. Quell’amore che pur essendo ‘finto’ incontra delle difficoltà che ce lo fanno sentire più vicino, più nostro. Sono storie dolci, che fanno sognare, sospirare…e terminare la lettura in FIUMI di lacrime. Adesso attendo l’extra: sono curiosa di sapere se piangerò ancora o se mi darà lo stesso senso di soddisfazione del +1 di Un altro giorno ancora.

Due personaggi di cui non posso non parlarvi: Glitch, il gatto rosso che trova Fosco quando ne ha più bisogno e senza il quale la storia sarebbe diversa e Amelia, la madre di Fosco. Una donna che inizialmente ci fa storcere un po’ il naso ma che pian piano si mostra sempre più umana ed empatica e che mi ha in un certo senso conquistata.

Non è detto che mi manchi, quindi, posso dire che non mi ha assolutamente delusa, anzi. Mi ha lasciata svuotata di lacrime, ma piena di quell’amore di cui Bianca sa scrivere con una semplicità disarmante. Penso di avervelo già detto con Un altro girono ancora, ma lo ripeto. Fatevi un regalo, leggete questo libro, questa autrice: non potrete che innamorarvene.


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