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Review Party: Non è detto che mi manchi di Bianca Marconero

Buongiorno lettori! La recensione di oggi, al secondo giorno di questo review party, arriva per festeggiare l’uscita di un libro che non vedevo l’ora di leggere e che è uscito ieri. Avete già capito di cosa sto parlando? Ovviamente di Non è detto che mi manchi di Bianca Marconero.

non è detto che mi manchi cover

Titolo: Non è detto che mi manchi
Autore: Bianca Marconero

Fosco è un giovane programmatore con tre grandi passioni: i videogiochi, il parkour e la sua ragazza Gaia. Per sbarcare il lunario collabora con una rivista specializzata. Dopo anni di convivenza, Gaia esige da lui un gesto maturo. Per non deluderla, Fosco pensa di candidarsi per una promozione, sebbene questo significhi aumentare le ore di lavoro e abbandonare definitivamente il videogioco che sta progettando da anni. Mentre lui è alle prese con i suoi dubbi, tutta la redazione è in fermento per l’arrivo di Emilia, una modella star dei social, che collaborerà con la rivista per qualche tempo. Per Fosco la comparsa della popolarissima influencer non è altro che l’ennesima scocciatura, ma una serie di coincidenze inattese porterà i due ad avvicinarsi e a scoprire un’affinità sorprendente… Chi avrebbe mai potuto immaginare che mondi tanto diversi potessero comunicare e capirsi? Più passa il tempo e più Emilia dimostra di essere l’unica persona che sappia vedere Fosco per quello che è davvero, mentre Fosco, superando i propri pregiudizi, riesce a cogliere la vera natura di Emilia. E, per la prima volta nella loro vita, i sogni non sembrano più tanto stupidi, ma straordinariamente realizzabili.
Lei è una star dei social.
Lui vive dietro uno schermo.
Potrà mai essere vero amore?

Da quando ho scoperto dell’uscita di questo libro, ho iniziato una trepidante attesa finché non l’ho avuto tra le mani. L’ho letteralmente divorato e credo anzi che lo rileggerò a breve perché sono assolutamente convinta di essermi persa un sacco di amore e sfumature. Il punto è che non riuscivo a rallentare, ogni pagina volevo scoprirne di più su Fosco, Emilia, Alessandro e Alice.
Proprio così. Anche questa volta Bianca è riuscita a creare dei personaggi che ci entrano di forza nel cuore. Che, se anche ci sembrano odiosi, fanno qualcosa che rende impossibile non amarli.

Se Marco Bertani si era fatto stretto per lasciare uno spazio ad Andrea Serpieri, ora entrambi hanno dovuto lasciare un pochino del loro spazio a Pietro Foscarini. Fosco è un programmatore che però recensisce videogiochi per lavoro. Nerd al punto giusto, nasconde due occhi blu da infarto dietro agli occhiali, sostenendo che le dita negli occhi gli fanno paura e quindi le lenti non le indosserà mai.

Nel palazzo dove lavora Fosco conosciamo Alessandro, il capo nonché cugino di Pietro. Uno di quei personaggi di Bianca per cui non riesci a fare il tifo, ma che in qualche modo riesce comunque a farsi amare entro la fine del libro. E poi conosciamo Alice, quello che posso affermare sia il mio personaggio preferito. Alice è acidissima, ma molto brava. Intelligente, preparata, risolve le emergenze all’interno della redazione di Lollipop, un settimanale per ragazzine, e sostanzialmente litiga con Alessandro. E qui parte la prima richiesta: Bianca, ma la storia di Alessandro e Alice la scopriremo mai? Perché è evidente che sia successo qualcosa tra i due, ma che cosa? Ti prego, adoro Alice.

E poi c’è Emilia, b, la Instagirl che arriva nella redazione di Lollipop per una serie di numeri dedicati a lei. Emilia è…beh, Emilia la dovete scoprire. Emilia è un personaggio che all’inizio pare avere la profondità di una pozzanghera, ma che scopriamo essere decisamente di più mano a mano che proseguiamo con la lettura. È un personaggio che cresce è vero, ma trovo sia più un personaggio che trova la forza per mostrarsi per quello che è davvero fin dall’inizio.

Non è detto che mi manchi segue quello che è lo ‘schema Bianca’. Due personaggi totalmente diversi che sembrano non avere assolutamente nulla in comune, nemmeno un appiglio a cui aggrapparsi per trascinarsi uno verso l’altro. Eppure le cose evolvono, le persone si scoprono, le impressioni possono rivelarsi sbagliate. L’amore nelle storie di Bianca è una costante, quell’amore da romanzo, infinito, palpabile. Quell’amore che pur essendo ‘finto’ incontra delle difficoltà che ce lo fanno sentire più vicino, più nostro. Sono storie dolci, che fanno sognare, sospirare…e terminare la lettura in FIUMI di lacrime. Adesso attendo l’extra: sono curiosa di sapere se piangerò ancora o se mi darà lo stesso senso di soddisfazione del +1 di Un altro giorno ancora.

Due personaggi di cui non posso non parlarvi: Glitch, il gatto rosso che trova Fosco quando ne ha più bisogno e senza il quale la storia sarebbe diversa e Amelia, la madre di Fosco. Una donna che inizialmente ci fa storcere un po’ il naso ma che pian piano si mostra sempre più umana ed empatica e che mi ha in un certo senso conquistata.

Non è detto che mi manchi, quindi, posso dire che non mi ha assolutamente delusa, anzi. Mi ha lasciata svuotata di lacrime, ma piena di quell’amore di cui Bianca sa scrivere con una semplicità disarmante. Penso di avervelo già detto con Un altro girono ancora, ma lo ripeto. Fatevi un regalo, leggete questo libro, questa autrice: non potrete che innamorarvene.


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Recensione: Figlie del mare di Mary Lynn Bracht

Buongiorno lettori. Ammetto di aver saltato un paio di recensioni, che prometto di recuperare, ma il libro di cui voglio parlarvi oggi è Figlie del mare di Mary Lynn Bracht.

figlie del mare cover

Titolo: Figlie del mare
Autore: Mary Lynn Bracht
Editore: Longanesi

Corea, 1943. Per la sedicenne Hana sapere immergersi nelle acque del mare è un dono, un antico rito che si trasmette di madre in figlia. Nel buio profondo delle acque, è solo il battito del cuore che pulsa nelle orecchie a guidarla sino al fondale, in cerca di conchiglie e molluschi che Hana andrà a vendere al mercato insieme alle altre donne del villaggio. Donne fiere e indipendenti, dedite per tutta la vita a un’attività preclusa agli uomini.
Nata e cresciuta sotto il dominio giapponese, Hana ha un’amatissima sorella minore, Emi, con cui presto condividerà il lavoro in mare. Ma i suoi sogni si infrangono il giorno in cui, per salvare la sorella da un destino atroce, Hana viene catturata dai soldati giapponesi e deportata in Manciuria, dove verrà imprigionata in una casa chiusa gestita dall’esercito.
Ma una figlia del mare non si arrende, e anche se tutto sembra volerla ferire a morte, Hana sogna di tornare libera.
Corea del Sud, 2011. Arrivata intorno agli ottant’anni, Emi non ha ancora trovato pace: il sacrificio della sorella è un peso sul cuore che l’ha accompagnata tutta la vita. I suoi figli vivono un’esistenza serena e, dopo tante sofferenze, il suo Paese è in pace. Ma lei non vuole e non può dimenticare…
In Figlie del mare rivive un episodio che la Storia ha rimosso: una pagina terribile che si è consumata sulla pelle di intere generazioni di giovani donne coreane. E insieme vive la storia di due sorelle, il cui amore resiste e lotta nonostante gli orrori della guerra, la violenza degli uomini, il silenzio di oltre mezzo secolo finalmente rotto dal coraggio femminile.

Ho letto questo libro per caso, grazie a Longanesi. Mi ispirava, ma probabilmente sarebbe finito nella mia immensa lista dei libri da leggere e ci sarebbe rimasto per un po’. Invece me lo sono ritrovata sul Kobo e l’ho letteralmente divorato. Sono rimasta soddisfattissima e posso dire che Figlie del mare, da qualche giorno, è entrato nell’elenco dei libri che inizierò a consigliare al mondo intero.
Figlie del mare rientra a pieno titolo in quelle che sono le ‘mie letture’, quel genere in cui mi sento a casa e che leggo sempre volentieri. I romanzi a sfondo storico, che mi fanno scoprire aspetti della storia perlopiù sconosciuti pur mantenendo una componente di storia inventata, mi fanno impazzire. Se poi sono scritti bene come questo, non posso che adorarli.

Mary Lynn Bracht, in questo romanzo, racconta – in qualche modo anche denunciando – alcuni aspetti più nascosti di quelli che sono stati gli anni della seconda guerra mondiale, e quelli successivi – in Corea. Nello specifico si concentra sulla storia di quelle che sono chiamate ‘comfort women’, cioè ragazze, solitamente molto giovani tra i 13 e i 19 anni, che venivano rapite dalle famiglie e portate in bordelli giapponesi al servizio dei soldati. La storia che sta alla base di questo romanzo è pressoché agghiacciate, lascia la pelle d’oca e si inserisce a pieno titolo nei grandi orrori di cui l’umanità si è segnata a metà del secolo scorso.

Insieme a questa parte dolorosa, troviamo anche un’altra curiosità. Sapete chi sono le haenyeo? Sono donne coreane, le cosiddette donne del mare, che da secoli si immergono nelle acque dell’isola di Jeju alla ricerca di abaloni, ricci di mare e polpi. Da più di mille anni, queste donne riescono a mantenere la loro indipendenza e a collaborare nel mantenimento della famiglia grazie al cibo che procurano e che vendono. Questa tradizione viene tramandata dalle madri alle figlie che iniziano ad immergersi giovanissime e vengono addestrate per raggiungere anche due minuti di apnea.

Ma torniamo al libro. Quella che troviamo all’interno de Le Figlie del mare non è una cronaca, un racconto di fatti accaduti. È piuttosto una storia affascinante e ben scritta, che si insinua nella testa dei lettori, che si fa amare.

I capitoli si alternano tra la Corea del 1943 e la Corea del Sud del 2011. Nei primi troviamo Hana, haenyeo sedicenne che, pur di salvare la sorellina Emi dal suo destino, si fa rapire da alcuni soldati giapponesi. Verrà poi spedita in Manciuria in una casa chiusa, al servizio dei soldati dell’esercito giapponese. Nonostante il dolore, gli sforzi e le ingiustizie subite, il suo desiderio è quello di tornare, un giorno libera. Ma soprattutto, desidera che la sua storia venga conosciuta da più persone possibili.

Nel 2011 troviamo invece una Emi ormai anziana che ancora non riesce a scendere a patti con la scomparsa, tanti anni prima, della sorella maggiore. Non ha più saputo quale sia stata la sua fine, nessuno è al corrente della sorella che le manca come fosse appena stata rapita.
Ma quando Emi si accorge che il suo tempo sta per scadere e che i suoi figli meritano di sapere, si accorge di quanto sia difficile scavare nuovamente nella memoria.
Figlie del mare ci porta con delicatezza a riscoprire una parte di storia troppo poco conosciuta, io per prima ammetto di essere stata totalmente ignorante prima di questa lettura. Eppure quello che domina il romanzo sono l’amore per la famiglia, per la propria storia. Il coraggio di queste donne di non abbattersi, di non rinunciare a sperare in una vita migliore e nella giustizia.

Vi consiglio questa lettura con il cuore. Concedegli qualche giorno – si legge rapidamente – e ne uscirete davvero con qualcosa in più. A me ha lasciato molto: dolore, consapevolezza, coraggio. Quindi fatevi un regalo, leggete Figlie del mare, immergetevi nelle pagine di Mary Lynn Bracht, fatevi catturare dalla storia di Hana e Emi, soffrite con loro. Vi assicuro che non ne rimarrete delusi.


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Recensione: The Hate U Give di Angie Thomas

Buongiorno!
La recensione di oggi è stata difficile da scrivere e la rimandavo da qualche settimana. Il libro mi è piaciuto tantissimo, ma tratta di temi complessi di cui è difficile parlare. Spero di convincervi a leggerlo perché credo sia un libro che tutti dovrebbero leggere almeno una volta.

the hate u give cover

Titolo: The Hate U Give
Autore: Angie Thomas
Link di acquisto: Amazon

Starr si muove tra due mondi: abita in un quartiere di colore dove imperversano le gang ma frequenta una scuola prestigiosa, soprattutto per volere della madre, determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli. Vive quasi una doppia vita, a metà tra gli amici di infanzia e i nuovi compagni. Questo fragile equilibrio va in frantumi quando Starr assiste all’uccisione di Khalil, il suo migliore amico, per mano della polizia. Ed era disarmato.
Il caso conquista le prime pagine dei giornali. C’è chi pensa che Khalil fosse un poco di buono, perfino uno spacciatore, il membro di una gang e che, in fin dei conti, se lo sia meritato. Quando appare chiaro che la polizia non ha alcun interesse a chiarire l’episodio, la protesta scende in strada e il quartiere di Starr si trasforma in teatro di guerriglia. C’è una cosa che tutti vogliono sapere: cos’è successo davvero quella notte? Ma l’unica che possa dare una risposta è Starr.
Quello che dirà – o non dirà – può distruggere la sua comunità. Può mettere in pericolo la sua stessa vita.
Un romanzo importante. Una voce straordinariamente autentica. Un travolgente caso editoriale.

Trovo sia sempre difficilissimo parlare dei libri che mi sono piaciuti di più. Per qualche motivo è più semplice spiegare perché un libro non mi abbia convinta piuttosto che elogiare quelli che mi hanno conquistata.

Ho iniziato a leggere “The Hate U Give” senza sapere bene a cosa stessi andando incontro. Sapevo che una marea di gente l’aveva letto e amato, ma non avevo letto recensioni e a malapena avevo letto la trama. Inutile negare che questo libro mi ha conquistata immediatamente.

L’argomento non è dei più comuni negli young adult e non è un tema facile da trattare. Starr, la protagonista, è un’adolescente come tutte le altre, con una famiglia amorevole, amiche, quella voglia di vivere ogni cosa al meglio, ma c’è un piccolo particolare che agli occhi di qualcuno la rende diversa: è di colore. In questo libro ci viene mostrato come il solo fatto di avere la pelle di un colore diverso dal “bianco” fa si che le persone vengano trattate in maniera diversa, giudicate tramite pregiudizi che non hanno motivo di esistere. Ci sono situazioni che mi rendo conto non potrò mai comprendere non essendo io di colore, ma ho amato leggere questa storia tramite gli occhi di Starr.

Quando uno dei suoi migliori amici, Khalil, viene ucciso davanti ai suoi occhi, Starr si ritrova ad un punto di svolta: rimanere in silenzio davanti all’ingiustizia subita da Khalil oppure alzare la voce contro un crimine che non può e non deve rimanere impunito. Per Starr la scelta è ancora più difficile che per chiunque altro perché vive due vite separate: una nel quartiere dove vive, con gente di colore, pericoli nelle strade e la paura di essere giudicata da chiunque non viva lì; un’altra a scuola, principalmente frequentata da “bianchi” e privata, perché i suoi genitori hanno voluto darle ogni possibilità per avere un futuro migliore.

Ho amato seguire i pensieri di Starr mentre piano piano si rende conto che tenere le due vite separate non è così semplice e forse nemmeno così giusto. Mano a mano che si va avanti con la storia, Starr capisce chi sono i suoi veri amici e qual è il suo posto. C’è una crescita incredibile in questo libro perché Starr passa dall’essere una ragazzina protetta da tutto e da tutti, soprattutto i suoi genitori, ad essere una giovane donna capace di prendere le sue decisioni e capire che al mondo niente è facile, che nessuno è privo di pregiudizi e che a volte stare in silenzio e subire non è la cosa giusta da fare.

“The Hate U Give” è scritto benissimo, con personaggi ben caratterizzati e completi che ci mostrano vari tipi di amicizia, famiglia e società. Riesce a far riflettere perché pone l’attenzione su situazioni che siamo abituati a vedere e che ci sembrano normali, ma non lo sono. È un romanzo crudo, senza peli sulla lingua, che può dare fastidio perché obbliga il lettore a fermarsi e riflettere sulle proprie azioni e i propri pensieri. È stato capace di farmi provare un insieme di emozioni incredibile, perché è a tratti divertente, a tratti molto molto triste. Fa arrabbiare, pensare, desiderare di provare l’amore dei genitori di Starr, piangere. Fa venir voglia di uscire in strada e protestare tutti insieme perché non ci siano più differenze basate sul colore della nostra pelle, sul nostro sesso, su quanti soldi abbiamo o da dove veniamo.

È un libro che consiglierei a tutti, adolescenti, adulti, genitori che poi insegnino ai figli a non avere pregiudizi, anche ai nonni. È un libro che farei leggere nelle scuole, per far nascere delle discussioni serie e attuali. Spero lo leggano sempre più persone, che quando uscirà il film lo vedano tutti, in modo da migliorarci tutti un po’ perché sono convinta che dopo questa lettura si vedano le cose in maniera diversa.

Recensione: Six of Crows di Leigh Bardugo

Buongiorno!
Oggi torno a parlarvi della Bardugo perché credo non si possa mai averne abbastanza. Il libro che vi consiglio oggi non è disponibile in italiano, ma se leggete il lingua ve lo consiglio caldamente.

six of crows cover
Titolo: Six of Crows (Six of Crows #1)
Autore: Leigh Bardugo
Editore: Henry Holt and Company
Link di acquisto: Amazon | Kobo
Goodreads

Criminal prodigy Kaz Brekker has been offered wealth beyond his wildest dreams. But to claim it, he’ll have to pull off a seemingly impossible heist:

Break into the notorious Ice Court
(a military stronghold that has never been breached)

Retrieve a hostage
(who could unleash magical havoc on the world)

Survive long enough to collect his reward
(and spend it)

Kaz needs a crew desperate enough to take on this suicide mission and dangerous enough to get the job done – and he knows exactly who: six of the deadliest outcasts the city has to offer. Together, they just might be unstoppable – if they don’t kill each other first.

 

“Six of Crows” è il primo volume della duologia omonima ambientata nel mondo dei Grisha che ci viene presentato nella trilogia “The Grishaverse” (vi ho parlato del primo libro qui).

Si può leggere la duologia senza aver letto gli altri libri della Bardugo, ma non ve lo consiglio. Si comprende tutto, ma non si capisce fino in fondo ogni dettaglio e sarebbe un peccato. L’autrice ha creato un mondo pieno di sfaccettature, che vengono svelate nel corso dei vari volumi, quindi saltando la trilogia precedente se ne perderebbero molte.

“Six of Crows” parla di sei ragazzi messi alla prova con una missione impossibile. Sono ragazzini, in piena adolescenza, ma si ritrovano ad affrontare pericoli enormi ognuno per un motivo diverso, ma tutti per cambiare la propria vita. Nessuno di loro è ricco o famoso o importante a Ketterdam, la città dove abitano. Sono ladri, spie, furfanti, ma tutti loro cercano qualcosa che possa migliorarli.

La missione è, come dicevo prima, impossibile. Ai sei ragazzi viene richiesto di irrompere nel luogo più sicuro e protetto del mondo per far “evadere” un uomo, inventore di una droga che potrebbe causare irreparabili danni.
Mi è piaciuta particolarmente la diversità tra i personaggi. Kaz, Inej, Nina, Matthias, Wylan e Jesper non potrebbero essere più diversi, eppure riescono a lavorare insieme in maniera egregia. Ho trovato molto piacevole scoprire come siano riusciti a guadagnare la fiducia l’uno degli altri gradualmente, con piccoli gesti e mi è piaciuto motlo vederli collaborare e imparare a tenere agli altri membri del loro gruppo mano a mano che passava il tempo. Persone come loro, cresciute nella malavita, abituate a guardarsi le spalle in ogni istante, devono imparare a fidarsi di sconosciuti per sopravvivere ed è un tema che ho apprezzato molto.

Nonostante l’argomento abbastanza avventuroso con elementi fantasy, l’autrice è bravissima ad inserire elementi romantici che non vanno ad appesantire la trama o a risultare stucchevoli ma che, anzi, arricchiscono la storia rendendola più completa e dinamica. Il libro ha un ritmo molto veloce, gli avvenimenti si susseguono in fretta, senza far mai rilassare né i personaggi né il lettore che si ritrova catturato da ogni singola pagina, cercando di mettere insieme i pezzi del puzzle.

La differenza principale di questo libro rispetto agli altri ambientati nello stesso mondo è il fatto che qui i Grisha non sono protagonisti. Sono essenziali, al centro della storia quasi sempre, ma non si parla solo di loro e del loro potere. In “Six of Crows” si da molto spazio a persone normali, con capacità ordinarie che però vengono utilizzate in maniera straordinaria, regalando un equilibrio eccezionale con le capacità particolari dei Grisha.

Nella mia recensione di “Shadow and Bone” avevo detto di non aver apprezzato molto l’uso della prima persona come voce narrante. In “Six of Crows”, la Bardugo sceglie di usare una terza persona e riesce perfettamente nell’impresa di far comprendere pensieri ed emozioni dei personaggi senza però condizionare mai il lettore. Decisamente una scelta azzeccata.
Consigliato a chi vuole un fantasy scritto davvero bene, in un inglese non troppo complesso e pieno di personaggi interessanti che vi sorprenderanno pagina dopo pagina.