teaser tuesday

Teaser Tuesday #139

Buona sera! In questa giornata super piena di post, vi lascio il teaser del libro che sto leggendo e di cui vi farò leggere la recensione proprio giovedì! Si tratta de La corte dei leoni di Jane Johnson. Siete curiosi? Per il momento vi dico solo che è molto intrigante e mi sta piacendo.
teaser tuesday

Nelle prime ore del mattino, entrammo nell’Albayzín, l’antico quartiere della città in cima alla collina, sull’altra sponda della gola. Là, ci aspettava Qasim, assieme a un gruppo di uomini fieri con gli elmi, le corazze e le alabarde sguainate, sulle cui lame si rifletteva l’ultimo chiaro di luna. Quando smontammo, il capitano, un omone con una grossa barba, si prostrò davanti a Momo e appoggiò la fronte sulla terra, nel gesto tradizionale di obbedienza al re. Intorno a lui, i suoi uomini lo imitarono, e persino il visir, finché in piedi non rimanemmo solo io e Momo. Lo guardai negli occhi. Sebbene fosse buio, il suo sbigottimento era palese, e si mescolava a un orgoglio bruciante. Anch’io mi inchinai.
Momo si piegò, prese il capitano per il braccio e lo pregò di alzarsi.
«Io, Musa Ibn Abul Ghrassan, consacro a te la mia spada», esclamò l’uomo con voce roca, commosso dal nobile gesto del giovane. «E giuro che non ci daremo pace finché non siederai sul trono che ti spetta, e Muley Hacen – che Dio lo maledica per gli omicidi dei miei famigliari – non sarà deposto o, ancora meglio, morto».
Dunque avevamo davanti i consanguinei dei trentasei membri del clan Banu Sarraj che Hacen, mesi prima, aveva massacrato nel salone con la cupola. Il loro sangue, caduto nella fontana, aveva macchiato per sempre il fondo di marmo. A riunirli, senza dubbio, era stato Qasim, che aveva un’aria orgogliosa e soddisfatta. Con quella mossa, stava rischiando la vita.

Capitolo 13 – La corte dei leoni di Jane Johnson

divisore dx

la corte dei leoni cover
Nei momenti più disperati, il destino può riservarti il più incredibile dei doni
Kate Fordham, in fuga dal suo passato, ha trovato riparo sotto falso nome nella bellissima città di Granada, l’antica e soleggiata città spagnola nella quale la dominazione araba ha lasciato evidenti tracce. Nel tentativo di ricostruire la sua vita, Kate lavora come cameriera in un bar all’interno dell’Alhambra, l’antica reggia del sultano. Un giorno, passeggiando in quei giardini meravigliosi, fa una scoperta insolita: nascosto in una crepa del muro di cinta c’è un rotolo di pergamena. È un manoscritto risalente a prima del 1492, l’anno della caduta di Granada, quando la città araba si arrese alla regina Isabella e al re Ferdinando d’Aragona. Sul rotolo compaiono strani simboli che riportano un messaggio proveniente da quell’epoca lontana di pericolo e disperazione. Ma è dall’amore che nasce il misterioso frammento, e la potenza di quel sentimento finirà per cambiare per sempre la vita di Kate.
A volte per arrendersi ci vuole più coraggio che per resistere

Teaser Tuesday #138

Buongiorno!
Settimana scorsa ho iniziato a leggere “Origin” e mamma mia, mi sta piacendo un sacco. Dan Brown non mi ha mai delusa e spero che questo libro continui ad essere così intrigante come lo è stato finora. Vi lascio un pezzettino del primo capitolo che spero vi incuriosirà e vi spingerà a leggere Origin.

teaser tuesday

Il professor Langdon sollevò lo sguardo verso il cane alto una quindicina di metri seduto nella piazza. Il pelo dell’animale era un tappeto vivente d’erba e fiori profumati.
“Io ce la sto mettendo tutta per trovarti bello” pensò. “Ci sto davvero provando.”
Osservò la creatura ancora per qualche istante, poi proseguì lungo una passerella sospesa e scese una larga rampa di scalini la cui superficie discontinua aveva lo scopo di costringere il visitatore ad alterare il ritmo dell’andatura. “E ci riesce benissimo” decise Langdon, rischiando di cadere per ben due volte sui gradini irregolari.
Arrivato in fondo alla scalinata, si fermò di botto, fissando l’enorme oggetto che incombeva minaccioso più avanti.
“Ora posso dire di averle viste proprio tutte.”
Davanti a lui si ergeva un ragno gigantesco, una vedova nera, le cui sottili zampe di ferro sostenevano un corpo tondeggiante a un’altezza di almeno dieci metri. Sotto l’addome del ragno era sospeso un sacco ovigero di rete metallica pieno di sfere di vetro.
«Si chiama Maman» disse una voce.
Langdon abbassò lo sguardo e vide un uomo snello in piedi sotto il ragno. Indossava uno sherwani di broccato nero e sfoggiava un paio di baffi arricciati alla Salvador Dalí al limite del ridicolo.
«Mi chiamo Fernando» proseguì l’uomo «e sono qui per darle il benvenuto al museo.» Esaminò una serie di targhette di riconoscimento posate sul tavolo davanti a lui. «Posso avere il suo nome, per favore?»
«Certamente. Robert Langdon.»
L’uomo alzò lo sguardo di scatto. «Ah, mi scusi! Non l’avevo riconosciuta, signore!»
“Faccio fatica a riconoscermi io” pensò Langdon, avanzando impacciato in frac nero con farfallino e gilet bianchi. “Sembro un Whiffenpoof.” Il classico frac di Langdon aveva quasi trent’anni e risaliva ai tempi in cui lui era membro dell’Ivy Club di Princeton ma, grazie al costante regime di nuotate quotidiane, gli andava ancora alla perfezione. Nella fretta di fare i bagagli, aveva preso il portabiti sbagliato dall’armadio, lasciando a casa lo smoking che indossava di solito in quelle occasioni.
«L’invito diceva “bianco e nero”. Spero che il frac sia adatto.»
«Il frac è un classico! Lei è elegantissimo!» L’uomo gli si avvicinò a passi svelti e gli appiccicò una targhetta con il nome sul risvolto della giacca. «È un onore conoscerla, signore» aggiunse. «Sicuramente sarà già stato da noi?»
Langdon osservò da sotto le zampe del ragno l’edificio scintillante davanti a loro. «In realtà mi vergogno a dirlo, ma non ci sono mai stato.»
«No!» L’uomo finse di cadere all’indietro. «Non è un amante dell’arte moderna?»
Langdon aveva sempre apprezzato la sfida dell’arte moderna… in particolare gli piaceva cercare di capire il motivo per cui determinate opere erano considerate dei capolavori: i quadri di Jackson Pollock realizzati con la tecnica del dripping, i barattoli di zuppa Campbell di Andy Warhol, i semplici rettangoli di colore di Mark Rothko. Detto questo, Langdon si sentiva molto più a proprio agio a discutere del simbolismo religioso di Hieronymus Bosch o delle pennellate di Francisco Goya.
«Ho gusti più classici» rispose. «Me la cavo meglio con da Vinci che con de Kooning.»
«Ma da Vinci e de Kooning sono così simili!»
Langdon sorrise, paziente. «Allora è evidente che ho parecchio da imparare su de Kooning.»
«Be’, è nel posto giusto!» L’uomo indicò con il braccio l’enorme edificio. «In questo museo troverà la miglior collezione d’arte moderna sulla terra! Spero se la goda.»
«È quello che intendo fare» rispose Langdon. «Vorrei solo sapere perché mi trovo qui.»
«Lei come tutti gli altri!» L’uomo si fece una bella risata, scuotendo la testa. «Il suo ospite è stato molto misterioso sullo scopo dell’evento di questa sera. Neppure il personale del museo sa cosa succederà. Il mistero è metà del divertimento… Girano un sacco di voci! Ci sono centinaia di ospiti dentro, molte facce famose, e nessuno ha la minima idea di cosa ci aspetti stasera!»
Langdon sorrise divertito. Poche persone al mondo avrebbero avuto la sfrontatezza di spedire degli inviti all’ultimo minuto dicendo in sostanza: “Presentati qui sabato sera. Fidati di me”. E ancora meno sarebbero riuscite a convincere centinaia di VIP a mollare tutto e a saltare su un aereo per il Nord della Spagna per partecipare all’evento.

Capitolo 1 – ORIGIN di Dan Brown

origin cover

Robert Langdon, professore di simbologia e iconologia religiosa a Harvard, è stato invitato all’avveniristico museo Guggenheim di Bilbao per assistere a un evento unico: la rivelazione che cambierà per sempre la storia dell’umanità e rimetterà in discussione dogmi e principi dati ormai come acquisiti, aprendo la via a un futuro tanto imminente quanto inimmaginabile. Protagonista della serata è Edmond Kirsch, quarantenne miliardario e futurologo, famoso in tutto il mondo per le sbalorditive invenzioni high-tech, le audaci previsioni e l’ateismo corrosivo. Kirsch, che è stato uno dei primi studenti di Langdon e ha con lui un’amicizia ormai ventennale, sta per svelare una stupefacente scoperta che risponderà alle due fondamentali domande: da dove veniamo? E, soprattutto, dove andiamo? Mentre Langdon e centinaia di altri ospiti sono ipnotizzati dall’eclatante e spregiudicata presentazione del futurologo, all’improvviso la serata sfocia nel caos. La preziosa scoperta di Kirsch, prima ancora di essere rivelata, rischia di andare perduta per sempre. Scosso e incalzato da una minaccia incombente, Langdon è costretto a un disperato tentativo di fuga da Bilbao con Ambra Vidal, l’affascinante direttrice del museo che ha collaborato con Kirsch alla preparazione del provocatorio evento. In gioco non ci sono solo le loro vite, ma anche l’inestimabile patrimonio di conoscenza a cui il futurologo ha dedicato tutte le sue energie, ora sull’orlo di un oblio irreversibile. Percorrendo i corridoi più oscuri della storia e della religione, tra forze occulte, crimini mai sepolti e fanatismi incontrollabili, Langdon e Vidal devono sfuggire a un nemico letale il cui onnisciente potere pare emanare dal Palazzo reale di Spagna, e che non si fermerà davanti a nulla pur di ridurre al silenzio Edmond Kirsch. In una corsa mozzafiato contro il tempo, i due protagonisti decifrano gli indizi che li porteranno faccia a faccia con la scioccante scoperta di Kirsch… e con la sconvolgente verità che da sempre ci sfugge.

Teaser Tuesday #137

Buongiorno lettori! Primo post della giornata, classico Teaser del martedì! Vi lascio un passaggio tratto da un libro appena finito, divorato in poco tempo. Pomeriggio troverete la mia recensione qui sul blog per festeggiarne l’uscita. Si tratta di Mille pezzi di te e di me di Sarah White.

teaser tuesday

Dovevo far passare qualche ora prima del barbecue di Gabe, così ho deciso di andare alla casa di riposo. Dopo un’ora passata a leggere per alcune signore e a guardare puntate di quiz registrate con i signori, mi sento di nuovo la vecchia me. Seduta in macchina nella via dove abita Gabe, controllo il telefono per la decima volta per assicurarmi che l’indirizzo sia giusto. Alla fine mi decido a scendere e seguo alcune ragazze sino alla porta d’ingresso. Bussano e viene ad aprire Gabe, che le fa entrare dopo aver abbracciato entrambe. Quando si volta e mi vede, il cuore mi sobbalza nel petto mentre un sorriso gli illumina il volto. Mi stringe tra le braccia per un attimo e poi mi invita a entrare.
«Vieni» dice da sopra la spalla mentre attraversa il salotto diretto sul retro della casa. «Voglio farti conoscere Maggie.» Usciamo in giardino e la musica risuona nella fresca aria serale. Ci sono almeno dieci ragazze sotto il portico, che ridono e sgranocchiano patatine e crudités. I loro occhi ci seguono mentre Gabe mi posa la mano in fondo alla schiena e mi guida verso una splendida rossa accoccolata su una sedia a sdraio in legno.
Noto subito che hanno gli stessi occhi. Lei si alza e fa un passo verso di me. «Tu devi essere Everly.» Mi abbraccia. «Io sono Maggie.»
«Piacere» rispondo, e lo è davvero. È talmente espansiva che mi mette a mio agio. «Grazie dell’invito.» I suoi occhi lasciano in fretta i miei per incontrare quelli del fratello.
«Avevo bisogno di collegare un volto al nome.» Mi elettrizza sapere che lui ha parlato di me alla sua famiglia. «Serviti pure da bere e poi spedisci mio fratello al barbecue. Stiamo morendo di fame.»
Gabe ride dietro di me e quando mi volto lo vedo con le mani alzate in segno di resa. «Vado subito» dice. Prendo una bibita dal secchio del ghiaccio e poi mi siedo su una sedia libera, assicurandomi di avere una buona visuale di lui che mette la carne sulla griglia. Maggie è lì accanto, ride per qualcosa che Gabe le ha detto e poi lo pungola su un fianco mentre cerca di girare un hamburger. È evidente quanto sono affiatati.

Capitolo 17 – Mille pezzi di te e di me di Sarah White

divisore dx

mille pezzi di te e di me cover
È l’ultimo anno di liceo quando la vita di Everly Morgan va in mille pezzi. Un idillio perfetto distrutto in un solo istante: quello in cui Everly scopre che Brady, il ragazzo che ama più di ogni altra cosa al mondo, la tradisce con la sua migliore amica. E lo fa nel modo peggiore possibile: nel parcheggio della scuola, davanti a tutti. Everly è disperata: si sente umiliata, ferita e abbandonata proprio dalle persone di cui si fidava di più. Il mondo le è crollato addosso, e lei si sente soffocare. Decisa a reagire, Everly chiede aiuto a uno psicoterapeuta. E proprio lì, nella sala d’attesa del dottore, succede qualcosa di inaspettato. Everly incontra Gabe. Lui è sexy, dolce, divertente. E soprattutto sembra l’unico al mondo in grado di capire quello che prova. Everly però non è pronta a innamorarsi di nuovo, non ora che il suo cuore spezzato ha appena ricominciato a battere.

Teaser Tuesday #136

Buongiorno!
Il mio blocco di lettura è ancora presente, ma qualche pagina qui e là sto provando a leggerla, quindi oggi vi posto l’incipit di un libro che ho scoperto grazie al Blogtour a cui partecipiamo (presto scoprirete la nostra tappa) e che sembra davvero carino.

teaser tuesday

A VOLTE I PRIMI BACI risvegliano le principesse addormentate, annullano incantesimi e introducono il lieto fine. Il mio spezzò Bale.
A sei anni Bale aveva dato fuoco a una casa. Era un paziente del Whittaker Psychiatric Institute proprio come me, ed era anche il mio solo amico. Ma c’era – lui era – anche qualcosa… di più.
Gli diedi appuntamento in un posto dove potevamo stare soli, l’unico da cui non avremmo visto i cancelli di ferro che ci tenevano prigionieri. Ma i nostri baci avrebbero avuto un limite di tempo, quello necessario ai Camici Bianchi per accorgersi della nostra scomparsa.
Bale si presentò all’incontro nell’angolo più buio del corridoio, esattamente come sapevo che avrebbe fatto. Lui sarebbe venuto con me ovunque.
All’inizio fummo un po’ goffi. Io avevo gli occhi aperti, lui non si era chinato abbastanza su di me. E poi non ci fu più niente di goffo. Le sue labbra erano calde e quel calore mi travolse. Sentii il cuore pulsarmi nelle orecchie. Mi sporsi verso di lui e avvertii il suo corpo contro il mio. Quando finalmente ci separammo, tornai a poggiare il peso sui talloni alzando gli occhi sul suo viso. Mi accorsi di sorridere. E io sorridevo davvero di rado.
«Mi dispiace, Snow» mi disse guardandomi.
Non capii. Stava scherzando?
«È stato perfetto» dichiarai. Non ero un tipo sentimentale, ma non intendevo permettergli di prendere quella cosa alla leggera. Per niente.
Gli diedi una spintarella affettuosa.
«Ora ho capito che cosa sei» continuò, poi mi afferrò la mano e la strinse con un po’ troppa forza.
«Bale…» Qualcosa mi schioccò nel palmo e un dolore acuto corse su per il polso e il braccio. Lanciai un grido, ma lui continuava a fissarmi, la presa e lo sguardo improvvisamente freddi e inflessibili.
Per niente da principe.
Ci vollero tre infermieri per costringerlo a lasciarmi andare il polso, che in seguito seppi essersi rotto in due punti.
Mentre lo portavano via, attraverso le finestre a doppi vetri del corridoio notai che stava nevicando. Era maggio, troppo tardi per la neve. Ma lì eravamo nella parte settentrionale dello Stato di New York ed erano successe cose ben più strane. La neve aderiva ai vetri e si scioglieva. Toccai la finestra fredda. Se le cose fossero andate in maniera diversa, la neve sarebbe stata lo sfondo perfetto a un momento perfetto. E invece lo aveva reso decisamente pessimo.
E poi Bale fu imbottito di farmaci. Toccò anche a me, dopo che mi impedirono di vederlo. Al Whittaker era il protocollo standard per chi non si liberava mai dei suoi amici immaginari, per chi dava la caccia ai sogni e per chi viaggiava nel tempo, per chi praticava l’autolesionismo e per chi non mangiava o non dormiva. E nel mio caso, per chi a cinque anni aveva cercato di attraversare uno specchio. Porto ancora in faccia, sul collo e sulle braccia le cicatrici provocate dalle schegge di vetro, anche se adesso sono sbiadite e sembrano sottili linee bianche. Immagino che anche Becky, la figlia dei vicini che mi ero tirata dietro attraverso lo specchio, le abbia ancora.
Il dottor Harris disse che sotto il letto di Bale avevano trovato delle pillole. Non aveva preso le medicine. Non era riuscito a evitare quello che mi aveva fatto.
Dubitavo fosse proprio la verità, ma non mi importava. Le ossa rotte erano una cosa temporanea. Quello che mi rimase fu quel primo bacio perfetto. E lo shock provocatomi dalle sue parole.
Era successo un anno prima, e da allora Bale non aveva più parlato.

Prologo – LA LADRA DI NEVE di Danielle Paige

la ladra di neve cover

Per sedici, lunghi anni Snow ha vissuto rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Ma di una cosa è sempre stata certa: lei non è mai stata pazza. Ogni notte, incontra nei suoi sogni un uomo bellissimo e misterioso che la incita a fuggire e a scoprire la verità sul suo passato. Finalmente, grazie all’aiuto del suo unico amico Bale, Snow riesce a fuggire dall’ospedale e a rifugiarsi in un bosco poco lontano. Qui il confine tra sogno e realtà diventa presto labile, finché Snow si ritrova in un altro mondo. Un mondo dove ogni cosa è di ghiaccio. È Algid, il Regno di Neve. Tra terribili inganni, fughe rocambolesche e amori impossibili, Snow scopre un segreto antico: è lei l’erede al trono di Algid, figlia di un tiranno disposto a ucciderla pur di preservare il potere. Ma adesso che Snow ha ritrovato se stessa reclama ciò che è suo, e per averlo è pronta a combattere.

1 2 3 34