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WWW Wednesday #22

Buongiorno lettori!
Cosa state leggendo di bello in queste giornate finalmente estive? Siete in vacanza? State studiando per gli esami o lavorate?

Letto

In lettura

Da leggere

Ho finito di leggere La mia estate indaco di cui trovate la recensione qui. Sto leggendo Amore imprevisto di Chiara Venturelli, che scrive romance che adoro. Andrew e Julia mi stanno conquistando. Rimane da leggere Il silenzio delle nostre parole come avevo detto settimana scorsa.

Letto

In lettura

Da leggere

WWW identico alla scorsa settimana, perché Piccola Sicilia di Daniel Speck ha la bellezza di quasi 600 pagine e io davvero non ho tempo di leggere. Con dei weekend così bellissimi, chi ha voglia di stare in casa? Prossima lettura, mantengo Matrimonio di convenienza di Felicia Kingsley anche se, come settimana scorsa, non sono sicura che sarà effettivamente lui la prossima lettura.

Review Party: La mia estate indaco di Marco Magnone

Buongiorno lettori!
Oggi esce “La mia estate indaco” di Marco Magnone, che mi è stato gentilmente offerto da Mondadori Ragazzi per questo Review Party. Sono molto contenta di aver avuto l’opportunità di leggerlo in anteprima.
Se deciderete di leggerlo, fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate. Sono curiosa di parlarne con voi.

la mia estate indaco cover
La mia estate indaco
di Marco Magnone
Editore:

Mondadori Ragazzi

~
Pagine:
280
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Uscita:
11 giugno 2019
~
Link:

Amazon

,

GoodReads

Viola ha quattordici anni e custodisce un segreto legato al giorno peggiore della sua vita, che lei chiama il Giorno in Cui Ho Toccato Il Fondo. Finora ha sempre passato le vacanze in montagna, in roulotte con i suoi adorati nonni e in compagnia della sua migliore amica. Quest’anno però il nonno è in ospedale e Viola si è appena trasferita con i genitori in una città di provincia dove non conosce nessuno e la vita è grigia anche in pieno agosto. Si preannuncia un’estate da dimenticare, ma un pomeriggio tutto cambia, quando Viola si imbatte in un gruppo di ragazzi e ragazze che giocano a pallavolo e che potrebbero diventare i suoi nuovi amici. Tra loro c’è l’indecifrabile e magnetico Indaco, che sembra nascondere molti misteri e ben presto spinge Viola a sfidare le regole, costringendola a superare le sue più grandi paure.

Prima di iniziare la recensione, mi sembra doveroso fare una piccola premessa. Il target di questo libro è molto giovane, i protagonisti infatti devono ancora iniziare il liceo. Per quanto io sia una persona che apprezza gli young adult e in generale i libri per ragazzi, di anni non ne ho più quattordici (non so se per fortuna o meno), quindi alcune cose non sono riuscita a sentirle mie durante la lettura. Non significa che per altre persone, magari più giovani, sia lo stesso, quindi prendete ogni mia considerazione valutando la questione dell’età dei protagonisti vs l’età di chi legge. Detto questo, iniziamo.

Non avevo mai letto nulla di Magnone e me ne pento amaramente, perché la prima cosa positiva che mi viene in mente se ripenso a questa lettura è proprio la scrittura dell’autore. Semplice, coinvolgente, descrittiva al punto giusto da non annoiare, ma sicuramente più elaborata di quanto non ricordassi da altri libri dello stesso genere. Ho amato ogni singola parola sui pensieri di Viola, la protagonista, ogni descrizione dei suoi stati d’animo e di ciò che le passava per la mente.

Mi ha stupito incredibilmente vedere come Magnone sia riuscito a immedesimarsi così bene in una ragazza quattordicenne e renderla reale. Per un attimo mi sono sentita catapultata indietro di dieci anni e ho ricordato insieme a Viola quanto cambiare routine estiva fosse bruttissimo, di quanto ingiuste sembrassero le scelte dei miei genitori e di quanto andassero contro le mie, di quanto terribili sembrassero alcuni momenti e di quanto impotenti ci si può sentire davanti ai grandi ostacoli che la vita ci pone davanti.

Più di una volta avrei voluto poter entrare nel libro e raccontare a Viola che ci sono momenti che ti faranno sentire malissimo, come il suo Giorno in Cui Ho Toccato Il Fondo, ma che la gente ha la memoria breve e che non vale la pena rovinarsi per una figuraccia. Allo stesso modo le direi che non è l’unica a sentirsi incompresa e sola e quello magari non cambierà, ma si impara a gestire le situazioni come si può, adattandosi, facendo amicizia con nuove persone, accettando che non tutto può rimanere sempre uguale.

Sulla storia in sè ho poco da dire perché non succedono eventi straordinari. Ammetto che non è una storia che ricorderò fra qualche tempo, ma l’ho trovata piacevole sul momento. Viola ha un’estate intera per scoprire nuove cose su sè stessa e lo fa grazie ad alcuni amici conosciuti durante un pomeriggio a inizio estate e grazie, soprattutto, a Indaco, un ragazzo così misterioso e strano che la porterà a sfidare i limiti che si era posta e a crescere come persona. Mi sarebbe piaciuto conoscere di più sugli amici di Viola e sui loro pensieri e le loro dinamiche, ma non ci viene data l’occasione perché rimangono sempre molto sullo sfondo delle vicende.

Indaco è un personaggio più presente, ma estremamente vago. Non si sa nulla di lui e quando qualcosa inizia a trapelare dalle sue parole o dai suoi gesti e si scopre alla fine che cosa nasconde, non si sa se essere sollevati o delusi dalla scoperta. Ammetto che se fosse andata come immaginavo, la storia avrebbe virato verso toni molto molto più oscuri e delicati, quindi forse preferisco la scelta dell’autore, che però è stata un pelo deludente per i miei gusti.

Viola è un personaggio con cui ho avuto molto in comune nella mia adolescenza, ma che si è rilevata molto più estroversa e determinata a migliorare la sua estate. Io sarei rimasta in giardino a leggere, altro che giocare a pallavolo con gente sconosciuta. Una Mon quattordicenne, leggendo questo libro, forse si sarebbe convinta ad alzarsi dal divano e provare qualcosa di diverso per un giorno. Non ho apprezzato molto alcune scelte di Viola fatte alla fine del libro, ma mi è piaciuto molto il suo percorso durante i mesi estivi.

La mia estate indaco è un libro che vi consiglio se riuscite a immedesimarvi in una ragazza molto giovane o almeno a ricordare come eravate voi a quell’età, in modo da poter riflettere. Lo consiglio anche come regalo a ragazze e ragazzi  intorno all’età di Viola, che sicuramente apprezzeranno un libro che magari non ha una storia che rimane impressa per anni, ma che regalerà qualche ora piacevole e un po’ di voglia di migliorare e cambiare.

Letture del mese: Maggio 2019

mon firma

Titolo: Matrimonio di convenienza
Autore: Felicia Kingsley
Genere: Romance
Pagine: 353
 
Goodreads | Amazon
 
Titolo: Un caso speciale per la ghostwriter (Vani #5)
Autore: Alice Basso
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 384
 
Goodreads | Amazon
 
Titolo: Un altro giorno ancora
Autore: Bianca Marconero
Genere: Romance
Pagine: 320
 
Recensione | Goodreads | Amazon
 
Titolo: Ogni piccola cosa interrotta
Autore: Silvia Celani
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 283
 
Recensione | Goodreads | Amazon
 
Titolo: Un maledetto lieto fine Un maledetto lieto fine #1)
Autore: Bianca Marconero
Genere: Romance
Pagine: 384
 
Recensione | Goodreads | Amazon
 
Titolo: The Falconer (The Falconer #1)
Autore: Elizabeth May
Genere: Fantasy
Pagine: 378
 
Goodreads | Amazon
 

 
divisore dx

 

kiafirma

Titolo: Isola di neve
Autore: Valentina D’Urbano
Genere: Romance
Pagine: 500
 
Recensione (di Mon) | Goodreads | Amazon
 
Titolo: Lena e la tempesta
Autore: Alessia Gazzola
Genere: Romance
Pagine: 192
 
Recensione a breve | Goodreads | Amazon
 
Titolo: Ninfa Dormiente (Teresa Battaglia #2)
Autore: Ilaria Tuti
Genere: Thriller
Pagine: 480
 
Recensione | Goodreads | Amazon
 
Titolo: Tante stelle qualche nuvola
Autore: Mattia Ollerongis
Genere: Romance
Pagine: 287
 
Recensione a breve | Goodreads | Amazon
 

Ogni piccola cosa interrotta: incontro con Silvia Celani

Buongiorno lettori!
Come saprete se ci seguite su Instagram, qualche settimana fa ho avuto l’opportunità di incontrare Silvia Celani, insieme ad altri blogger. L’autrice ha risposto a tante domande relative a questo suo primo romanzo, di cui già vi avevo parlato qui.
Qui sotto vi riporto alcune domande e relative risposte, in modo che possiate conoscere anche voi qualcosa di più sul romanzo e su Silvia.

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Come è nato questo romanzo?

È stato un lampo. Una suggestione. Si potrebbe pensare che sia nato tutto da Vittoria, essendo lei la protagonista, invece l’idea è nata da Ion, che è ispirato ad una persona reale incontrata in un bar reale. Insieme a lui è poi nata Vittoria, due facce della stessa medaglia.

Ho scritto le prime trenta pagine di getto e poi mi sono fermata per chiedermi effettivamente cosa stessi scrivendo. Vittoria è entrata prepotentemente nella mia testa, ma non la conoscevo, non era un personaggio che avevo programmato e costruito, quindi ho dovuto imparare a conoscerla.

Qual è stato il personaggio più difficile di cui scrivere?

Sicuramente la madre, che è stata un personaggio chiave nella storia di Vittoria. Lei, con la sua mancanza di amore, ha reso Vittoria quello che è e l’ha spinta poi a cercare di migliorare e di scoprire la verità. È stata difficile sia a livello caratteriale, sia fisicamente e nei movimenti. Descrivere l’immobilità di questa donna in cui c’è tantissimo rancore è stato davvero complicato.

È stato più difficile portare avanti il rapporto tra Vittoria e Ion o quello tra Vittoria e la Dott.ssa? Sono due percorsi diversi, ma molto paralleli..

Sono le uniche due persone sincere con Vittoria. Quelle persone che incontri lungo la tua strada che ti servono perché ti dicono che stai sbagliando anche quando non vuoi sentirtelo dire. Il rapporto tra la Dott.ssa Rosario e Vittoria mi è venuto molto semplice. Con Ion c’è stato qualche momento di difficoltà in più perché Vittoria prende sempre il sopravvento. Era difficile non farlo soccombere. Dopo un po’ abbiamo trovato un equilibrio però.

Quanto c’era di te in Vittoria e come è cambiata questa cosa nel corso del tempo?

Vent’anni fa avremmo avuto molte cose in comune, soprattutto a livello di carattere. Ci accomuna la tendenza al voler essere perfetta rispetto a degli standard che non sono in grado di renderti felice, ma che senti di dover rispettare per farti accettare. In questo senso vent’anni fa ci saremmo assomigliate parecchio. Abbiamo poi avuto diversi percorsi, ma alla fine lo sviluppo del romanzo mi ha permesso di crescere insieme a lei. Mi ha permesso di focalizzarmi su alcuni cambiamenti della mia vita. Siamo anche tanto diverse però.

Il tema dell’interruzione è qualcosa che fa parte o ha fatto parte della tua vita o è qualcosa di legato a questo romanzo e basta?

Ho sempre pensato che ogni dolore di una persona nasca da un’interruzione, da una cosa che non hai portato fino in fondo o che sei riuscita a spiegarti. Da qualcosa che non si è conclusa. Vittoria è nata con un dolore già presente, il lutto vissuto quando era bambina. Non è tanto il lutto però che segna una persona, è quello che non si è detto o fatto in una determinata situazione il problema.

Nel mio caso personale, la scrittura è qualcosa che mi porto dietro fin da bambina. Era il mio sogno e mia madre ne era terrorizzata, diceva “Non è un lavoro”. Ho trovato un altro lavoro, ma una volta che i miei bambini sono diventati grandi e ho trovato un po’ di tempo per me stessa ho deciso di riprendere in mano quel sogno lasciato indietro. Ho capito che la vita è oggi, che posticipiamo sempre tante cose, ma se qualcosa ci piace lo dobbiamo fare ora. Quindi mi sono detta ok, mi siedo e ci provo. Questo, della scrittura, era un sogno interrotto, qualcosa che avevo lasciato appeso e l’ho ripreso ora che sono passati tantissimi anni. Quindi la necessità di non lasciare niente di interrotto mi ha spinta a provarci e a non privarmi di una cosa meravigliosa per la paura di non riuscire. È difficile dimenticarsi di quella vocina che ci dice che non saremo mai abbastanza, che ci sarà sempre qualcuno più bravo di noi, ma basterebbe accettarci per quello che siamo. Non serve essere sempre perfetti, a volte basta metterci tutto l’impegno che si ha e si ottiene comunque quello che si era desiderato.

La copertina come è nata? Perché una tazza e non un carillon?

È la tazza che fa cadere durante la festa nella villa a Viterbo ed è il momento in cui lei, attraverso il suono della tazza che si rompe, inizia a ricordare. Per me, personalmente, ci sono due ‘macchine’ che mettono in modo i ricordi e sono odori e suoni. Ci sono dei rumori che mi ricordavo dei momenti precisi della mia vita e quando ho pensato alla cosa che poteva innescare il ricordo del padre ho pensato alla tazza, essendo lo stesso tonfo che fa il carillon quando cade.

Chi è stata la prima persona a leggere il tuo libro?

La prima persona che ha letto il mio libro è stato un mio carissimo amico, del liceo addirittura con cui non mi sentivo da ben vent’anni. Ci siamo trovati su Facebook, ho capito che stava scrivendo qualcosa e siccome stavo scrivendo abbiamo deciso di darci una mano leggendo uno le cose dell’altro. All’inizio avevo bisogno di sapere che qualcuno mi avrebbe letto, per rimanere costante e continuare a scrivere. Quando gli ho mandato le prime pagine di questo romanzo si è arrabbiato tantissimo perché lui è una persona precisissima e diceva che avrei dovuto finire prima l’altro libro che stavo scrivendo. Quando poi ha letto le pagine ha cambiato idea e mi ha esortato a finire quello che poi è diventato ‘Ogni piccola cosa interrotta’.


Ringrazio Garzanti per l’opportunità di incontrare l’autrice di “Ogni piccola cosa interrotta” in un luogo bellissimo tra l’altro e ringrazio Silvia Celani per la gentilezza e le risposte che ci ha dato.